- Chiedono all’Italia di rinunciare al cash, che in realtà viene usato in abbondanza in tutti i Paesi europei, compresa la Germania. La Deutsche Bank: «Abolire le banconote non eliminerà certo il crimine». In compenso ci guadagneranno i colossi della finanza.
- Il blogger Il Pedante: «È preoccupante che istituzioni sovranazionali insistano per obbligarci a ridurre il denaro circolante. Vogliono controllare la nostra vita, bisogna reagire».
Lo speciale contiene due articoli.
Gli antichi solevano ripetere che pecunia non olet, ma per molti a quanto pare il contante puzza, eccome. Nell’ultimo decennio organizzazioni, aziende del settore e persino istituzioni governative hanno dichiarato guerra al cash, la moneta frusciante che tanto ci piace tenere in tasca e, a volte, conservare sotto al materasso. Ma perché, viene spontaneo chiedersi, il contante è stato preso di mira al punto da auspicarne la totale sostituzione in favore della valuta digitale?
La ragione principale dell’aggressione alle banconote risiede nel dogma secondo cui i «liquidi» rappresentano il carburante per crimini assai gravi come il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Per questo, capita che il nostro Paese sia additato per una certa ritrosia nei confronti di strumenti di pagamento digitale come bancomat e carte di credito. L’equazione dei detrattori è molto semplice: poiché gli italiani sono intrinsecamente disonesti, preferiscono optare per il contante che permette loro di frodare il fisco e foraggiare l’economia sommersa. Ma è proprio così?
Innanzitutto sfatiamo un mito: l’Italia è ben lungi dal poter essere considerata «terzo mondo» nell’utilizzo del contante. Stando ai dati, diffusi dalla Bce, sul numero di transazioni effettuate in contanti, è vero che l’Italia sfodera un ragguardevole 86%, ma davanti a noi troviamo Malta (92%), Grecia (88%) e Spagna (87%), mentre poco dietro si posizionano Austria (85%), Portogallo (81%), Slovenia e Germania (proprio lei, all’80%), Slovacchia (78%). Considerando invece il volume delle transazioni, il primo gradino del podio se lo aggiudica la Grecia (75%), seguita da Italia e Slovenia (68%), Austria (67%), Slovacchia (66%), Lituania (62%) e, udite udite, la Germania (ancora lei, al 55%).
Molto più performanti i Paesi del nord, anche se nel migliore dei casi (Paesi Bassi al 45% ed Estonia al 48%) ci si avvicina appena a una transazione su due con sistemi di pagamento cashless. Tra gli abitanti dell’eurozona, i tedeschi sono quelli che amano portarsi dietro maggiori quantità di denaro liquido: in media 103 euro, il triplo dei francesi, il doppio degli spagnoli e un terzo in più rispetto agli italiani. Berlino, inoltre, è al quarto posto in Europa, dopo Cipro, Lussemburgo e Austria, per valore medio delle transazioni in contante (poco meno di 17 euro contro i quasi 14 dell’Italia). La metà delle banconote in uso nel 2016 (pari a 1.100 miliardi di euro) erano state stampate in Germania, ed è proprio grazie a questo Paese se anno dopo anno la quantità di biglietti circolanti è in costante aumento. Quella che alcuni media definiscono «ossessione» è in realtà un problema molto sentito dai tedeschi, per i quali il cash è sinonimo di libertà, privacy e riservatezza. Viceversa, limitarne l’uso è considerato un tabù in quanto durante il nazismo furono numerosi i paletti introdotti in questa direzione. Basti pensare che una proposta di legge del 2016 per fissare a 5.000 euro il limite per le transazioni in contanti (la normalità qui in Italia) ha ricevuto feroci critiche dal mondo dei media e della politica.
La strenua resistenza della Germania all’ideologia cashless dovrebbe far riflettere anche dalle nostre parti, dove Berlino viene da molti considerata baluardo di rigore e virtù. Ma a differenza dei tedeschi gli italiani, si dirà, sono un popolo di corrotti e perciò è giusto togliere loro (o quantomeno limitare fortemente) l’accesso al contante. La vicenda a questo punto diventa meno chiara di quanto il pensiero mainstream vorrebbe farci credere. Uno studio del 2016 elaborato dalla divisione Ricerche della Deutsche Bank smonta punto per punto i miti legati alla relazione tra cash e aumento del crimine. Prima di tutto, gli autori evidenziano che «un’alta percentuale di pagamenti in contanti non coincide necessariamente con l’esistenza di una forte economia sommersa». Vengono citati gli esempi della Germania e dell’Austria (tanto contante, poco sommerso), della Svezia (poco contante, discreto sommerso) e dell’Italia, della Spagna e della Grecia (tanto contante, tanto sommerso». Situazioni che combinate tra loro dimostrano la «scarsa correlazione» tra cash e shadow economy.
Secondo, se è vero che il crimine organizzato fa largo uso del contante a livello internazionale, è poco chiaro se le misure per limitarne l’utilizzo possano portare a un declino significativo delle attività illecite. In definitiva, ammettono i ricercatori di Deutsche Bank, «abolire il contante non eliminerà di certo il crimine». Una verità confermata persino dalla Banca centrale europea. Durante un discorso tenuto a Londra a febbraio del 2018, il membro del board Yves Mersch ha spiegato che «non esistono prove che eliminare il contante fermerà il crimine. Anzi, il deposito e i trasferimenti digitali potrebbero addirittura rendere la vita più facile ai criminali». Per contro, emerge con forza il tema collegato alle libertà individuali. Sempre lo stesso Mersch, in un altro discorso tenuto a Francoforte nello stesso periodo, ha affermato che il contante «garantisce la privacy e di conseguenza salvaguardia alcuni diritti fondamentali» quali «la libertà d’azione e di parola». Non solo, aggiunge Mersch, «la facilità di accesso al contante, specialmente per i più anziani, gli individui socialmente vulnerabili e i minori, consente una maggiore inclusione sociale», dal momento che vengono completamente bypassate le barriere per l’accesso agli strumenti bancari.
Un discorso che i promotori della società cashless non vi faranno mai. Forse perché dietro alle grandi campagne di advocacy per sensibilizzare l’opinione pubblica agli strumenti di pagamento digitale ci sono, guarda caso, i colossi del settore. Come per esempio la Better than cash alliance, un potentissimo consorzio finanziato tra gli altri da Citigroup (tra i dieci maggiori gruppi bancari per capitalizzazione), Mastercard e Visa. Queste due, insieme a Nexi e Paypal, le ritroviamo anche nella community Cashless society, messa in piedi da Ambrosetti (quelli del forum di Cernobbio). Tutti soggetti che dall’estinzione del contante non hanno altro che da guadagnarci.
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