- Paolo Capone (Ugl): «Moduliamo sui territori gli sgravi fiscali a premi e welfare». Anche la Cisl spinge sui contratti di secondo livello.
- Lavori Superbonus: Mantiene l’aliquota del 65% solo chi ha iniziato la ristrutturazione entro il 15 ottobre.
Lo speciale contiene due articoli.
Se il contratto nazionale uguale per tutti è un mantra soprattutto della Cgil, la possibilità invece di differenziare le buste paga dei lavoratori attraverso la contrattazione di secondo livello (aziendale, di distretto o territoriale) è la risposta che una parte del sindacato (Ugl e Cisl) dà all’evidente problema delle buste paga e del diverso costo della vita tra il Nord e il Sud del Paese.
Le gabbie salariali (intese nel senso di una legge che preveda retribuzioni più pesanti da Bologna in su) vengono considerate un tabù, un retaggio del passato, mentre la strada individuata da alcune parti sociali porta a differenziare le retribuzione in base a parametri legati al merito e alla qualità, come può essere quello della produttività.
Già oggi esiste una fondo che finanzia la riduzione delle tasse sul contratti di secondo livello, il governo potrebbe aumentare le risorse e prevedere che gli sgravi siano modulati a seconda del diverso costo della vita.
Che non per forza di cose si traduce in un distinguo tra Nord e Sud, ma vuol dire coprire anche le differenze che esistono tra le grandi città e la periferia.
«È impossibile negare», spiega il segretario dell’Ugl Paolo Capone alla Verità, «che vi sia una differenza di costo della vita tra determinate aree del Paese. Si parla sempre di Nord e Sud, ma io sposterei l’attenzione anche sui grandi centri urbani e i piccoli paesi. Noi non crediamo che la soluzione possa arrivare dalle gabbie salariali. Un lavoratore di Catania fa i conti con un costo della vita più alto rispetto a un collega che svolge mansioni dello stesso livello a Terracina, nel Lazio. Questo vuol dire che a prescindere dalla questione meridionale, la grande differenza la riscontriamo tra città e provincia». Alternative? «Di sicuro rafforzare la contrattazione di secondo livello può aiutare a incrementare i salari non per legge ma seguendo una logica che è quella di legare qualsiasi maggiorazione ai livelli di efficienza e produzione aziendale. Il governo potrebbe anche pensare di agire sulla leva fiscale distinguendo tra i territori a seconda del costo della vita». Se lavori a Milano i premi e i vari servizi attribuiti grazie alla contrattazione di secondo livello vengono detassati completamente, se invece operi nei piccoli paesini del Sud gli sgravi si riducono.
E del resto è un fatto che la contrattazione di secondo livello riguardi soprattutto le aziende del Nord. Secondo l’ultimo osservatorio Cgil Fondazione Di Vittorio una buona parte delle intese territoriali è conclusa in Toscana, «anche se la zona geografica che conta il maggior numero di contratti è il Nord-Ovest, in particolare grazie al contributo della Lombardia». Edilizia, meccanica, agricoltura, l’elenco tiene dentro quasi tutti i settori. Ma è bene tener presente che i patti aziendali sono più frequenti di quelli territoriali. Retribuzione, orario di lavoro e welfare sono le principali aree di intervento.
Molto spesso, infatti, il dialogo tra sindacati e aziende si concentra sul trattamento economico. Che in soldoni vuol dire soprattutto premi di risultato. Per la cronaca, l’importo medio dei premi assegnati ai lavoratori (inteso come valore massimo raggiungibile) è pari a 1.692 euro, con un aumento consistente rispetto ai 1.409 euro del triennio 2019-2021. Mentre quando si tratta sull’orario si incide non solo sul numero di ore di servizio, come verrebbe spontaneo pensare, ma anche sulla flessibilità e di conseguenza sull’organizzazione del lavoro.
Molto ricca è anche la casistica relativa al welfare integrativo che negli ultimi anni ha fatto segnare un notevole balzo in avanti arrivando a superare il 30% degli accordi.
Il welfare viene declinato soprattutto come l’aumento delle prestazioni che erogano buoni pasto oppure connesse al salario indiretto o differito. Si parte dall’anticipo del trattamento di fine rapporto e si arriva fino alle carte acquisto. «In particolare», si legge ancora nel rapporto, «la voce relativa alle carte acquisto e ai buoni pasto è cresciuta fino a ritrovarsi nel 15,2% degli accordi». Così come ha una discreta incidenza in termine contrattazione aziendale tutta l’area che riguarda formazione, salute e sicurezza sul lavoro. Non è un caso che la Cisl, il sindacato che più degli altri spinge per accelerare i processi di partecipazione dei lavoratori alla vita e alle decisioni delle aziende, sia da tempo il maggior sostenitore della contrattazione decentrata.
Ora, che questa sia una strada da percorrere è evidente, che possa anche in prospettiva eliminare le differenze di salario reale, visto che anche la strada nel pubblico impiego è ancora tutta da costruire, è invece assolutamente da dimostrare.
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