Ai ristoratori sul baratro solo una mancetta
Addio allo sconto per chi paga con carta di credito. Per le attività, in crisi profonda da mesi, è previsto un rimborso del 90% sull’acquisto di prodotti italiani. Il fondo è di solamente 400 milioni per il 2020 e la procedura per accedervi è lenta e complessa.

Il governo ci ripensa sul bonus ristoranti. Nell’ultima bozza del decreto agosto, esaminata ieri dal Consiglio dei ministri, non è infatti stata inserita l’agevolazione pensata dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Alessia Morani. Al suo posto ci sarebbe invece il «Fondo per la filiera della ristorazione», voluto dal ministro per le politiche agricole, Teresa Bellanova, che ammonterebbe a 400 milioni di euro per il 2020. Questo concederà fondi alle imprese che acquisteranno prodotti, compresi quelli vinicoli, da filiere 100% made in Italy e che hanno registrano un calo del fatturato. Nel dettaglio, il contributo spetterà a condizione che l’ammontare del fatturato medio nei mesi da marzo a giugno 2020 sia inferiore ai tre quarti rispetto all’ammontare del fatturato medio dei mesi da marzo a giugno 2019. L’agevolazione spetta inoltre anche ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2020. Ancora incerta l’introduzione del cashback per chi paga al ristorante con carta di credito, ma sembrerebbe tramontata anche questa opzione, insieme al bonus consumi esteso all’arredo, all’abbigliamento e alle calzature.

Il nuovo contributo inserito nel decreto Agosto prevede dunque come si riceveranno le somme spettanti solo dopo che la richiesta, allegata di tutti i documenti necessari, è stata fatta e accettata. In questo caso si riceverà un pagamento del 90% sul totale dichiarato. Il saldo sarà corrisposto solo al momento della presentazione della quietanza di pagamento, che deve essere effettuata con modalità tracciabile. La procedura per poter ottenere il bonus, come al solito, è abbastanza complicata. L’azienda dovrà registrarsi alla «piattaforma della ristorazione» oppure recarsi presso gli sportelli del concessionario autorizzato, inserendo la propria richiesta con tutti i documenti del caso, tra cui una copia del versamento dell’importo di adesione all’iniziativa di sostegno, effettuato tramite bollettino di pagamento, fisico o digitale. Per trovare i documenti da includere alla domanda si dovrà andargli a cercare sul sito del concessionario o su quello del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Una volta superato questo step, il concessionario invierà i documenti al ministero che dovrà valutare l’idoneità all’agevolazione. E successivamente, dopo che gli verranno inviati i soldi, procederà a fare i bonifici pari al 90% dell’importo totale dichiarato. Un procedimento, da come si legge dalla bozza del dl Agosto, che non risulta essere per niente veloce né immediato. Insomma ci si troverà a dover anticipare le somme, e a sperare che la propria domanda sia accettata per vedere il rimborso almeno del 90% di quanto spettante. Da ricordare che le attività verso cui è rivolto questo bonus hanno subito mesi di blocco, hanno problemi di liquidità, di pagamento di tasse e di certo anticipare soldi non è nelle loro priorità. Se a questo si aggiunge anche il fatto che il fondo ha un budget di soli 400 milioni, si capisce come «l’aiuto» che l’esecutivo vorrebbe dare è una goccia in mezzo al mare. Il governo continua dunque ad avere delle difficoltà nella gestione dell’agevolazione da concedere al settore della ristorazione. Da dire che il passo indietro fatto sul bonus ristoranti è sicuramente da apprezzare, dato che anche quello era stato studiato male, con scarse probabilità di raggiungimento degli obiettivi (ambiziosi) stabiliti, e con uno stanziamento di fondi del tutto ridicoli. Inizialmente il bonus proposto dal sottosegretario allo sviluppo economico prevedeva infatti una dote tra i 2 e i 3 miliardi di euro e aveva l’obiettivo di incentivare i consumi e i pagamenti elettronici. Come? attraverso l’introduzione del cashback nel caso in cui il cliente avesse pagato con la carta di credito, bancomat o un’app dedicata all’operazione. Quindi, a chi comprava il servizio sarebbe stato concesso subito uno sconto, al momento dell’acquisto, che poi in un secondo momento lo Stato avrebbe dovuto rimborsare al negoziante entro un mese. Si era anche immaginato che per i bar e ristoranti questo potesse aggirarsi introno al 20% per i pagamenti elettronici. Così come studiato il bonus risultava però essere un po’ lacunoso, dal punto di vista economico. Il budget di 3 miliardi insufficiente, soprattutto se si andavano a considerare gli obiettivi che ci si era prefissati. La ripresa dei consumi e la spinta verso un maggior uso dei pagamenti elettronici non sarebbe stata di certo di facile realizzazione con un semplice bonus ristoranti. Il problema è che si è scartata un’idea di agevolazione per buttarsi su altra che non è migliorativa rispetto alla precedente. Non solo il nuovo fondo ha stanziamenti nettamente inferiori rispetto al bonus ristoranti ma ha anche una procedura, che così come descritta, richiede tempo, e di conseguenza costringe le imprese ad anticipare i costi. Il tutto in un contesto economico non proprio favorevole.

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