Tagli alle tasse di 14 milioni di italiani. Per l’ex Mr Fisco è un grosso sbaglio
Ernesto Maria Ruffini (Ansa)
Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle entrate, spara a zero sulla legge di Bilancio.

Ernesto Maria Ruffini era un po’ sparito dai radar: l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, indicato qualche mese fa prima come possibile federatore del centrosinistra, poi come leader di un nuovo partito di centro alleato dello stesso centrosinistra, è stato superato nella gara a chi dovrà guidare questa Margherita 2.0 (per ora senza petali) sia da due sindaci, Silvia Salis di Genova e Gaetano Manfredi di Napoli, che dall’assessore capitolino Alessandro Onorato. Iniziative, interviste, eventi, quella Casa Riformista di Matteo Renzi che cerca di tenere dentro questi protagonisti: Ruffini era un po’ che non si faceva sentire. E così, ieri, ha scelto il quotidiano Avvenire per vergare un editoriale fluviale. A proposito di fisco, scrive Ruffini, «servirebbe una riforma organica, capace di restituire trasparenza e fiducia al patto fiscale. Il governo, invece, ha scelto la più classica delle scorciatoie, quella di provare ad abbassare le tasse, anche se solamente al ceto medio. Ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi tra 28 e 50.000 euro. Una misura che riguarda circa 13,6 milioni di contribuenti, con un risparmio medio annuo di 200 euro. Il costo per lo Stato è di quasi 3 miliardi l’anno: non una tantum, ma un impegno permanente. Di fronte a una spesa simile, la domanda da farsi dovrebbe essere: è davvero questo il modo migliore di impiegare 3 miliardi ogni anno». Ridurre le tasse a quasi 14 milioni di contribuenti, per Ruffini, è sbagliato. Va bene, e quindi cosa avrebbe dovuto fare il governo nella legge di Bilancio, con questi 3 miliardi? «Si potrebbe decidere di cambiare il volto di un intero settore del Paese. Ad esempio», suggerisce Ruffini, «potremmo finalmente aumentare gli stipendi dei docenti italiani, per portarli in linea con quelli degli altri Paesi d’Europa per investire davvero sul nostro futuro, e investire in scuole sicure, moderne, inclusive. Oppure potremmo sostenere l’innovazione e la transizione industriale, che oggi ci vedono in grave in ritardo. Stellantis ha prodotto nei primi 9 mesi del 2025 oltre il 30% di auto in meno in Italia, mentre le auto elettriche cinesi dominano ormai il mercato globale». Al di là del fatto che gli stipendi dei docenti il governo Meloni li ha aumentati riducendo il cuneo fiscale, con tutto il rispetto per la innegabile competenza di Ruffini, con 3 miliardi di euro è veramente difficile immaginare di sostenere l’innovazione e la transizione industriale. Ruffini tende anche una mano alla Cgil di Maurizio Landini, tirando in ballo il fiscal drug: «A causa dell’inflazione», scrive ancora, «gli stipendi sono cresciuti solo sulla carta, ma hanno finito per essere tassati di più e così i lavoratori si ritrovano in tasca meno di prima». Ruffini, col suo movimento Più Uno, vuole essere della partita: è pronto a sfidare gli altri concorrenti al festival degli aspiranti leader del partitello di centro che dovrebbe consentire al campo largo di competere con il centrodestra. Ieri mattina poi, durante una iniziativa pubblica, Ruffini è stato più esplicito: «Stiamo cercando di costruire nel centrosinistra una comunità», sottolinea, «e il modo in cui lo si farà lo vedremo per strada altrimenti sarebbe la mia ricetta offerta agli altri. C’è l’ambizione di fare politica e contribuire», aggiunge Ruffini, «quello che succederà dopo lo decideranno i cittadini. Se il Pd si rifugia solo a sinistra lascia uno spazio abbandonato». Come si sceglie il leader del centrosinistra? «Credo che le primarie siano lo strumento migliore», sottolinea Ruffini, «ma primarie di contenuti altrimenti è solo talent show». Dunque almeno una cosa è cristallina: anche per Ruffini, Elly Schlein non è la candidata naturale a Palazzo Chigi delle opposizioni. Per scegliere l’avversario di Giorgia Meloni, occorrerà sfogliare i petali della margherita, sempre che fino al 2027 ne resti qualcuno.

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