Padoan, i soldi all’estero 
e  l’autarchia 
di «Repubblica»
ANSA
  • Il quotidiano prima se la prende con Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico del Carroccio, poi consiglia ai lettori di investire su oro e prodotti finanziari americani o tedeschi.
  • Polemiche sul leghista perché detiene obbligazioni straniere legalmente e nei depositi titoli di banche italiane. Silenzio invece sul ministro uscente Pier Carlo Padoan che ha 50.000 euro e una proprietà immobiliare oltreconfine.


Lo speciale contiene due articoli.

Occhio: se avete intenzione di fare politica, dovete essere certi di avere una situazione finanziaria immacolata. Niente titoli di stato tedeschi, zero obbligazioni americane, divieto assoluto di azioni francesi. Prima di pensare a qualche incarico ai vertici dello Stato fareste dunque bene a controllare il vostro stato patrimoniale, perché un domani qualcuno potrebbe rimproverarvi di avere in portafogli qualche investimento straniero, segno evidente di intelligenza con il nemico. Se infatti è vero che con l’Europa unita sono cadute le frontiere e c’è la libera circolazione degli uomini e delle merci, al momento non esiste ancora la libertà di mettere i propri soldi dove si vuole. Chi lo fa, chi cioè investe fuori dai confini nazionali, se ricopre un incarico politico rischia di vederselo rinfacciato. Ne sa qualche cosa Claudio Borghi Aquilini, uno dei consiglieri economici di Salvini. Ex trader della Deutsche bank poi divenuto docente della Cattolica, Borghi è un sovranista, cioè uno di quelli che sognano di riportare in Italia le decisioni economiche che oggi sono trasferite a Bruxelles. Non solo. L’ex funzionario della banca tedesca è tra coloro che teorizzano l’uscita dall’euro e la riscoperta della lira. Fin qui nulla di strano: chiunque può coltivare le proprie idee, anche quelle meno realizzabili. La parte «imbarazzante» della faccenda l’ha spiattellata però ieri mattina il quotidiano La Repubblica, che a freddo ha riprodotto la dichiarazione patrimoniale che lo stesso Borghi ha presentato al consiglio regionale della Toscana, dove fino al 4 di marzo ricopriva l’incarico di capogruppo della Lega. Nella pagina pubblicata dal giornale diretto da Mario Calabresi risultano in bella evidenza due investimenti all’estero. Sì, avete letto bene: 350.000 euro di obbligazioni non italiane e 50.000 euro di titoli ugualmente stranieri. Apriti o cielo: ma come, il sovranista che vuole uscire dall’euro, i suoi soldi li porta all’estero? Bella coerenza. Invece di comprare azioni italiane e buoni del tesoro della nostra Repubblica, aiuta lo straniero. Il povero Borghi ha provato a spiegare che l’investimento è stato fatto in Italia, con una italianissima banca, e che il portafogli è custodito in Italia anche se le obbligazioni sono di un altro Paese, ma è stato tutto inutile, perché i censori hanno tirato diritto.

Tuttavia in questa faccenda ci sono una serie di cose buffe. La prima è che a tirare fuori la storia è stato Davide Serra, un finanziere italiano molto caro a Renzi, ma soprattutto un tipo che ha il suo quartier generale a Londra, da dove muove pacchi di milioni spostandoli in tutto il mondo là dove ci sia da far affari. Che Serra rimproveri a Borghi di avere poche centinaia di migliaia di euro in titoli stranieri è un po’ come il bue che dà del cornuto all’asino, perché gran parte dei soldi che Serra muove sono investimenti italiani che grazie a lui sono finiti oltre frontiera. Tuttavia questo è niente. Il meglio è stato scoprire che se Borghi ha 400.000 euro in valuta, il nostro ministro dell’Economia ne ha molti di più. Pier Carlo Padoan, l’uomo che secondo il ragionamento di Serra e dei vari censori dovrebbe difendere l’italianità degli investimenti, i risparmi li tiene anche, come spiega Maurizio Tortorella qui sotto, in conti e immobili all’estero.

Però la parte più comica di questa vicenda non è rappresentata né da Serra né da Padoan, ma da Repubblica che mentre da un lato denuncia gli investimenti di Borghi, dall’altro li caldeggia. A pagina 11 dello stesso quotidiano che vorrebbe imporre l’autarchia degli investimenti, sotto il titolo «Spread in corsa e instabilità, come tenere la rotta del risparmio» si possono infatti leggere i consigli degli esperti per difendere i propri soldi. E che si trova in quelle righe? Il suggerimento di investire all’estero i risparmi. «Ipotizzare l’uscita dall’euro per l’Italia rappresenta uno scenario inedito nelle conseguenze e molto poco rassicurante», scrive il giornale debenedettiano. «La nuova lira infatti subirebbe una svalutazione del 15-25% e visto l’alto debito pubblico, il 132 % del Pil, l’ondata di vendite proveniente dall’estero sarebbe davvero massiccia, con effetti pesanti. Per chi ritiene però che si possa davvero giungere a una scelta del genere, il consiglio degli operatori è piuttosto netto: l’unica protezione è mettere quanta più distanza possibile dall’Italia. Ad esempio investendo in dollari, oro, beni rifugio in generale, titoli di stato americani – i Tresury bond rendono il 2,7 % – ma anche Bund tedeschi». Proprio quello che ha fatto Borghi. Dunque da un lato La Repubblica attacca il deputato leghista per aver comprato titoli esteri, dall’altro suggerisce ai lettori di seguirne l’esempio. È vero che, come dimostra Di Maio, questi sono tempi di grandi giravolte, ma che le opinioni cambino appena girata pagina ancora non lo sapevamo. Sarà anche la Repubblica delle idee, ma devono essere idee un po’ confuse.




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