I tagli ai Comuni si pagano a colpi di multe e tasse
  • Con il nuovo codice della strada anche i netturbini potranno sanzionare le auto. Mancano 1,9 miliardi. Su Imu e Tasi.
  • L’esecutivo pensa al bonus di 300 euro come cashback solo sulla piattaforma Pagopa.

Lo speciale contiene due articoli.

Alla fine c’è sempre qualcuno che deve pagare il conto. Perché la teoria è fatta di Recovery fund e di piani quinquennali. Mentre la pratica è costituita di imposte sui rifiuti, tasse sulla casa e soprattutto multe. Ed è proprio da qui che lo Stato si riprenderà ciò che il Covid gli ha tolto: il gettito. Torniamo al 28 marzo scorso. Comuni ed enti locali hanno subito fatto il calcolo di quanto lo stop alle attività pubbliche e il lockdown avrebbe fatto perdere in termini di fondi, necessari a finanziare i servizi e l’operatività degli stessi enti. La fondazione Ifel, il braccio armato dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani) lo scorso marzo aveva valutato tre scenari di impatto da Covid-19. Il più conservativo viaggiava su un minimo di 3,7 miliardi di mancati incassi. Il mediano intorno ai 5,6 e il più drastico appena sotto i 9 miliardi di buco.

L’Ifel ha realizzato un carotaggio su 60 capoluoghi. Adesso, stando a quanto risulta alla Verità, la forchetta si è fatta più precisa e il 2020 dovrebbe chiudersi con circa 8 miliardi di buco. A fronte di questo enorme problema, il governo ha corretto il tiro, in modo significativo – va detto – ma non sufficiente. In occasione del 28 marzo Giuseppe Conte sbandierò ai quattro venti un Dpcm in cui annunciava 4,3 miliardi di fondi per i Comuni più 400 milioni destinati ai buoni spesa per le famiglie meno abbienti. In realtà la somma miliardaria era una fregatura. Si trattava solo di un anticipo delle spettanze del fondo da erogare a maggio. I 400 milioni erano sì cash, ma in pratica erano meno di 50.000 euro a ente, e sono stati «bruciati» in pochi giorni. Così con l’aumentare delle proteste degli amministratori, il governo ha messo mano al deficit e in occasione del dl Rilancio ha stanziato 3,5 miliardi di euro. Un netto miglioramento a cui ha fatto seguito il mese scorso il dl Agosto che a sua volta ha aggiunto altri 2,6 miliardi. Una scelta legata anche al fatto che, sempre per via del Covid, si sono anche ristretti i cordoni dei dividendi di gran parte delle partecipate.

A conti fatti, da qui a dicembre i Comuni dovranno trovare 1,9 miliardi circa se non vorranno essere costretti a tagliare servizi essenziali. Dal momento che da Roma non arriverà più nulla, il governo ha pensato bene di creare nuove armi per fa cassa in autonomia. Ieri pomeriggio è stato approvato il dl Semplificazioni. Dopo aver superato il Senato a colpi di fiducia, ha subìto la stessa sorte alla Camera (ovviamente senza alcuna modifica) ed è passato con 214 voti favorevoli (due esponenti grillini hanno addirittura votato contro). Il pacchetto approvato così alla cieca contiene pure la riforma del codice della strada. Un pastrocchio che consente di installare gli autovelox in centro anche con limiti a 30 chilometri all’ora. E la possibilità di far multare i cittadini da tranvieri e addetti alle società di trasporti e pure dai netturbini in caso di divieto di sosta. La modifica al codice è qualcosa di estremamente malizioso. Da un lato si andrà a sguinzagliare per strada un esercito di persone che renderanno ancora più costoso avere un’auto. Dall’altro, i Comuni come Milano, sulla scia di Greta Thunberg e approfittando del lockdown, hanno ridisegnato le strade e ridotto drasticamente i posti per i parcheggi.

In pratica, sarà difficile trovare un buco e facilissimo la mattina dopo scoprire sotto il tergicristallo il foglietto. Dimostrando un assunto tutto italiano: chi ha un bene o un patrimonio viene a priori perseguito. Ma non finisce qui. Muoversi anche con l’elettrico o la forza propulsiva delle gambe nei centri cittadini sarà più complicato, e basterà sgarrare di poco per essere pizzicati. Sul tema è intervenuto duramente anche il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani: «Non ci sembra corretta la possibilità di installare autovelox perfino sulle strade locali. L’autovelox», ha rilevato, «è un utile strumento per controllare e limitare la velocità degli utenti nei punti più critici in modo da consentire di guidare in sicurezza. È, viceversa, diseducativo – quando non addirittura pericoloso – l’autovelox diffuso, magari installato per far cassa», ha concluso tornando sul tema più delicato. Tanto più che colmare in pochi mesi quasi 2 miliardi di multe è quasi impossibile. Ed è per questo che anche il dl Agosto darà il suo contributo aggiuntivo. La legge finanziaria 2020 ha visto incorporare in un unico tributo l’Imu e la Tasi, rispettivamente imposta sulla casa e sui servizi indivisibili. Quest’ultima aveva un’aliquota massima dell’0,8 per mille. E dunque andando a sommare Imu e Tasi già dallo scorso gennaio si sarebbe arrivati all’11,4 per mille. Un’aliquota che non è stata mai raggiunta dai Comuni, dato che il governo aveva imposto il tetto massimo del 10,6 per mille. E così, con il decreto agostano, è bastato abbattere il tetto per consentire agli amministratori locali di portare a casa più tasse. Con il vantaggio, politicamente parlando, di prendersi tutte le colpe, sgravando il governo centrale della responsabilità. Per cui quando in campagna elettorale la prossima settimana molti politici parleranno delle meraviglie dei fondi Ue, è bene ricordare che anche la parte che figura che sotto la voce «fondo perduto» non sarà mai gratis. La ripagheremo anche grazie al nuovo codice della strada e alle strisce bianche.


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