Il Mef cerca la soluzione per i bonus minori
L’esecutivo studia come non fare incagliare le attività edili marginali, anch’esse travolte dallo stop al 110%.

Lo stop alla cessione del credito e dello sconto in fattura non colpisce solo il superbonus ma anche tutti gli altri bonus edilizi minori (bonus mobili, ecobonus, sisma bonus, bonus acqua e verde) e le aziende della filiera che maggiormente si occupavano di fornire questi servizi. Per il momento il governo è impegnato su tre fronti: da una parte sta cercando di capire quale strumento usare per risolvere la questione dei 15 miliardi dei crediti incagliati (la compensazione tramite l’utilizzo selettivo del F24 è ancora allo studio) e dall’altro è focalizzato sulla risoluzione del nodo dei nuclei familiari a basso reddito (soggetti a cui era stato destinato espressamente lo sconto in fattura, nei primi mesi di insediamento del governo) e della ricostruzione post-sisma. Per queste categorie si sta cercando di riconfermare il meccanismo della cessione del credito, ma probabilmente non con le stesse percentuali previste dal superbonus. Terzo fronte è quello del regime transitorio. E dunque l’idea è quello di creare un ponte per traghettare il settore dall’edilizia dalla vecchia alla nuova normativa.

Ancora nulla è invece stato messo in cantiere per i bonus edilizi minori, che sono stati, anche loro, travolti dalle ultime decisioni del governo sullo stop alla cessione del credito e lo sconto in fattura. Assenza di iniziative ad hoc c’è stata anche durante il primo tavolo tecnico tra Mef e associazioni del settore tenutosi questa settimana che si è focalizzato solo sulla risoluzione dei crediti incagliati. Proprio per questo Federlegno arredo, in una nota a firma del presidente, Claudio Feltrin, ha chiesto come per i bonus ristrutturazione ed ecobonus il governo preveda uno slittamento «al 31 dicembre 2023 dell’entrata in vigore del provvedimento che ha bloccato la cessione dei crediti per i bonus edilizi a partire dal 17 febbraio. Si tratta di incentivi per cui è garantito il contraddittorio virtuoso tra cliente e fornitore e dal minor impatto sul volume complessivo dei crediti. È inoltre fondamentale consentire alle aziende l’evasione degli ordini già avviati alla produzione: impedire il prosieguo delle operazioni i cui lavori non siano iniziati significa vanificare tutte le operazioni in corso con enormi danni per la filiera».

Bonus minori che, insieme al superbonus, nei primi 10 mesi del 2022 – secondo una stima forse troppo ottimistica – hanno attivato investimenti per un ammontare di oltre 74 miliardi di euro, con un incremento del 224% rispetto allo stesso periodo del 2019, ultimo anno senza il meccanismo della cessione del credito, sottolinea la Cna. E dunque, se da una parte la decisione del governo di non far saltare i conti pubblici è sicuramente condivisa dalle imprese del settore dall’altro viene sottolineato da più voci come se la misura non sarà rimodulata rischia di ricadere comunque sulle casse dello Stato che si troverà a pagare la cassa integrazione a tutti quei lavoratori «che già in questi giorni sono stati lasciati a casa per i blocchi produttivi che alcune aziende si sono trovate costrette a mettere in pratica». La situazione, fanno sapere dal Mef, guidato da Giancarlo Giorgetti, è molto chiara e ci saranno soluzioni anche per queste aziende. Una volta che sarà definita la questione di fondo (crediti fiscali incagliati) si andranno a normare tutte le situazioni che si presenteranno. «L’idea è quella di andare a riformare in modo sistematico tutti i bonus edilizi in modo da dare certezza e sicurezza alle imprese. Tutte le categorie di imprese sono importanti». Operazione, sottolinea il Mef, che non andrà per le lunghe ma che cercherà di dare risposte a tutto il settore nel più breve tempo possibile. Da ricordare inoltre come il governo Meloni ha già messo mano ai bonus edilizi, usando la legge di Bilancio. Con questa, da una parte ha abbassato la detrazione per il superbonus dal 110 al 90%, e dall’altra ha rivisto il tetto di spesa a rialzo per bonus mobili. Questo era infatti stato fissato dal governo Draghi a 5.000, alzato con gli ultimi interventi a 8.000 per il 2023 e a 5.000 per il 2024. Modifiche anche per le detrazioni al 50% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio che vede il tetto di spesa passare da 48.000 a 96.000. Tutti gli altri bonus edili (bonus acqua potabile, ecobonus, bonus verde, sisma bonus) sono invece stati riconfermati senza modifiche sostanziose nel tetto di spesa o nella detrazione prevista. La strada per sistemare tutto il mondo delle agevolazioni fiscali edilizie è dunque ancora lunga e complessa e per il momento anche se c’è la volontà del governo, non ci sono proposte concrete sul tavolo. Il prossimo incontro tecnico tra Mef e associazioni del settore, sulla questione bonus, sarà convocato a breve, probabilmente dopo il responso Istat sull’impatto degli sconti fiscali sui conti pubblici.

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