Filippo Taddei
L’economista ed ex dirigente dem, Filippo Taddei (Ansa)

Un titolo minaccioso campeggiava ieri sul sito della Cnbc, una delle principali emittenti televisive finanziarie americane: «Dopo la Francia, sarà la volta dell’Italia? Goldman Sachs segnala i rischi obbligazionari a fronte dell’aumento del deficit».

E subito vengono in mente i tempi bui, quando la cosiddetta speculazione si era abbattuta sul nostro Paese. Era accaduto 15 anni fa, quando Deutsche Bank vendette Btp, scatenando la paura attorno al governo Berlusconi, che fu costretto a varare manovre di austerity in base alle indicazioni ricevute dalla Bce (e da Mario Draghi), ma alla fine dovette rassegnarsi a dimettersi nonostante la fiducia del Parlamento, perché lo spread fra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi era volato a 575 punti base. Arrivò Mario Monti e sappiamo cosa accadde dopo.

Ora, fortunatamente, non siamo a quei livelli di spread: in fondo siamo di poco sopra quota 100. Tuttavia, l’innalzamento degli interessi sui bond francesi, figlio di vendite dovute a un’instabilità politica mai vista Oltralpe e a un peggioramento dei conti pubblici, ha riacceso i riflettori anche sull’Italia, che ha pur sempre un debito pubblico bello zavorrato.

Il report di Goldman Sachs e il passato nel Pd

A soffiare sul fuoco nei confronti del nostro Paese ufficialmente è Goldman Sachs, potentissima banca d’affari newyorchese, ma il report è firmato Filippo Taddei. Chi è costui? Un economista che dal 2013 al 2017 è stato responsabile nazionale economico del Pd. Forse c’è un leggero conflitto d’interessi, no?

Nei prossimi giorni Palazzo Chigi presenterà la legge di bilancio, che include gli stanziamenti recentemente approvati per la difesa e l’energia, destinati ad ampliare il deficit del Paese nei prossimi due anni e a portare il rapporto debito/Pil dell’Italia a diventare il più alto d’Europa, secondo l’analisi di Goldman Sachs (o, per meglio dire, di Taddei).

L’economista «senior» per l’Europa della banca di Manhattan aggiunge inoltre che le modifiche potrebbero esercitare ulteriore pressione sui titoli di Stato italiani in vista delle Politiche del prossimo anno. Un’elezione combattuta potrebbe lasciare poco margine per il consolidamento fiscale, poiché i partiti sia di destra sia di sinistra cercano di «aggiungere partner favorevoli alla spesa» per costruire coalizioni solide, spiega l’ex responsabile economico del Pd.

«Una politica fiscale più accomodante, condizioni finanziarie più restrittive e una corsa elettorale serrata sembrano destinate a indebolire le prospettive del debito dopo quattro anni di consolidamento fiscale», precisa ulteriormente.

I mercati hanno premiato la stabilità politica

Cnbc, comunque, evidenzia che i mercati obbligazionari hanno premiato la ritrovata stabilità politica del Paese. E che gli aumenti di spesa sono conformi alla clausola di salvaguardia nazionale della Ue, che appunto consente agli Stati membri una flessibilità temporanea di bilancio sugli investimenti in difesa ed energia per far fronte agli shock causati dalla guerra della Russia in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente.

Tuttavia, Taddei non ci sta e insiste nel dire che i nuovi obiettivi di deficit rappresentano una «significativa sorpresa al rialzo».

«Abbiamo riscontrato che l’aumento dei disavanzi di bilancio, unitamente all’incremento dei rendimenti, sembra destinato a spingere il rapporto debito/Pil verso l’alto fino al 2028, per poi stabilizzarsi intorno al 137%, il valore più alto in Europa a quella data», osserva l’economista di Goldman Sachs.

«I rendimenti più elevati rappresentano una sfida fondamentale nel contesto attuale, e riteniamo che un cambiamento strutturale verso rendimenti decennali superiori al 4% porterebbe probabilmente il debito/Pil dell’Italia su una traiettoria di crescita oltre tale soglia».

Le previsioni del passato e i risultati del governo

C’è da fidarsi? Probabilmente no. Per fortuna.

Già tre anni fa, parlando al Financial Times, Taddei diceva: «La gente si chiede dove sta andando il Paese… vogliono assicurarsi che non ci siano più sorprese politiche». E ancora: «C’è una certa tolleranza per lo slittamento fiscale quest’anno, ma l’anno prossimo sarà una partita diversa», aggiungeva l’ex esponente dem nel 2023.

«Il governo ha ripetutamente affermato di essere impegnato a far funzionare il Pnrr e i mercati considereranno la decisione sul deficit come una prova. Se aumentano l’indebitamento, ciò suggerisce che non credono veramente nel fondo di ripresa», sottolineava.

E invece… record storico in Borsa, Giancarlo Giorgetti premiato dal Financial Times come miglior ministro delle Finanze e spread sotto i 100, fino a che la Francia non è esplosa.

Da non perdere

Altro che austerità: con la destra sale il Pil
Governo

Altro che austerità: con la destra sale il Pil

Le previsioni nel 2026 passano da +0,6% a +1%, battendo tutte le stime nonostante le crisi globali. Occupati a +1,2% e salari reali di nuovo su già nel 2027. Conti pubblici in ordine, nel 2028 margini per una manovra espansiva: i numeri promuovono l’esecutivo.