Di Maio choc : «Sulle pensioni d’oro un taglio del 40 per cento»
ANSA
  • Il governo non trova la quadra sui «numerini» da presentare a Bruxelles. Il ministro per lo Sviluppo economico annuncia che il prelievo per chi percepisce più di 90.000 euro lordi all’anno passa dal 25 al 40%. Matteo Salvini: «Tagliando al contratto».
  • Lo stanziamento, inizialmente di 85 milioni, bocciato dalla M5s Castelli. Ipotesi di pagare i premi di risultato agli statali in Btp.
  • Il sottosegretario Guido Guidesi: «Con la flat tax entro il 2020 tasse al 15% per 900.000 artigiani e commercianti, per lo stesso principio ci opporremo a una stangata sulle utilitarie. Su quota 100 siamo pronti da tempo, ora tocca al M5s muoversi sul reddito».

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Quando alle 18 di ieri pomeriggio si apprende che il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha partecipato al vertice sulla manovra a Palazzo Chigi, la sensazione che la maggioranza non abbia ancora messo a punti tutti i dettagli della legge di Bilancio diventa certezza. Al tavolo c’erano il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. «La riunione», spiegano fonti di governo, «era finalizzata a trovare la sintesi politica su alcuni emendamenti alla manovra e non era pertanto richiesta la presenza del ministro». Tria aveva incontrato Conte in tarda mattinata, poi aveva lasciato Palazzo Chigi senza farvi ritorno. Il vertice, iniziato alle 16, non è stato dunque risolutivo: «È stato un buon vertice», dice Salvini mentre lascia la riunione, alle 17 .30, «stiamo affrontando gli emendamenti, dai finanziamenti alle metropolitane di Roma e Milano ad alcuni aiuti che erano rimasti fuori dalla prima stesura della legge di bilancio». «Non è un vertice decisivo», commenta Fraccaro, «è uno dei tanti vertici. Stiamo parlando della manovra e di tutto ciò che gira intorno alla manovra, stiamo discutendo di più punti».

In sostanza, non c’è ancora l’intesa sul punto fondamentale: quali correzioni apportare alla finanziaria per proseguire la trattativa con la Commissione europea. Ci vorrà ancora del tempo, saranno necessari altri incontri per decidere se, e eventualmente in che misura, tagliare quel 2,4% del rapporto deficit/pil previsto per il 2019, il pomo della discordia con l’Unione europea. Si resta quindi nel campo delle ipotesi: Conte avrebbe prospettato la possibilità di appianare i contrasti con Bruxelles riducendo la previsione al 2%; la Lega non sarebbe disposta a scendere sotto il 2,2%. Fino a quando non si sarà trovata la quadra all’interno della maggioranza, è impossibile andare a trattare con Bruxelles, ed è anche e soprattutto per questo che ieri fonti della Commissione europea hanno fatto sapere che l’incontro tra Conte e il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, annunciato per martedì prossimo a Strasburgo, non è confermato.

«Nel corso del vertice», sottolinea Di Maio al termine del summit, «abbiamo affrontato alcune questioni da portare nella legge di bilancio al Senato. È in corso una trattativa con l’Europa che va avanti, per portare a casa la manovra, non tradire i cittadini e le promesse ed evitare la procedura di infrazione. Il debito lo vogliamo abbassare grazie ai soldi per gli investimenti che riguarderanno soprattutto le strade e il dissesto idrogeologico. L’Europa vuole una manovra che abbassi il più possibile il debito pubblico e il debito non si abbassa con l’austerity. Dobbiamo aumentare gli investimenti e il potere d’acquisto. Il 2,4%? Io», dichiara Di Maio, «non sono affezionato al numero ma pretendo il rispetto delle norme che riteniamo fondamentali. Le relazioni tecniche ci potrebbero indicare che potrebbero servire meno soldi per il reddito di cittadinanza e quota 100, pur mantenendo la stessa platea. Non abbiamo dati ufficiali ma siamo convinti che potrebbero servire meno soldi. Quindi», aggiunge Di Maio, «a febbraio la pensione minima sarà aumentata a 780 euro e partirà quota 100, e a marzo partirà il reddito di cittadinanza. Il taglio delle pensioni d’oro entrerà nella legge di bilancio al Senato la settimana prossima e quindi passiamo dal 25% al 40% di tagli». È questa la novità più significativa del vertice: il taglio per chi percepisce da 90.000 euro lordi all’anno in su (ovviamente per la parte eccedente questa soglia) sarà più consistente di quello annunciato inizialmente. Negli stessi istanti, Salvini rilascia una dichiarazione destinata a far discutere: «Rivedere il contratto di governo? Si potrà fare. Magari», dice il leader della Lega, «quello che abbiamo stabilito a maggio del 2018, a settembre del 2020 va ri-tarato».

Pochi minuti dopo il ministro Fraccaro, a nome del governo, pone la questione di fiducia alla Camera sulla legge di bilancio. La discussione generale, andata avanti per l’intera giornata, e interrotta nel pomeriggio per consentire il rinvio in commissione del testo per verificare le coperture di 18 misure approvate nei giorni scorsi, aveva fatto registrare alcuni momenti di forte tensione. A infiammare l’aula, l’intervento di Maria Elena Boschi: «Avete combinato un disastro», esclama l’ex ministro del Pd, «e l’avete chiamata manovra del popolo perché pagherà il popolo: l’Italia ha perso credibilità, gli italiani i risparmi, le imprese hanno perso la fiducia, voi la faccia». Il riferimento ai risparmi scatena la reazione del relatore, Raphael Raduzzi del M5s,che nel corso della replica affonda il colpo contro la Boschi: «I risparmiatori», scandisce Raduzzi, «sono stati danneggiati dai vostri governi, noi abbiamo ampliato il fondo per rimborsare i truffati dalle banche».

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