Il governo blinda la riforma delle tasse, in Aula va l’autonomia fiscale delle Regioni
Imagoeconomica
  • Accordo per modificare la delega e garantire il federalismo finanziario. Maurizio Leo: «Niente emendamenti dell’esecutivo».
  • Sbloccata la terza rata del Pnrr. Intesa con Bruxelles: slitteranno 519 milioni che saranno recuperati a fine anno.

Lo speciale contiene due articoli.

Blindata l’autonomia finanziaria delle Regioni. Ieri, durante la Conferenza unificata, si è infatti raggiunto un accordo con il governo sull’introdurre delle modifiche all’interno del testo della delega fiscale per consolidare ulteriormente l’autonomia finanziaria e la piena attuazione del federalismo fiscale.

«La Conferenza vuole insistere perché vengano prese in considerazione e approvati alcuni emendamenti che sono stati depositati e finalizzati a salvaguardare l’attuale livello di autonomia finanziaria regionale potenzialmente comprimibile quando si sostituiscono tributi e addizionali con sovrimposte e compartecipazione», ha dichiarato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che ha svolto, a nome della Conferenza delle Regioni, l’audizione in commissione Finanze al Senato sul disegno di legge di delega per la riforma fiscale. Termine, per la presentazione degli emendamenti in Senato, che si concluderà oggi alle 18, dopo lo slittamento deciso nei giorni scorsi dagli stessi capigruppo. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sottolineato a margine dei lavori della commissione Finanze del Senato che il governo non presenterà emendamenti in questa seconda lettura della delega fiscale. «Poi valuteremo le proposte di modifica di origine parlamentare», ha aggiunto.

In base all’intesa politica il testo della delega fiscale è stato modificato nella prima parte (articoli dall’1 al 13) alla Camera, lasciando invece al Senato il compito di rivedere quelli tra il 14 e il 20. Ieri intanto si è chiusa la discussione generale sulla delega fiscale in commissione Finanze a Palazzo Madama, con le repliche della relatrice Antonella Zedda (Fdi) e del governo con Leo. La prossima settimana la commissione si riunirà per decidere le varie ammissibilità e poi inizieranno le votazioni, che dovrebbero proseguire anche la settimana successiva, visto che l’approdo del testo «in aula al Senato è previsto per i primi di agosto, poi servirà la terza lettura alla Camera», spiega Leo. A Montecitorio il testo dovrebbe infatti arrivare tra il 10 e l’11 agosto in modo da concludere prima della pausa estiva l’approvazione della delega fiscale. Leo è infine intervenuto sulla questione del prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani spiegando che «non è assolutamente così perché è sostanzialmente un meccanismo che discende dal Codice di procedura civile e si rende applicabile anche alle altre ipotesi, non solo quando c’è di mezzo lo Stato». L’articolo 16, prosegue il viceministro dell’Economia, è rivolto alla lotta all’evasione fiscale. Nel caso in cui venga accertato il mancato pagamento di imposte, «l’Agenzia delle entrate chiede attraverso procedure informatiche alla banca di fare quello che si chiama il pignoramento presso terzi, una cosa che già esisteva. È rimasto tutto com’è, l’unica cosa è che si accelera, con il procedimento informatico, la verifica se ci sono i soldi e quindi si può fare il pignoramento che andrà a buon fine». Dal governo dunque «no» ad eventuali emendamenti soppressivi, va bene «se c’è da specificare qualcosa», spiega ancora Leo, «ma l’obiettivo è di semplificare, di informatizzare. Questo serve anche all’amministrazione finanziaria: i famosi 1.153 miliardi, si sono fatti perché c’è la farraginosità nel sistema di riscossione, quindi lo dobbiamo rendere più semplice».

Specifiche che potranno riguardare anche la questione della pace fiscale. Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, ieri a 24 Mattino su Radio 24 ha spiegato come «la pace fiscale non è condono, la pace fiscale significa che chi ha sempre pagato e ha avuto problemi con il Fisco a causa della crisi, se paga tutto e subito può avere uno sconto sostanziale, una sorta di concordato che permetta allo Stato di incassare il 60% di ciò che deve se paga subito, ma non un cittadino evasore, un cittadino che non ha potuto pagare per una serie di concause». «Nella delega fiscale», conclude Tajani, «c’è già una parte che va verso il concordato, si può lavorare su questo per vedere se si può migliorare in Parlamento la delega fiscale».

Testo che continua a non piacere all’opposizione e in particolare al M5s che in una nota, subito dopo la conclusione della discussione in commissione Finanze al Senato, ha specificato che non parteciperà «alla discussione generale sulla riforma del governo», dato che «ormai è chiaro che tra irrealizzabili e inique flat tax, inesistenti tagli delle tasse, depenalizzazioni striscianti dei reati tributari, annunci di non meglio precisati condoni o sanatorie, la delega fiscale portata avanti dal governo rappresenta una riforma antiquata, che porta il Paese indietro e mette in pericolo lo stato sociale». Accuse alle quali risponde Marco Osnato (Fdi), presidente della commissione Finanze della Camera: «Portiamo avanti il programma promesso agli italiani: non ci fermeremo davanti alle critiche insensate, spesso orientate solo a far polemica in modo sterile».

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