- La Commissione spinge sulla direttiva: ristrutturazioni a carico dei Paesi, il Consiglio non ci sta. Sarebbe peggio del Superbonus.
- Gianluca Caramanna, collaboratore di Daniela Santanchè e imprenditore alberghiero: «Testo quasi pronto». I proprietari dovrebbero stravolgere l’immobile in pochi giorni.
Lo speciale contiene due articoli.
Il paradosso è che più i governi nazionali prendono le distanze dalla direttiva sulle case green che impone tappe «utopistiche» per la riqualificazione energetica del parco immobiliare europeo, più Bruxelles accelera. E così mentre rimbalzava la notizia di due triloghi – gli incontri tra Commissione, Consiglio e Parlamento – consecutivi, il 6 (già si sapeva) e il 12 ottobre (convocato a sorpresa), il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, e la collega all’edilizia Klara Geywitz mettevano in guarda dai rischi per la pace sociale della normativa Ue. Il paradosso nel paradosso è che più si va avanti nella discussione è più vengono fuori le distanze tra le varie istituzioni continentali. Perché è verissimo che si sta cercando in tutti i modi di trovare dei compromessi, ma è altrettanto chiaro che negli ultimi giorni si sono consumati un paio di vertici preparatori, in vista del trilogo, che comunque hanno acceso gli animi. Protagonisti i funzionari che lavorano dal punto di vista tecnico ma con indicazioni politiche ben precise. Dai meeting traspaiono le difficoltà a individuare punti di contatto, per esempio, sull’articolo 9, sulla carta il più discusso perché fissa le tappe e quindi i tempi del passaggio del parco immobiliare da una classe energetica all’altra. Per esempio: gli edifici non residenziali devono raggiungere la classe E entro il 2027, mentre per quelli residenziali c’è tempo fino al 2030. Altri tre anni poi sono stabiliti per il passaggio alla D, mentre dead line ancora diverse vengono fissate per gli immobili di proprietà pubblica.
Dalle notizie raccolte dalla Verità emerge per esempio che sulle scadenze è in atto uno scontro tra parlamento e Consiglio. Il primo ritiene fondamentale indicare una tempistica precisa per il raggiungimento delle varie classi energetiche con modalità lineari e quindi uguali per tutti, mentre il Consiglio (premier e presidenti degli Stati membri) ritiene che il sistema debba fissare maggiori differenziazioni a seconda delle caratteristiche dei Paesi o delle aree geografiche. Non solo. Perché una diversificazione andrebbe individuata anche in relazione ai livelli di consumo di energia dei singoli immobili. Un esempio del controsenso: secondo l’attuale normativa un piccolo immobile non residenziale, in classe G, che magari è usato solo per poche ore alla settimana e quindi consuma pochissimo, dovrebbe essere ristrutturato, mentre un ipermercato, in classe D, con consumi molto elevati, non sarà obbligato a farlo. Com’è possibile?
Altro punto di disaccordo sull’articolo 15 (incentivi finanziari e barriere di mercato). Come si finanzia la direttiva? Dove si prendono le risorse per i lavori di riqualificazione? La competenza è, ovviamente, dei ministri delle Finanze dei singoli Paesi, e tra i vari strumenti messi sul tavolo ci sono il Pnrr e i fondi di coesione. Fatto sta che il confronto si è accesso sul paragrafo 1 bis, primo comma, per quanto riguarda il compito delle finanze pubbliche di farsi carico dei costi per la ristrutturazione delle case delle famiglie fragili. Il Consiglio vuole una formulazione meno diretta e vincolante rispetto a quella proposta dalla Commissione. Del resto basti pensare a quello che sta succedendo in Italia con il Superbonus 110% e al peso che sta avendo sul bilancio pubblico. Perché è chiaro che quando si parla di edilizia si tocca un tasto molto delicato e che una volta innescato il meccanismo all’interno dei singoli Paesi, diventa difficilissimo fermarlo.
I motivi di attrito sono evidenti, ma questo non vuol dire che non si andrà avanti a trattare e che l’obiettivo non sia quello di trovare la quadra. Tant’è vero che il Consiglio ha proposto un altro incontro tecnico, la prossima settimana, il 29 settembre. «Siamo fortemente preoccupati per le notizie che giungono da Bruxelles», sottolinea il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, «l’improvvisa accelerazione dei lavori del trilogo e la fissazione di una riunione senza limiti di orario e finalizzata alla conclusione dell’esame del testo non ci fa presagire nulla di buono. Ci appelliamo al nostro governo perché respinga al mittente un’iniziativa legislativa che per l’Italia sarebbe devastante».
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