Un settore drogato dai finanziamenti pubblici a pioggia, senza i quali non starebbe in piedi; che premia soprattutto le grandi case di produzione, che si pappano la fetta più rilevante di agevolazioni statali, a discapito di chi si appresta a iniziare la propria carriera; boom di produzioni internazionali nel Belpaese, grazie anche al fatto che oltre un terzo delle spese sostenute vengono ripianate da Pantalone.

È questa la fotografia del settore cinematografico che emerge dalla Relazione sulla valutazione d’impatto della legge cinema e audiovisivo relativa all’annualità 2025, realizzata dall’Università La Sapienza e trasmesso alle Camere a fine settembre. Un testo che analizza la legge del 14 novembre 2016 che porta il nome del dem Dario Franceschini, che riorganizzò gli aiuti alla settima arte (e oggi in via di modifica in Parlamento) e che certifica come il ministro rosso abbia sostanzialmente affossato, incredibile a dirsi, dopandolo di fondi, un comparto dove l’Italia ha brillato, per decenni, nel mondo.

Nel 2025 calano i finanziamenti e il tax credit

Nel 2025 i finanziamenti assegnati al settore hanno subito una decurtazione: 477,6 milioni di euro, contro i 656,6 milioni del 2024 e gli 894,1 milioni del 2023, con una riduzione del 27,2% su base annua. A incidere nella frenata è il tanto vituperato tax credit, l’incentivo fiscale che permette alle imprese che investono in un film di beneficiare di una riduzione fiscale, un tempo mangiatoia infinita di contributi a pioggia, che passa da 622,6 a 402,8 milioni di euro, con una flessione del 35,3% figlia anche della stretta annunciata dall’esecutivo Meloni.

Meno domande approvate, ma cresce il contributo medio

Anche le domande per questo specifico aiuto segnano un crollo: quelle approvate passano da 888 a 527 in un solo anno. Una buona notizia? Forse, se non fosse per il fatto che il valore medio del tax credit per domanda è aumentato da 701.000 (2024) a 764.000 euro (2025, +14,8%), raggiungendo il livello più elevato dell’intero periodo analizzato.

«L’incremento dell’importo medio si accompagna, tuttavia, a una forte riduzione del numero di domande: la contrazione delle risorse per il tax credit è stata infatti meno intensa di quella registrata nelle domande approvate», spiega la Relazione. I tempi delle vacche grasse non hanno certamente prodotto capolavori: La Verità ha documentato a più riprese come, a fronte di una cornucopia illimitata di fondi, molte delle pellicole sovvenzionate anche generosamente siano state dei flop clamorosi.

Il caso Kaufmann e i controlli sul credito d’imposta

Questo credito d’imposta è stato una sorta di doping per il settore: aiuti per tutti che hanno dato adito ad abusi più o meno grandi (su cui indaga la Procura di Roma) anche in virtù degli scarsi o nulli controlli.

Una situazione di anarchia deflagrata con il «caso Francis Kaufmann», il sedicente regista che ottenne 836.000 euro di tax credit nel 2021 per il film Stelle della notte e finito in un’indagine che ipotizza l’uso di documenti e identità falsi per arrivare al sussidio sfruttando una lacuna normativa che non richiedeva la prova dell’effettiva realizzazione dell’opera (l’americano è pure accusato del duplice omicidio di Villa Pamphili del giugno del 2025, la sentenza è attesa per il 5 novembre).

Per la Relazione, il tax credit è «una componente ormai strutturale del finanziamento delle opere. Per le produzioni indipendenti concorre alla chiusura del piano finanziario; per le imprese più strutturate è comunque incorporato nelle modalità ordinarie di costruzione dei progetti».

Oltre un terzo della produzione è finanziato dallo Stato

Senza, il settore non sta in piedi da solo: tra il 2018 e il 2025 gli aiuti pubblici hanno coperto mediamente il 37% della produzione delle imprese beneficiarie.

Più di un terzo. E non premia certo chi ne ha bisogno: «Classificando le imprese (1.227)» segnalate nella Relazione «sulla base del valore medio della produzione, si evince che 55,9% appartiene alla classe inferiore a 500.000 euro, ma questa classe assorbe soltanto il 6,0% dei contributi complessivi del periodo 2018-2025.

Viceversa, le imprese con valore medio della produzione almeno di 20 milioni sono il 6,4% ma ricevono il 53,1% dei contributi. Le imprese tra 5 e 20 milioni, il 7,5% del campione, assorbono un ulteriore 24,4% delle risorse». Alla faccia dell’aiuto al settore: la tavolata apparecchiata da Franceschini ha ingrassato, nell’ultimo decennio, i big, lasciando le briciole alle piccole realtà.

Le produzioni internazionali attratte dagli incentivi

C’è poi il capitolo delle produzioni internazionali nel nostro Paese. La Relazione dice che c’è una netta distinzione tra «capacità di attrarre produzioni internazionali e capacità delle produzioni italiane di rafforzare la propria presenza sui mercati esteri»: arrivano tante troupe straniere mentre i film italiani fuori dai nostri confini non se li fila quasi nessuno.

Ma come mai c’è questa invasione? Perché paga Pantalone: secondo I numeri del cinema e dell’audiovisivo italiano 2025, tra il 2016 e il 2025 è stata fatta richiesta di credito di imposta per 231 film per un totale di oltre 738 milioni di euro. L’investimento totale (2016-2025) su cui è stato richiesto il credito d’imposta è di 1,98 miliardi di euro. Poco meno della metà, però, coperti da fondi pubblici.

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