Senza più «trucchi» finanziari, la Germania dovrà rivalutare la sospensione del freno al debito. Oggi l’incontro Giorgia MeloniOlaf Scholz.

Come previsto, il governo tedesco viene travolto dalle polemiche dopo la sentenza della Corte costituzionale tedesca della scorsa settimana, che ha cancellato 60 miliardi di euro dal bilancio federale. La maggioranza che sostiene il governo è nel panico e i ministri litigano tra di loro. Verdi e socialisti, da una parte, spingono per un intervento di sospensione delle regole che governano il freno al debito, mentre i liberali della Fdp, che esprimono nel governo il ministro delle finanze Christian Lindner, spingono per ridurre i sussidi e trovare altre fonti di finanziamento, lasciando intatto il meccanismo di funzionamento del divieto di indebitamento. La questione rischia di far cadere il governo ma, soprattutto, di aggravare la recessione economica in cui la Germania già si trova. Le previsioni sulla crescita nel 2024 diffuse dall’Unione europea vedono la Germania con un +0,9% di Pil, che ora però è a rischio.

Il ministro delle finanze Lindner ha congelato tutti gli impegni di spesa futura del bilancio federale in attesa di capire l’entità del problema.

La bocciatura arrivata dalla Corte, infatti, per analogia si può applicare anche agli altri «fondi speciali», che nel complesso ammontano a quasi 800 miliardi di euro. È proprio questo il timore espresso da Robert Habeck, ministro dell’Economia. In un intervento, ieri, l’esponente dei Verdi tedeschi ha criticato le parole del ministro delle finanze Lindner, che chiede un taglio dei sussidi e nuove tasse: «Tutte chiacchiere», ha detto Habeck. «Non è possibile tagliare 60 miliardi di sussidi sociali, la situazione è drammatica», ha concluso.

L’idea dei Verdi e dei socialisti della Spd è di avviare una procedura per la sospensione della regola sul freno al debito, storico pilastro delle politiche di bilancio pubblico in Germania. Per sospendere il tetto all’indebitamento sarebbe sufficiente una maggioranza semplice, di cui il governo dispone in parlamento, ma solo per la presenza dei liberali, che non sono entusiasti dell’escamotage. La maggioranza dei due terzi del Bundestag necessaria per cambiare, invece, le regole sul freno al debito richiederebbe addirittura i voti di parte dell’opposizione, dunque appare una strada impraticabile. Proprio il ricorso intentato dall’opposizione della Cdu/Csu ha portato alla sentenza della Corte che ha messo in difficoltà il governo.

Considerato il successo dell’iniziativa, è probabile che la Cdu faccia partire un altro ricorso relativo, questa volta, al fondo da 200 miliardi istituito lo scorso anno per sostenere imprese e famiglie tedesche nell’affrontare i costi impazziti dell’energia. Si tratta del fondo che ha messo un tetto al prezzo dell’energia elettrica e del gas per i consumatori tedeschi e che è servito tra le altre cose anche a nazionalizzare Uniper, andata in crisi quando è venuto a mancare il gas dalla Russia.

L’abitudine tutta germanica di ricorrere a «fondi speciali» che restano fuori dal bilancio sta finalmente venendo alla luce anche presso l’opinione pubblica. A fronte di un bilancio annuale di poco meno di 500 miliardi nel 2023, sono 869 i miliardi fuori dal bilancio di cui la Germania fa uso: 200 miliardi nel fondo per il clima (da cui ora spariranno i 60 miliardi cancellati dalla Suprema Corte), 200 miliardi per i sussidi energetici, 100 miliardi per la difesa e 369 miliardi complessivi per altri usi.

Insomma, una cifra pari quasi al doppio del budget annuale è in realtà fuori dal bilancio ufficiale, anche se si tratta di spesa pubblica a tutti gli effetti. Un artificio contabile che mette la Germania tra i Paesi formalmente virtuosi rispetto ai classici parametri di bilancio (debito/Pil e decifit/Pil) e che nasconde invece la reale situazione.

Inoltre, l’utilizzo di questi fondi per sussidiare le imprese tedesche sui costi dell’energia rappresenta, tanto per cambiare, un vulnus a due principi-chiave dell’Unione europea. Il primo è quello del divieto di aiuti di Stato, il secondo è quello della concorrenza sul mercato interno. È vero che il divieto di aiuti di Stato è sospeso ed è appena stato prorogato al 31 marzo 2024. Ma l’artificio contabile del «fondo speciale» permette alla Germania di sussidiare le imprese fuori dal bilancio, con ciò non appesantendo i parametri su cui l’Ue vigila.

Inoltre, la concessione di questi sussidi avvantaggia le imprese tedesche a discapito di altre, consentendo così alla Germania di occupare posizioni sui mercati.

Il giochino è ben noto in Europa, ma nessuno ha mai sollevato questioni ufficialmente.

Oggi a Berlino si incontrano Olaf Scholz e Giorgia Meloni, per siglare un accordo di cooperazione. Ma obiettivo dell’incontro è soprattutto trovare un’intesa sulle nuove regole relative al Patto di stabilità, in vista della cena del 7 dicembre in cui si discuterà della proposta spagnola. Il nodo è la percentuale di riduzione media annua del debito. È possibile che l’imbarazzo del governo tedesco sul fronte interno possa influenzarne la posizione sul tema, sino ad arrivare ad una posizione più morbida. Certamente quello attuale è il cancellierato più debole degli ultimi vent’anni.

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