Vladimir Putin
Vladimir Putin (Ansa)

Comprare più gas dalla Russia. Doveva essere solo una proposta, formulata agli europei dagli inviati di Donald Trump, il genero Jared Kushner e Steve Witkoff. Ma sembra che l’Ue non avesse bisogno della spintarella di Washington. Ieri — non smentito — il vicepremier russo, Alexander Novak, intervistato dall’agenzia Vesti, ha svelato che «negli ultimi nove mesi sono stati forniti all’Europa 12 milioni di tonnellate di Gnl». Motivo? «Sembra che i nostri partner» — ha detto proprio così: «partner» — «vogliano riempire i propri stoccaggi più rapidamente e acquistare maggiori quantità prima del primo gennaio». Quando, cioè, scatterà l’embargo anche per i contratti di lungo periodo (il blocco di quelli a breve termine è iniziato lo scorso aprile). È un effetto collaterale della crisi di Hormuz.

Le riserve europee e il gas russo

Che i Paesi del Vecchio continente abbiano un problema di riserve è noto. La media è del 73%: significa che l’Ue, visti anche i prossimi divieti, potrebbe dover consumare il 7% di gas in meno quest’inverno. L’Italia, con i tubi pieni a quasi l’89%, è messa meglio della maggior parte degli Stati; Austria, Belgio, Olanda e Germania sono addirittura sotto la media, con Berlino a meno del 60% di riempimento. Insomma, al netto dello sconvolgimento climatico, una stagione più mite per effetto di El Niño sarebbe provvidenziale. Le imminenti interdizioni, ha potuto constatare Novak, saranno una «zappa sui piedi». Senza la Russia, ha sentenziato, non ci sarà «alcun modo di coprire il deficit» di gas.

In effetti, il Center for Research on Energy and Clean Air, che monitora i flussi in uscita dalla Federazione, ha certificato che il mese scorso l’Unione europea è stata il principale acquirente di gas liquefatto russo: i suoi acquisti sono valsi il 48% dell’export di Mosca, quasi il doppio della quota cinese. E ad aver fatto maggiore incetta di Gnl è l’insospettabile Francia. Emmanuel Macron, che capeggia la coalizione dei volenterosi, intanto ha aumentato del 103% su base mensile le compere, spendendo 446 milioni di euro.

Bessent attacca l’Ue: «Più soldi a Putin che agli ucraini»

Il segretario Usa al Tesoro, Scott Bessent, ha messo il dito nella piaga: «Gli europei», ha ironizzato, «hanno versato a Vladimir Putin più denaro di quanto ne abbiano dato agli ucraini». A suo avviso, invece, Donald Trump è stato «rigoroso nell’applicazione delle sanzioni». Che adesso ha sospeso, dandosi 60 giorni per valutare. Il diesel russo riapproderà in America in tempi molto rapidi: 15-20 giorni dalla firma dei contratti, ha spiegato sempre il vicepremier di Mosca allo zar. Il ministro degli Esteri della Federazione, Sergej Lavrov, ha sostanzialmente invitato Volodymyr Zelensky a non intromettersi in quella che considera una questione «bilaterale» tra la Russia e gli Stati Uniti.

A proposito di zappe sui piedi, in Europa nessuno sembra disponibile a ridimensionare il sostegno all’Ucraina. Ieri, Zelensky ha imputato sia a Trump sia a Elon Musk la responsabilità delle restrizioni a Starlink, anche se ha annunciato che la condivisione dei dati d’intelligence è ripresa. Bessent gli ha rinfacciato di essere un «irresponsabile». L’ex comico ha avuto un colloquio telefonico con Kushner e Witkoff: «La pace», ha scritto su X, «arriva solo attraverso la forza e la cooperazione basata sulla fiducia». Ha anche annunciato che si ricandiderà, se si dovessero tenere elezioni a conflitto ancora in corso.

Crosetto: «Kiev non potrà mai vincere la guerra»

Nella notte tra sabato e domenica, l’Ucraina ha bersagliato, a San Pietroburgo, proprio un terminal per il gasolio destinato all’America. Il Cremlino, però, sostiene che il nemico dia «segnali estremi di agonia» e che, nonostante «stia resistendo, non può cambiare il corso degli eventi».

Il nostro ministro della Difesa, ieri, ha illustrato bene le angustie della posizione dell’Europa: Guido Crosetto è convinto che Kiev «non potrà mai vincere la guerra», quindi lo scopo dell’assistenza finanziaria e militare è «far sopravvivere l’Ucraina e far finire la guerra». Perciò, ha aggiunto, entro fine anno, «probabilmente» arriverà «un nuovo pacchetto di aiuti».

Un aiuto, ieri, l’Italia ha dovuto darlo alla Lituania: due nostri Eurofighter, sotto il comando Nato, sono decollati in risposta alla presenza di un drone nei cieli dello Stato baltico. L’apparecchio era ucraino: lo hanno deviato i russi, si è giustificata Kiev, esprimendo «rammarico». Vilnius ha denunciato anche un tentato incendio contro una struttura che ospita apparecchiature di Starlink.

È la guerra ibrida? Ormai in molti evocano quella con fucili e cannoni. Tre giorni fa, il capo di stato maggiore britannico, Roland Walker, ha invitato i leader politici ad aprire una «conversazione onesta» con i cittadini, invitandoli a prepararsi a «svolgere un ruolo nella difesa e nella sicurezza» della patria. Certe parole hanno sempre più il gusto delle profezie che si autoavverano.

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