- Scontro tra esecutivo e Regione sui sanitari sospesi. Il sottosegretario Gemmato (Fdi) promette l’impugnazione della legge. Michele Emiliano lo snobba: «Si dimetta». Pure Vincenzo De Luca isola i non vaccinati. Il ministro nicchia: «Decidano gli ospedali dove impiegarli».
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Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, non ha alcuna intenzione di applicare senza discussioni il decreto del governo guidato da Giorgia Meloni che ha disposto il rientro in servizio dei medici non vaccinati, a partire dallo scorso 1 novembre. Si tratta, come è evidente considerato che parliamo in tutto di 10 medici, di un tentativo strumentale di mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo. Emiliano si appella a una legge regionale della Puglia del 2018 che impone la vaccinazione agli operatori sanitari contro 10 malattie, alla quale è stato poi aggiunto, nel 2021, il Covid. Il suo collega campano, Vincenzo De Luca, prende a sua volta posizione: «Ho inviato», dichiara De Luca, «ai Direttori generali della Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere una direttiva, con la quale si fa obbligo di definire l’impiego del personale sanitario non vaccinato contro il Covid, in concomitanza con la disposta reintegra in servizio. Saranno, quindi, messe in campo», aggiunge De Luca, «le necessarie azioni dirette a contrastare ogni ipotesi di contagio, evitando il contatto diretto del personale non vaccinato con i pazienti».
Torniamo alla Puglia: «Lo Stato centrale», dice a Sky Tg24 il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, di Fdi, tra l’altro pugliese, «non può essere derubricato da una Regione. Nella legge regionale della Puglia è previsto l’obbligo vaccinale anche per il Covid, che non c’è più. Questa legge verrà impugnata. Fra i medici considerati no vax ci sono anche medici che si sono sottoposti a due dosi di vaccino», aggiunge Gemmato, «che hanno contratto la malattia e per questo hanno chiesto l’esenzione a un nuovo richiamo». Michele Emiliano va all’attacco: «Gemmato», replica il presidente della Puglia, «è un politico di lungo corso e dovrebbe sapere che tra leggi nazionali e leggi regionali nelle materie concorrenti come la sanità non c’è un rapporto di gerarchia che fa prevalere le prime sulle seconde, salvo che ci sia una lesione delle attribuzioni del Parlamento. Prendo atto che Gemmato, farmacista», aggiunge Emiliano, «si cimenta in arditi ragionamenti giuridici annunciando l’impugnazione della legge pugliese, e così facendo fa fare al governo del quale fa parte da qualche ora una pessima figura. I termini per l’impugnativa infatti sono ampiamente scaduti. Uno così dovrebbe immediatamente dimettersi per la sua inadeguatezza».
Clamorosa per i toni oltre che per i concetti espressi la presa di posizione di Danny Sivo, Direttore sanitario della Asl di Bari: «Tornano», scrive Sivo su Facebook, «i no vax in corsia? Mi preoccupa tantissimo che persone che non credano ai vaccini possano esercitare la professione sanitaria di medico o infermiere, poiché significa che siamo dinnanzi a sciamani e non a professionisti. Gente», aggiunge Sivo, «che non si cura della propria salute figuriamoci cosa pensa di quella del prossimo. Sarò inflessibile».
In Puglia, dicevamo, sono 10 i medici del sistema sanitario regionale a non aver ricevuto la vaccinazione anticovid, mentre sono 103 in totale i dipendenti, considerando tutti gli operatori del comparto. «La situazione di questo personale sanitario», spiega l’assessore alla Sanità della Puglia, Rocco Palese, «è regolata dalla legge regionale, che consente solo agli operatori che si sono vaccinati, secondo le indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente, di poter accedere a determinati reparti ospedalieri. La legge regionale 2021», aggiunge Palese all’Ansa, «della Puglia che estende l’obbligo vaccinale agli operatori sanitari anche per il Covid è stata già vagliata e approvata dal governo e dalla Corte costituzionale, e sono trascorsi i termini. Per questo motivo non è impugnabile. La Regione Puglia individua i reparti dove consentire l’accesso ai soli operatori che si siano attenuti alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente».
I reparti sono quelli di oncologia, ematologia, radioterapia, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, emergenza-urgenza e pronto soccorso, terapia intensiva e rianimazione, oltre a quelli dove vengono eseguiti trapianti o gestiti pazienti trapiantati, le unità dove vengono trattati pazienti dializzati, e quelli dove vengano trattati altri pazienti immuno-compromessi. «Sono, altresì, da considerarsi ad alto rischio di trasmissione di queste malattie infettive», recita la legge regionale, «le strutture ambulatoriali/consultoriali dove vengono assistite donne in gravidanza e bambini, nonché i servizi vaccinali». Dunque, i medici non vaccinati in Puglia non possono essere impiegati in questi reparti.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, nicchia: «Ho letto di polemiche su quello che questi medici andranno a fare», commenta Schillaci al Corriere.it, «ma quello che andranno a fare saranno sono le singole direzioni sanitarie a deciderlo, valutando il posto migliore dove i medici reintegrati potranno andare a lavorare. La scelta di non vaccinarsi è un problema deontologico, che dovranno affrontare gli Ordini dei medici e quelli professionali. Lascerei a loro la definizione di tutto questo». «Questa», dice a La Stampa l’infettivologo Matteo Bassetti, «è la rivincita dei no vax: un movimento antiscientifico che si era tranquillizzato, adesso avrà gli strumenti per dire che aveva ragione a mettere in guardia dai vaccini».
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