• Solo tra il 2016 e il 2017 il valore del patrimonio totale delle casse è aumentato di 5,3 miliardi (il 6,6% in più). Una buona notizia, visto l’andamento del mercato del lavoro che predilige il precariato e dunque il proliferare di contratti poco remunerativi. I più «esterofili» sono i fondi pensione: hanno puntato sul Pil tricolore 38,3 miliardi di euro, mentre gli investimenti non domestici hanno raggiunto quota a 79,5 miliardi.
  • Nonostante le prestazioni offerte nel 2017, nelle tasche dell’Enpam (medici) sono rimasti 998 milioni di euro, una cifra che distacca di gran lunga il secondo istituto in classifica. La cassa forense che si prende cura delle pensioni degli avvocati ha chiuso l’anno passato con un saldo positivo per 659 milioni di euro.
  • In difficoltà ci sono i geometri e soprattutto i giornalisti. Ogni 100 euro che l’Inpgi incassa da contributi ne spende 132,5 per pagare le pensioni, per tutte le altre prestazioni e per le spese di gestione.

Lo speciale contiene tre articoli.

Se ne parla poco. Sembrano rappresentare solo una questione per addetti ai lavori. Ma le casse professionali sono di fatti i salvadanai dei professionisti italiani. Casseforti che investono il denaro dei lavoratori con l’obiettivo di poter offrire loro un futuro migliore. La Covip, la Commissione di vigilanza dei fondi pensione, ha presentato il «Quadro di sintesi» sui dati relativi al patrimonio delle Casse professionali e alla loro gestione finanziaria al 31 dicembre 2017.

La buona notizia è che, in media, le casse professionali hanno visto il loro patrimonio salire negli ultimi anni. Solo tra il 2016 e il 2017 il valore del patrimonio totale delle casse è aumentato di 5,3 miliardi (il 6,6% in più). Una buona notizia, visto l’andamento del mercato del lavoro che predilige il precariato e dunque il proliferare di contratti poco remunerativi sia in termini economici che previdenziali.

Eppure dal 2011 al 2017, le attività totali delle Casse sono cresciute complessivamente del 53,2% (da 55,7 a 85,3 miliardi di euro).

Certo, non tutte le casse sono uguali. Circa il 73% delle risorse complessive del settore fa capo a cinque istituti: l’Enpam, l’ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri, Inarcassa, la cassa nazionale di previdenza e assistenza di ingegneri e architetti liberi professionisti, la Cassa dottori Commercialisti e Enasarco, quella che tutela gli agenti di commercio.

Ovviamente le differenze sono riconducibili alle caratteristiche economiche, sociali e demografiche delle diverse platee di riferimento, ma si può affermare che la maggior parte degli enti godono di buona salute. Il problema è che sulla dinamica di crescita dell’attivo incidono i contributi raccolti e le prestazioni erogate: la differenza tra i primi e le seconde è positiva per tutte le Casse ad eccezione dell’Inpgi (il calcolo interessa solo la parte che riguarda i giornalisti assunti e non i freelance che fanno riferimento alla cosiddetta Inpgi 2) e della Cassa geometri. In questi due casi i servizi erogati hanno superato i contributi dei professionisti.

Ma come investono questi enti i soldi dei contribuenti? Gli investimenti immobiliari, 19,4 miliardi di euro nel 2017 (19,1 nel 2016), si sono ridotti in percentuale negli ultimi due anni dell’analisi (22,7% contro il 23,8 del 2016); tra le diverse componenti, l’incidenza delle quote di fondi immobiliari (pari al 16,1%) è in leggero aumento, mentre diminuisce quella degli immobili detenuti direttamente (dal 7,3 al 6%).

Per queste istituzioni l’investimento obbligazionario resta preponderante. Gli investimenti in titoli di debito, 31,2 miliardi (27,9 nel 2016) costituiscono il 36,6% dell’attivo, registrando un aumento di 1,7 punti percentuali rispetto al 2016; tra le diverse componenti, gli investimenti diretti in bond complessivamente scendono passando dal 24,4 al 22,4%, ma aumenta dal 10,5 al 14,3% la componente obbligazionaria investita nei fondi obbligazionari;

In crescita anche gli investimenti azionari: 14,8 miliardi di euro (13,3 nel 2016) formano il 17,3% dell’attivo (16,6 nel 2016); tra le diverse componenti, restano sostanzialmente stabili gli investimenti diretti, mentre si registra un aumento dal 7 al 7,8% della componente azionaria nei fondi.

Le casse professionali (suddivise tra enti di previdenza e fondi pensione di categoria) investono il loro tesoretto anche nell’economia reale, maggiormente fuori dall’Italia. Gli investimenti domestici degli enti di previdenza ammontano a 34,4 miliardi di euro, mentre gli investimenti non domestici si attestano a 36,9 miliardi. Ancora più «esterofili» i fondi pensione: hanno investito nell’economia italiana 38,3 miliardi di euro, mentre gli investimenti non domestici hanno raggiunto quota a 79,5 miliardi.

In linea di massima, dunque, il sistema delle casse previdenziali funziona. Questi enti riescono a raccogliere e a reinvestire i contributi dei loro iscritti offrendo un effettivo per gli associati e, in molti casi, mostrando una salute decisamente migliore dell’Inps che ha chiuso il bilancio 2017 con un buco da 6,3 miliardi.


INFOGRAFICA


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