Dal genio uscito da quella «lampada prodigiosa» che è il fintech a frate Luca Pacioli che «mezzo millennio orsono» ci ha insegnato come solo le operazioni di scambio effettuate dopo aver «minato» le criptovalute generano un rapporto da iscrivere in una contabilità a partita doppia. Chi si aspettava ieri dal presidente della Consob, Paolo Savona, una ricognizione generale sull’ultimo anno vissuto in pandemia dalle società quotate in Piazza Affari è rimasto deluso. Perché grandissima parte del suo discorso al mercato finanziario per la relazione annuale della Commissione è stato dedicato a come e perché le criptovalute siano diventate una minaccia per la tutela del risparmio e a quanto sia urgente affrontarle con regole nuove.
Secondo Savona, infatti, il fintech corre più veloce del mercato e le regole finora applicate non bastano più. «L’informatica finanziaria è una lampada prodigiosa dalla quale è uscito il genio. Le autorità non riusciranno a riportarlo dentro, perché esso agisce nella sfera immateriale controllabile solo cambiando protocollo di scambio delle informazioni, ossia frammentando l’unità del mercato mondiale e così riducendo il saggio di competitività internazionale. Nelle attuali condizioni le autorità possono intervenire divenendo parti attive nell’infosfera, ossia utilizzando anch’esse i vantaggi delle tecniche digitalizzate», ha spiegato ieri con numerosi passaggi fin troppo tecnici e a tratti criptici.
Savona sventola lo spettro dei derivati: «Pur con le dovute distinzioni, è prevedibile che stia accadendo qualcosa di analogo nel mercato dei prodotti monetari e finanziari virtuali, soprattutto criptati». C’è poi il nodo della cybersecurity e quel «confine d’incertezza di essere dentro o fuori il perimetro della legalità» senza vigilanza. È quindi «emergenza» sul fronte dell’innovazione finanziaria e non basta più dire ai risparmiatori di stare attenti. «Gli effetti sulla tutela del risparmio e sulla stessa distribuzione del reddito appaiono rilevanti e richiedono di essere oggetto di un’esatta comprensione per dare seguito urgente a una regolamentazione che colmi le lacune da questa palesate», ha sottolineato Savona. La Consob e le altre Authority vogliono recuperare la trasparenza del mercato «facendo uso delle stesse innovazioni finanziarie».
Il problema nasce dall’opacità della tecnologia che assiste le criptovalute, la blockchain o catena di contabilità decentrata, che è impenetrabile alle autorità di Vigilanza. Savona propone di intervenire in Italia con «strutture di consultazione formale tra organi di governo e autorità indipendenti» per dare un indirizzo unitario alle scelte in materia. Nel discorso annuale al mercato Savona lancia quindi l’allarme ma offre anche la soluzione: cambiare l’architettura istituzionale, fatta di norme ed enti, oggi a presidio della protezione del risparmio. «Un primo passo sarebbe il recepimento della raccomandazione del Comitato europeo per il rischio sistemico del 2011 che darebbe vita a una controparte unica nazionale che si dia carico della stabilità macro prudenziale. La Banca d’Italia manterrebbe un ruolo centrale, giustificato dalla sua partecipazione all’eurosistema intorno a cui ruota attualmente la finanza europea, ma verrebbe garantito uno stretto coordinamento tra le tre autorità di Vigilanza indipendenti (Consob, Ivass e Covip), con la partecipazione del Mef».
Nel frattempo, Savona segnala anche «l’anomalia del vuoto al vertice» dell’Esma, l’autorità europea di supervisione dei mercati mobiliari con sede a Parigi. Savona ovviamente non cita esplicitamente il braccio di ferro in corso in Europa con la candidatura italiana, quella del commissario Consob Carmine Di Noia, che incontra l’opposizione di altri Paesi.
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