Il ministro della Pubblica amministrazione replica alle solite «bombe» di Tito Boeri: «Deve ancora assumere le unità autorizzate nel 2017 e 2018 e già si preoccupa di quelle del 2019». Secondo il presidente dell’Inps il rinvio delle assunzioni nella pubblica amministrazione fino alla metà di novembre del 2019 contenuto nel maxiemendamento del governo «è un fatto gravissimo» che mette «l’Istituto di previdenza in grave difficoltà di fronte alle sfide che dovrà affrontare a partire dall’introduzione di quota 100 e reddito di cittadinanza».

È lo sport preferito di Tito Boeri: colpire per far naufragare il governo gialloblù. L’ultimo affondo è di ieri, quando è tornato a criticare la manovra anche dopo i correttivi anti procedura d’infrazione. Ma anche il vicepremier Matteo Salvini non ha perso l’occasione per rispondere con parole già note: «Da mesi rema contro il governo e disinforma gli italiani, difendendo una legge sciagurata come la Fornero. Perché per coerenza non si dimette e si candida alle primarie del Pd? Noi andiamo avanti sulla via del diritto al lavoro e alla pensione, problemi che evidentemente Boeri non ha».

Secondo il presidente dell’Inps il rinvio delle assunzioni nella pubblica amministrazione fino alla metà di novembre del 2019 contenuto nel maxiemendamento del governo «è un fatto gravissimo» che mette «l’Istituto di previdenza in grave difficoltà di fronte alle sfide che dovrà affrontare a partire dall’introduzione di quota 100 e reddito di cittadinanza». Perciò per l’economista si dovrà rimandare l’assunzione di 2.600 giovani per i quali è in corso un concorso, mentre 4.000 dipendenti dell’istituto potrebbero avere i nuovi requisiti per la pensione. «Il governo aveva parlato di staffetta tra giovani e anziani con assunzioni a fronte delle uscite per il pensionamento con quota 100 ma, da quanto si evince dal maxi emendamento», ha sottolineato il solito Boeri al veleno, «non ci sarà nessuna staffetta, quando i giovani potranno entrare potrebbero non esserci gli anziani per formarli». Per evitare di «scatenare la sindrome del bianconiglio» sulle «assunzioni congelate» è intervenuta il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: «Sarebbe più opportuno e prudente che, prima di lanciare falsi allarmi, il presidente di un ente statale prendesse le dovute e necessarie informazioni. I tempi sono coerenti con quelli di espletamento delle procedure concorsuali. Le assunzioni nella Pa partiranno da novembre 2019 e saranno fatte sulla base dei poteri che le amministrazioni centrali matureranno nell’anno in questione. Le nuove assunzioni saranno coperte con il 100% dei risparmi accantonati nel 2018 proprio dalle uscite».

Una spiegazione valida anche per i sindacati della Funzione pubblica, Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, che mercoledì avevano definito «inaccettabile» il rinvio delle assunzioni. Il ministro in quota Lega sa bene come stanno le cose all’interno dell’Inps: «Mi risulta fra l’altro che l’Inps abbia concluso da poco una procedura per 248 funzionari, che potranno essere assunti quando i relativi uffici saranno pronti; e che abbia in corso una procedura di reclutamento per altri 967 funzionari (le prove orali andranno avanti fino a marzo 2019). Appena l’Inps l’avrà conclusa e i relativi uffici saranno pronti, le assunzioni potranno partire. E che abbia avuto, con il recente provvedimento di novembre 2018, un’ulteriore autorizzazione ad assumere altre 240 unità. Ma non ha ancora indetto il relativo concorso. In sintesi: il presidente Boeri deve ancora assumere le unità autorizzate nel 2017 e 2018 e già si preoccupa di quelle del 2019, ancora non maturate. Perché?».

E visto che le feste natalizie si avvicinano, la Bongiorno insiste: «Vorrei che il presidente Boeri passasse un Natale sereno, senza creare inutili, e soprattutto infondati, allarmismi e senza procurare ansie immotivate al Paese e a sé stesso».

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