A2a scommette sui data center e punta a crescere fuori confine
Renato Mazzoncini, ad di A2a (Imagoeconomica)
L’ad Mazzoncini aggiorna il Piano Strategico 2035: investimenti per 23 miliardi, 16 per la transizione e 7 per l’economia circolare.

A2a rilancia la propria strategia industriale al 2035 con un piano da 23 miliardi di euro, rafforzando il doppio pilastro della transizione energetica e dell’economia circolare. L’aggiornamento, approvato dal consiglio di amministrazione presieduto da Roberto Tasca, introduce due novità decisive: l’ingresso nel mercato dei data center e l’espansione delle attività Waste e Power oltre i confini nazionali

La principale novità del piano è il debutto del gruppo lombardo nel settore dei data center, infrastrutture strategiche per la trasformazione digitale e ad alta intensità energetica. A2a investirà 1,6 miliardi di euro per la realizzazione e la gestione di nuovi hub digitali, facendo leva sui propri asset energetici – dalla rete elettrica al teleriscaldamento – e sulla presenza nei territori a maggiore potenziale, in particolare Milano e Brescia, che rappresentano oggi i principali poli italiani per la connettività e i servizi digitali.

L’amministratore delegato della società, Renato Mazzoncini, ha spiegato che l’obiettivo è «evolvere dal ruolo di partner energetico a piattaforma di sviluppo integrata, mettendo a valore asset, competenze e capacità di innovazione». A2a sarà così sia fornitore di energia e gestione termica per gli operatori del settore, sia sviluppatore diretto dei data center, un posizionamento che consente di presidiare la catena del valore e di diversificare i ricavi.

La nuova linea è inserita nella Business unit circular economy, che già comprende gestione rifiuti, ciclo idrico, teleriscaldamento ed efficienza energetica. Al 2035 i data center dovrebbero generare circa 0,4 miliardi di euro di Ebitda, contribuendo alla crescita della divisione, prevista a 1,3 miliardi rispetto ai 0,6 miliardi del 2025

Il piano prevede, inoltre, per la prima volta una diversificazione geografica con l’apertura a nuovi mercati europei. L’azienda intende valutare acquisizioni o partnership nei settori Waste-to-Energy e Power, con un modello definito di anchoring platform: ingresso nei Paesi selezionati (Regno Unito, Spagna, Portogallo, Germania e Polonia) con un partner locale o tramite acquisizione, seguito da sviluppo organico in fasi successive. La strategia mira a «ridurre il rischio di esecuzione e massimizzare i ritorni», selezionando mercati con alto potenziale di crescita e tempi rapidi di sviluppo. L’espansione sarà alternativa a progetti italiani, «a parità di investimento», e riguarderà filiere in cui il gruppo vanta competenze consolidate nel recupero di energia dai rifiuti e nella generazione elettrica.

Nel complesso, A2A destinerà 7 miliardi di euro all’economia circolare e 16 miliardi alla transizione energetica, con l’obiettivo di raggiungere 3,6 miliardi di euro di Ebitda e oltre 1,1 miliardi di utile netto ordinario al 2035. Tra i progetti principali: 4,9 miliardi di euro per il potenziamento delle reti elettriche, 3,7 GW di nuova capacità rinnovabile, 16.000 punti di ricarica per la mobilità elettrica e 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti trattati.

Il gruppo stima un ritorno medio sul capitale investito (Roi) superiore al 10% per il settore di Circular economy e oltre il 15% per generazione e mercato. Il rapporto Pfn/Ebitda (uno degli indicatori finanziari più usati per valutare la solidità e la sostenibilità dell’indebitamento di un’azienda) resterà sotto 2,8x per l’intero arco di piano, a garanzia della solidità finanziaria e del mantenimento del rating.

La strategia finanziaria vuole confermare un peso crescente della finanza sostenibile: l’85% del debito sarà Esg nel 2028, il 90% nel 2030 e il 100% nel 2035. Il flusso di cassa operativo atteso nell’arco di piano è di 14 miliardi di euro, con una cash conversion superiore al 50%.

Per il 2026 si prevede un Ebitda compreso tra 2,21 e 2,25 miliardi di euro e un utile netto ordinario tra 630 e 660 milioni di euro. Nel medio periodo, la crescita sarà trainata dal contributo dei nuovi data center e dalle attività estere, che secondo le stime interne potranno aggiungere 300 milioni di euro di Ebitda entro il 2035.

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