Il piano di Salvini per tagliare le tasse
  • Il progetto del Carroccio su Irpef e cuneo presentato a 46 sigle datoriali e di lavoratori. Su questo o i leghisti la spuntano o andranno a elezioni anticipate. Il leader è netto: «Prima di settembre decidiamo se votare».
  • I grillini portano in cdm il dl sulle crisi d’azienda: 10 milioni per Whirpool e polizze per la gig economy.
  • La manovra assorbirà la proposta di Alberto Gusmeroli: il balzello sarà unito all’Imu ma soprattutto ridotto per molti.

Lo speciale contiene tre articoli.

Operazione politica ed economica a tutto campo, quella messa in campo ieri da Matteo Salvini, prima incontrando le parti sociali al Viminale, e poi tenendo una conferenza stampa particolarmente affilata. Sintetizzando: un piano economico ambiziosissimo, alla Trump (meno tasse, più investimenti); la minaccia di elezioni anche a brevissima scadenza, se ci fossero ostacoli a realizzarlo; e un fuoco di fila di attacchi rispetto alle bandiere grilline, a partire dal salario minimo.

Cominciamo dall’osservazione a più forte intensità politica: «Noi non siamo incollati alle poltrone, se non riusciamo a fare le cose bene non ci costringe il buon Dio. Questo» ha scandito Salvini «lo vediamo da qui a breve, anche prima di settembre». E ancora, tanto per puntualizzare di chi saranno le responsabilità di un’eventuale frenata: «Anche oggi le parti sociali ci hanno chiesto di fare bene e fare in fretta su infrastrutture, crescita e tasse, dove purtroppo la competenza non è mia». E così, nelle loro diverse posizioni, Danilo Toninelli (al quale verremo più avanti) e Giovanni Tria sono stati avvisati.

Per tutta la giornata (sia in conferenza sia nel lungo incontro con il mondo produttivo) il leader leghista ha insistito sulla necessaria robustezza della manovra d’autunno: serve una frustata, ha fatto capire, ben diversa dalla logica degli «zero virgola» troppe volte seguita dall’Italia: «Ci vuole una manovra vera, con soldi veri per investimenti, opere pubbliche, infrastrutture». «In un quadro economico con dati congiunturali caratterizzati da luci e ombre» ha proseguito Salvini «il problema è la crescita del Pil allo 0,1%. La situazione dei consumi è ferma, bisogna prenderne atto. È vero che aumenta il numero dei lavoratori e diminuisce il numero dei disoccupati, però bisogna anche considerare la qualità del lavoro. Nella grande distribuzione e nei negozi il potere reale d’acquisto delle famiglie è fermo. La situazione del paese presuppone una manovra che vada oltre la spesa corrente, servono investimenti».

E qui è arrivato il messaggio più forte indirizzato a Tria: «La manovra non può essere un gioco delle tre carte. È impensabile fare una manovra a costo zero», ha aggiunto il leader leghista in conferenza stampa. «Chiunque era al tavolo oggi diceva che se vuoi fare una manovra coraggiosa non la fai a costo zero, altrimenti sei mago Merlino. Chiunque parli di manovra come gioco delle tre tavolette non fa parte del nostro progetto d’Italia». Tradotto in termini brutali: è impensabile che la manovra si riduca a una partita di giro: tanti soldi si levano di tasse, e altrettanti se ne riprendono tagliando le tax expenditures. Salvini vuole invece un gioco a somma positiva per il contribuente: l’unico compromesso possibile è l’entità, tutta da determinare, di questo differenziale positivo. La richiesta esplicita di Salvini, come posizione di partenza, è che quella somma positiva sia almeno di 10-15 miliardi.

Su questa base (no agli ostacoli politici, altrimenti elezioni; e sì a una manovra shock), Salvini chiede la disponibilità altrui (e contemporaneamente offre la propria) a un confronto robusto con Bruxelles: «Per il piano straordinario di investimenti occorre discutere con l’Ue alcuni vincoli in base ai quali nulla di quello di cui abbiamo parlato da ore sarebbe possibile». Ed ecco l’impegno del leader leghista: «Sono pronto ad andare a contrattare la flessibilità necessaria con l’Europa per spendere su questi obiettivi». E a Bruxelles Salvini ha recapitato un primo messaggio sul rapporto deficit/Pil: «Di sicuro non si può stare sotto il 2%. Ci sono alcuni interventi che non possono aspettare come i 2,5 miliardi per le scuole o per i ponti».

Quanto aI riottosi alleati M5s, Salvini non ha fatto mancare bordate, almeno su tre fronti. Primo, la Tav: «Tutti dicono che c’è bisogno di infrastrutture, porti, aeroporti. Noi voteremo qualsiasi mozione che sostenga crescita, futuro, progresso e mobilità. Mi stupisce che nel 2019 ci sia chi dice no al progresso». Secondo, il salario minimo: «Abbiamo registrato un “no” unanime da tutte le sigle presenti al tavolo: un salario minimo imposto per legge farebbe diminuire le tutele dei lavoratori. Evidentemente qualcuno una riflessione dovrà farla». Terzo, la giustizia: secondo Salvini, le parti sociali presenti al tavolo del Viminale hanno chiesto «tutte il superamento dell’abuso d’ufficio e del danno erariale».

Salvini non ha fatto mancare attenzione al settore immobiliare: «Stiamo lavorando all’eliminazione della Tasi e alla riorganizzazione della tassazione sulla casa». È il passaggio che il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha accolto come un insieme di «impegni precisi»: ora – ha aggiunto – «i proprietari attendono i fatti».

Il leader leghista non ha infine risparmiato colpi, per tutta la giornata, all’indirizzo del ministro più discusso, Danilo Toninelli: «Non mi sembra all’altezza di gestire le infrastrutture di un Paese bello ma difficile come l’Italia», ha detto Salvini a Radio 24.

Quanto al mondo sindacale, vanno segnalati due atteggiamenti opposti. Per un verso, Maurizio Landini, leader della Cgil, che non ha partecipato in prima persona all’incontro del Viminale e ha fatto sapere che per lui il tavolo è quello di Palazzo Chigi. Per altro verso, invece, la soddisfazione e l’impegno del segretario dell’Ugl Paolo Capone: «I provvedimenti adottati dal governo vanno nella giusta direzione e hanno prodotto alcuni segnali positivi. Per favorire la crescita economica, tuttavia, è necessario intervenire attraverso misure come la flat tax per i redditi compresi tra 25 e 60.000 euro. Parallelamente, occorre rilanciare gli investimenti pubblici attraverso una politica industriale più coraggiosa».


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