- Giuseppe Conte fa retromarcia a uso delle tv: «Non aumenteremo le imposte». Peccato che sotto traccia sia stata decisa la stretta: via bonus da 7,6 miliardi per i carburanti, schiaffo anche alla zootecnica. I nuovi costi li pagheremo noi.
- Tassare le merendine è un boomerang. Affossa un settore tutto italiano da 1 miliardo e aiuta i big Usa e svizzeri già impegnati da tempo ad azzoppare i nostri oli e formaggi.
Lo speciale contiene due articoli.
Basta chiamare le tasse con il loro nome. Adesso i giallorossi ci insegnano che dobbiamo chiamarle disincentivi all’inquinamento. Questo, evidentemente, intendeva il Conte bis quando ha suonato la campanella per decretare la fine del primo governo Conte. «Bisogna cambiare linguaggio e vocabolario», ha detto ai parlamentari perché la politica sia più distensiva e friendly. Di conseguenza i tecnici preparano nuove imposte ma il premier a parole smentisce il lavoro del Mef: la narrazione non consente la trasparenza.
«Non creiamo panico sociale su una cosa che non esiste. Dopo l’insistenza di un giornalista sulla tassa sulle merendine, ho detto “non escludiamo” ma non è una misura definita. Non stiamo lavorando per nuova tassazione ai cittadini», ha esclamato ieri il presidente del Consiglio, «anzi il nostro obiettivo sarà alleviare la pressione fiscale», ha aggiunto, riferendosi alla polemica nata dalla proposta del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. Parlando della legge di Bilancio Conte ha poi osservato che la copertura arriverà «grazie allo spread che si abbassa» e che «ci consente di recuperare miliardi di risorse. E poi», ha spiegato, «c’è la spending review: stiamo rivendendo il sistema degli incentivi per riordinarlo». Ciascuno di noi sa bene che i soldi risparmiati con la discesa dello spread non sono un tesoretto da poter spendere. Ma solo un costo in meno. Promettere di usare la minore spesa sugli interessi di un debito come un attivo è una cosa a dir poco ridicola. La stessa promessa che aveva fatto Luigi Di Maio quando scoprì che da quota 100 e dal reddito di cittadinanza lo Stato avrebbe speso un miliardo e rotti in meno. La storia non insegna nulla. E la favola viene ripetuta così come si fa il gioco delle tre carte sulle detrazioni fiscali. I giallorossi, da un lato, confermano di non voler alzare le tasse e dall’altro spiegano che rimoduleranno tutte le tax expenditures (bonus fiscali).
Conte potrà continuare a giurare di non alzare le tasse ma con il margine di flessibilità che l’Ue ha concesso al nuovo governo non ha via d’uscita. E non si tratta di una nostra osservazione. Per capirlo basta leggere le relazioni al decreto Ambiente stese dopo che il cdm, la scorsa settimana, aveva bocciato il testo per via delle mancate coperture fiscale. Nella relazione illustrativa si comprende invece che con la scusa di avviare il green new deal (il mega progetto europeo di sostenibilità ambientale) si mette mano agli incentivi energetici considerati dannosi. Purtroppo sono queste gran parte delle coperture.
Nel complesso, infatti, il saldo delle uscite dello Stato rispetto allo scorso anno sarà inferiore di 16,8 miliardi di euro. Tradotto si pagheranno più tasse e più Iva sui comparti che saranno soggetti alle rimodulazioni. Nel dettaglio saranno innalzate le accise e l’Iva sui carburanti agricoli, sul gasolio degli autotrasportatori e pure su quello avio. Nel complesso una batosta da 7,6 miliardi che si aggiungerà ad altri tagli alle agevolazioni tutti concentrati sul comparto agricolo. Il paradosso vuole che a essere penalizzata sarà anche l’Iva zootecnica. A oggi gli allevatori di bovini e suini godono di un regime speciale, che consente loro di evitare la contabilizzazione e portare ogni mese a casa una fetta ampia di risparmi sull’imposta. L’ideale per far rimanere in ginocchio una volta per tutte un comparto già in forte crisi. «Paradossale penalizzare un settore come quello agricolo e quindi l’intera filiera agroalimentare italiana, unica in Europa per sostenibilità», spiega alla Verità, Luigi Scordamaglia, coordinatore di Filiera Italia. «È solo grazie alla nostra agricoltura che il nostro Paese può tutelare il suo verde in maniera produttiva e a oggi non esiste un carburante diverso utilizzabile in sostituzione del gasolio. L’aumento dei costi del carburante agricolo così come la revisione dell’Iva sull’attività di allevamento manderebbe fuori mercato proprio quegli agricoltori e l’industria a monte che sono modello di sostenibilità a livello europeo costringendoci come Paese ad aumentare le nostre importazioni da Paesi che fanno dumping ambientale».
Che cosa dovrebbero usare gli agricoltori per muovere i propri trattori? Aspettiamo che arrivi Greta Thunberg a spiegarci che tutta la filiera dovrebbe introdurre mezzi elettrici o movimentati da pannelli solari? È chiaro che siamo di fronte a una immensa presa in giro che purtroppo – se passasse la linea giallorossa – pagheremmo per molto tempo. Lo stesso danno che faremmo al made in Italy se venisse introdotta la tassa sulle merendine. «Per capire l’errore, basta guardare quello che è successo in Messico dove l’introduzione di una tassa su bibite gassate ha provocato l’immissione sul mercato di prodotti più scadenti e dannosi a un prezzo più basso per compensare la tassa. Ne è risultato l’aumento del consumo di prodotti più scadenti da parte consumatori meno abbienti», conclude Scordamaglia. In altre parole aumento dell’obesità. Esattamente l’opposto di ciò che la tassa ufficialmente si prefiggeva.
Nel caso della rimodulazione dell’Iva gli effetti possono essere anche peggiori. Non sappiamo di quanto saliranno i prezzi dei prodotti finiti e quindi di quanto diminuirà il potere d’acquisto degli italiani. Purtroppo non lo sa nemmeno il governo. Escludiamo, infatti, che abbia avviato una valutazione ex ante. D’altronde, perché farlo se l’unica preoccupazione è chiudere la manovra 2020 con il sì dell’Ue, arrivare a primavera e poi nominare i manager pubblici? Il resto, magari, sarà problema di un altro governo.
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