Sei o nove mesi: caos sulla durata del pass
  • Spuntano le ipotesi sulle modifiche al certificato: per spingere la terza dose, la validità di un anno sarà accorciata. Cresce la guerra al tampone: gli «esperti» vorrebbero fornire la card solo ai vaccinati o coi test molecolari. Andrea Costa smentisce: «I criteri non cambiano».
  • Occhi puntati sui cortei, ma sui contagi della città pesano gli ingressi dalla Slovenia.

Lo speciale contiene due articoli.

Non c’è proprio nulla da fare, le feste incupiscono il ministro della Salute che studia come rovinarci il Natale. Per Roberto Speranza l’orologio si è fermato 365 giorni fa, a un brutto mese di continui allarmi e criticità. Ma se il 16 novembre 2020 ci furono 27.354 nuovi casi, 3.492 pazienti si trovarono in terapia intensiva, 32.536 erano ricoverati per Covid e quasi 700.000 in isolamento domiciliare, oggi la situazione di ospedali e rianimazione non è preoccupante.

I contagi risalgono, però stiamo parlando di 5.144 nuovi positivi, +161 ricoveri, +17 posti letto occupati in terapia intensiva su tutto il territorio nazionale. Quindi le strutture sanitarie non sono in affanno, lo sono solo Speranza e i suoi tecnici del Cts che smaniano per convincere il premier Mario Draghi della necessità di adottare nuove restrizioni. Come se un Paese obbligato a lavorare, frequentare l’università, spostarsi, fare attività sportiva, condurre una vita sociale solo se in possesso del certificato verde non fosse già vessato a sufficienza. «Il governo si vede costretto a potenziare il sistema di contenimento del virus», scriveva ieri il Corriere della Sera, senza ponderare la mostruosità di quelle parole.

Elencava una serie di possibili provvedimenti di politica sanitaria, il tutto mescolato alle solite considerazioni su come è stata brava l’Italia a vaccinare ad applicare il green pass «tanto da essere presa a modello», che fanno sentire i cittadini presi per i fondelli. Se i più hanno risposto all’invito della doppia dose e molti non si sottrarranno alla terza, se gli italiani possono respirare solo con il lasciapassare, che bisogno c’è di togliere ulteriori libertà e ridurci senza ossigeno, pronti davvero per il ventilatore meccanico? Niente da fare, il messaggio a reti unificate è che siamo sull’orlo del precipizio per colpa dei non vaccinati e, si comincia a dirlo, anche di coloro che rifiutano il terzo richiamo.

«Siamo a un passo dalla zona gialla», ha dichiarato il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga , «dunque è chiaro che l’invito che continuo a fare è vaccinarsi, se ancora non lo si è fatto, e a fare la terza dose dopo i sei mesi». Non si è limitato a questo, ha preso le parti di «chi ha seguito le regole» e si è comportato diversamente «da chi, invece, porta in giro fake news, non vuole partecipare alla campagna vaccinale, racconta fandonie sul vaccino».

Per il governatore leghista, che è a capo anche della Conferenza delle Regioni, «non possiamo fare pagare il prezzo di eventuali nuove chiusure ai vaccinati, che hanno difeso sé stessi e gli altri, partecipando alla campagna vaccinale». Così ha detto, invocando il modello austriaco come molti stanno facendo negli ultimi giorni. Tutti, però, si guardano bene dal dire che il lockdown imposto dal governo di Vienna solo per i no vax, non impedisce loro di andare a lavorare dopo aver fatto tamponi a costo zero, forniti gratuitamente. Una misura voluta e posta come condizione da Pamela Rendi Wagner, ex ministro della Salute di professione immunologa.

Da noi, invece, si sta pensando di far pagare ai lavoratori non più i 15 euro del tampone antigenico ma il costo ben superiore (dai 50 ai 100 euro, non calmierato) del Pcr. Tra i test «non sono paragonabili i molecolari, molto più affidabili perché esaminano un frammento dell’acido nucleico, e gli antigenici che rilevano una parte della proteina spike», ha sostenuto sul Corriere l’epidemiologo Donato Greco, componente del Comitato tecnico scientifico.

Gli «esperti», dunque premono per escludere il tampone rapido dalla procedura per rilasciare il green pass, consentendo solo il molecolare, oppure di forzare ulteriormente il cittadino a vaccinarsi riducendone la validità da 48 a 24 ore. Sarebbe una spesa insostenibile per il lavoratore. Sempre nell’ottica di aumentare le restrizioni, per indurre a fare la terza dose senza imporla per legge ma asfissiando il cittadino, i cervelloni del Cts studiano a come dare un taglio alla durata del green pass. Non più dodici mesi, forse sei, anzi nove: giocano sulla validità di un certificato vergognoso, rimangiandosi promesse fatte senza il supporto di fondamenti scientifici.

L’immunità da vaccino dopo sei mesi è solo un ricordo, quindi bisognava intervenire su quel pezzo di carta o quel codice che ti fa sentire falsamente al sicuro. Intanto i vaccinati si sentono presi in giro. E coloro che non vogliono il farmaco anti Covid sono sotto assedio. «Non vogliamo creare conflitto sociale, ma anche oggi l’80% dei ricoverati in terapia intensiva non sono vaccinati. Fossero anche il 50%, sarebbe comunque un dato pesante perché i non vaccinati rappresentano solo il 15% della popolazione veneta», dichiarava ieri il presidente della Regione, Luca Zaia. Eppure qualche scienziato lo ammette: «Ci sono molte evidenze sul fatto che questa infezione possa diventare endemica, ha spiegato Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, in una intervista su Huffingtonpost.it. «Pochi casi, ma ripetuti nel tempo, con una stagionalità invernale e questo virus si presenterà come uno dei tanti virus respiratori che ci infastidiscono». Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ha detto che la situazione epidemiologica «è sotto controllo in vista del Natale» e ha aggiunto che i criteri per ottenere il pass non cambieranno. Ma ormai il caos è servito.

Speranza, invece, pensa a fermare i treni se un passeggero avverte qualche sintomo (tosse, bubboni purulenti?), facendo poi sanificare il convoglio.


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