Pil italiano sopra le attese nel 2025. E disoccupazione ai nuovi minimi
Giancarlo Giorgetti (Ansa)

Nel quarto trimestre 2025 il Pil italiano è salito dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% in termini tendenziali. L’andamento ha portato la crescita media del 2025 a +0,7% rispetto al 2024, nonostante tre giornate lavorative in meno.Il dato è importante perché nel confronto con il documento programmatico di finanza pubblica di ottobre la crescita reale del 2025 era indicata a +0,5%.

In concreto, la spinta dell’economia appare relativamente diffusa: l’Istat segnala una crescita in tutti i principali comparti, con un contributo più evidente di agricoltura e industria. Dal lato della domanda, il profilo è più sbilanciato: la componente nazionale (al lordo delle scorte) ha contribuito positivamente, mentre la domanda estera netta ha inciso negativamente. In sostanza, la chiusura d’anno poggia più su consumi e investimenti domestici che su un traino del commercio estero. Il segno meno dell’estero netto indica che nel 2026 un recupero dell’export, o una minore pressione delle importazioni, sarà cruciale: affidarsi solo alla domanda interna rende la crescita più fragile. Non poco.

Guardando al 2026, la «variazione acquisita» è +0,3%: se dunque in tutti i trimestri 2026 il Pil registrasse crescita nulla, l’anno chiuderebbe comunque a +0,3% nella media. Nel Dpfp l’obiettivo programmatico è +0,7%: per colmare i quattro decimi mancanti serve dunque una dinamica congiunturale aggiuntiva che, in ordine di grandezza, equivale a circa +0,1% a trimestre lungo l’anno.

La situazione dell’economia italiana, insomma, appare moderatamente incoraggiante e questo si riflette anche sul mercato del lavoro. Anche se non è oro tutto quello che luccica. A dicembre 2025 gli occupati sono diminuiti di 20.000 unità (-0,1%) e il tasso di occupazione è sceso al 62,5%. Il vero problema resta quello dell’inattività, salita al 33,7% (+31.000). La disoccupazione complessiva è invece calata al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004, ma quella giovanile è risalita al 20,5% (+1,4 punti).

Il calo mensile dell’occupazione ha riguardato soprattutto uomini, dipendenti a termine e le classi tra 25 e 34 e tra 35 e 49 anni. I disoccupati sono invece diminuiti tra donne e professionisti di oltre 25 anni, mentre sono cresciuti tra uomini e lavoratori tra i 15 e i 24 anni. Sul quarto trimestre rispetto al precedente gli occupati sono cresciuti dello 0,3% (+74.000), le persone in cerca di lavoro sono scese del 5,3% (-81.000) e gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono cresciuti dello 0,3% (+34.000).

Nel confronto annuo, l’occupazione è aumentata di 62.000 unità (+0,3%), anche se ne è cambiata la composizione: cresciuti i dipendenti permanenti (+161.000) e gli autonomi (+147.000), mentre sono scesi i dipendenti a termine (-245.000). Rispetto a dicembre 2024, le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 229.000 unità (-13,8%) e gli inattivi 15-64 sono saliti di 163.000 unità (+1,3%).

La fotografia di fine 2025 è insomma coerente con un’economia che rallenta senza fermarsi: crescita positiva ma «bassa» e occupazione che, nel saldo annuo, si sposta verso posizioni più stabili. Il banco di prova del 2026 è trasformare l’aumento dello 0,3% in un sentiero vicino allo 0,7% senza far crescere ulteriormente l’inattività e senza lasciare il peso dell’aggiustamento sulle fascie più giovani.

Come ha spiegato Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, centro studi sul diritto del lavoro, si tratta del secondo mese consecutivo di crescita dell’inattività, dopo l’aumento già registrato a novembre. «La diminuzione della disoccupazione», sottolinea l’esperto, «va quindi interpretata con cautela: una parte del miglioramento deriva dal fatto che più persone smettono di cercare lavoro e scivolano nell’inattività».

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