Superata l’interrogazione del Colle. Conte: «Sarò l’avvocato degli italiani»
  • Al docente l’incarico dopo due ore con Sergio Mattarella: «Il mio programma si baserà sul contratto gialloblù». Smentiti i terroristi: «Confermo la collocazione europea dell’Italia». Giuramento forse martedì o mercoledì.
  • La svolta sul premier non sana le divisioni interne. I Di Battista, padre e figlio, attaccano il presidente della Repubblica: «Sarà come la Bastiglia».
  • Ribadita la linea su via XX Settembre. Vincenzo Fortunato guida la pattuglia dei grand commis.


Lo speciale contiene tre articoli.

Giuseppe Conte è premier (incaricato), e ora sì che l’Italia vive una svolta che si può definire storica senza cadere nella retorica. Il capo del governo legastellato fa il suo ingresso al Quirinale alle 17 e 27 di ieri. Alle 13 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo aveva convocato dopo aver «espressamente chiesto» (in modo irrituale), per l’ultima volta, a Luigi Di Maio e Matteo Salvini, di «confermare la proposta di conferimento dell’incarico per la formazione del governo al professor Giuseppe Conte», come da nota del Quirinale diffusa in mattinata. I «ragazzi», Di Maio e Salvini, avevano confermato, e per Conte si era quasi spianata la strada che conduce a Palazzo Chigi. Conte arriva con tre minuti di anticipo, in taxi: «Era tranquillo», racconta il tassista, «l’ho preso al volo a Corso Vittorio». Conte, completo scuro senza pochette, sguardo concentrato, per la prima volta stringe la mano al capo dello Stato. Una novità assoluta nella storia della Repubblica: i due non si erano mai visti, i primi minuti servono per sciogliere il ghiaccio. Convenevoli: Mattarella chiede a Conte della sua terra di origine, la Puglia, e del suo paese natale di 403 abitanti, Volturara Appula, in provincia di Foggia, al confine con la Campania.

Il colloquio tra Conte e Mattarella dura due ore: lunghissimo. Il capo dello Stato ricorda a Conte, minuziosamente, le responsabilità di indirizzo politico del presidente del Consiglio dei ministri. Mattarella chiarisce più volte a Conte che dei ministri parlerà con lui, e solo con lui. Scruta il premier incaricato, cerca di cogliere ogni sfumatura nelle sue parole, nei suoi sguardi. Il capo dello Stato non ha mai nascosto le sue perplessità sul modo in cui Conte è stato presentato agli italiani dai leader del M5s e della Lega: un esecutore, un garante della realizzazione dei punti inseriti nel contratto di governo.

Conte annuisce, rassicura Mattarella, dice al presidente della Repubblica di essere pienamente consapevole della responsabilità che lo attende. Il colloquio, cordiale, vira poi sulla necessità di mantenere gli impegni con l’Europa e con gli alleati della Nato. Il capo dello Stato manifesta a Conte le sue preoccupazioni sulla tenuta dei conti pubblici, sulle imminenti scadenze europee, sul quadro politico internazionale. Mattarella tiene moltissimo all’unità nazionale, torna sulle origini pugliesi di Conte per sottolineare la necessità di tenere alta l’attenzione sui problemi del Sud. Il premier ascolta con estrema attenzione ogni parola del capo dello Stato. Giuseppe Conte, il docente con «il cuore che batte a sinistra», allievo prediletto del notissimo giurista Guido Alpa, assicura il suo massimo impegno per le aree più disagiate del Paese.

Alle 19 e 21, il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, annuncia: «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito al professor Giuseppe Conte l’incarico di formare il governo. Il professor Conte ha accettato con riserva». È quasi fatta: il M5s è al governo, insieme alla Lega. Il nuovo bipolarismo italiano è in rampa di lancio: quello tra M5s e Lega è un accordo di legislatura, destinato inevitabilmente, al di là delle frasi di rito, a saldare l’alleanza tra Di Maio e Salvini.

Conte esce dal colloquio con Mattarella, pronuncia il suo discorso da premier incaricato: «Sono professore e avvocato», dice Conte, «ho perorato cause di varie persone e ora difendo l’interesse degli italiani in tutte le sedi. Dialogando con le istituzioni europee con gli altri Paesi mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo italiano. Sono disponibile a farlo senza risparmiarmi, con il massimo dell’impegno e della responsabilità». «Con il presidente della Repubblica», aggiunge, emozionatissimo, «abbiamo parlato della fase impegnativa e delicata e delle sfide che ci attendono e di cui sono consapevole così come sono consapevole di confermare la collocazione internazionale ed europea dell’Italia». «Il programma di governo», continua Conte, «si baserà sul contratto presentato dalle due forze politiche. Quello che si appresta a nascere è il governo del cambiamento. Se riuscirò a portare a compimento l’incarico, esporrò alle Camere un programma basato sulle intese intercorse tra le forze politiche di maggioranza. Il governo», scandisce Conte, «dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso, sul bilancio europeo, sulla riforma del diritto di asilo e il completamento dell’unione bancaria: è mio intendimento impegnare a fondo l’esecutivo su questo, costruendo le alleanze opportune e operando affinchè la direzione di marcia tuteli e rifletta gli interessi nazionali. Nei prossimi giorni», conclude Giuseppe Conte, «tornerò dal presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e in caso di esito positivo per sottoporgli la lista dei ministri; non vedo l’ora di iniziare a lavorare sul serio». Poi lascia il Colle, per incontrare i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. La prossima settimana, tra martedì e mercoledì, il governo Conte potrebbe essere alle Camere per ottenere la fiducia.


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