• Giulio Centemero: «Chiedono sequestri di un denaro che non c’è. E non possono toccare la nuova Lega per Matteo Salvini».
  • Il capo leghista ribadisce: al Quirinale per incontrare il presidente sulla vicenda dei fondi del Carroccio. Ma dal Colle è gelo: «Il capo dello Stato è all’estero, nessun contatto». L’Anm: «I magistrati non perseguono fini politici, emettono sentenze».
  • La caccia ai milioni leghisti non fa fibrillare i 5 stelle. La linea è: «Roba vecchia». I grillini: «Storia che non riguarda il vicepremier». Solo per il ministro Alfonso Bonafede le critiche leghiste sono «cose da seconda Repubblica».

Lo speciale contiene tre articol

Onorevole Centemero, tutta l’Italia parla dei milioni della Lega. Il Pd vi dice: «Restituiteci i soldi rubati».

«Cazzate».

Prego?

«Molti non lo sanno. E molti altri fingono di non saperlo: quella dei “49 milioni di euro rubati” è una balla clamorosa».

Giulio Centemero è il tesoriere della Lega di Salvini. Giovane, laureato alla Statale, è l’ultimo amministratore della Lega nord, l’unico che può ricostruire cifre e conti. Si sottopone a una raffica di domande, fornisce la sua versione dei fatti alla Verità, spiega perché secondo lui la sentenza di Cassazione contiene «un clamoroso abbaglio».

Scusi onorevole, quella sentenza parte proprio dalla cifra: «49 milioni di euro da sequestrare alla Lega». Come sono arrivati a quel numero?

«Glielo spiego. Prima del 2012 esisteva ancora il finanziamento pubblico».

Ovvio: lo prendevano tutti i partiti.

«Il Pd, tanto per fare un esempio, nello stesso periodo in cui noi maturavamo 49 milioni di euro ha incassato 189 milioni. In piena legittimità, sia chiaro: per ogni voto si prendeva un euro e rotti».

Molti hanno capito che la condanna a Bossi e Belsito è maturata per aver gonfiato il rimborso elettorale truccando i bilanci.

«Anche questo non è vero: 49 milioni di euro non sono una cifra gonfiata da qualche trucco. Era quello che a noi spettava per la somma dei contributi maturati – in base ai voti! – nel 2006, nel 2008 e nel 2010».

Questi soldi venivano rateizzati.

«Esatto: il che trasformava le cifre in un finanziamento costante nel tempo. Pensi che ho percepito gli ultimi rimborsi maturati dalla Lega ancora nel 2016».

Secondo le carte, Bossi e Belsito hanno sottratto 500.000 euro da quel totale.

«Anche questo è un conto induttivo. Sa che nel dispositivo della sentenza questa cifra non viene mai quantificata?».

Si può dedurre dagli atti, però.

«Sì, perché alcune perizie stimano – non accertano – che Belsito possa aver gestito una cifra tra i 300.000 euro e il milione di costi “non inerenti” al bilancio reale. Così, per convenzione, si arriva alla cifra di 500.000 euro».

Ma quindi i 49 milioni sottratti non esistono?

«Esatto. Non sono in nessuna sentenza!».

Ma allora dove sono finiti quei soldi incassati, quasi tutti prima che lei diventasse tesoriere?

«Sono stati quasi tutti spesi: meno la parte, come abbiamo detto, usata in maniera indebita da Belsito».

L’Espresso si domanda: ma se non ci sono le pezze d’appoggio, forse i 49 milioni sono diventati un «tesoretto» nascosto, ancora oggi, da qualche parte?

«Balle, non esiste alcun tesoretto. Le do due cifre: in quel periodo la Lega ha speso 24 milioni per le risorse umane e 20 milioni in campagne elettorali».

44 milioni di euro in totale.

«Quindi le due voci principali coprono quasi tutta la spesa».

E sono soldi tracciabili?

«Sta scherzando? Ci sono i contributi Inps regolarmente pagati, da cui si può ricostruire la cifra di cui le parlo».

La tesi dei giornalisti che hanno scritto sui vostri conti è: non si sono costituiti parte civile contro Bossi perché Bossi in cambio li ha fatti accedere a quel tesoretto.

«Mi piacerebbe avere un tesoretto. Ma visto che non esiste, non possiamo accederci. Salvini non si è costituito contro Bossi perché mentre era impegnato nella successione politica al fondatore del suo movimento non poteva usare dei procedimenti legali per avvantaggiarsi contro di lui».

Nessun accordo sottobanco?

«Basta quello che era sulla scena. L’idea di Salvini dopo la sua vittoria era semplice: ho bisogno di unità per far resuscitare la Lega. Tiriamo una linea sul passato. Se ci pensa, è quello che è accaduto».

Però la Lega con questo gesto, graziava i dirigenti che aveva cacciato dal proprio ponte di comando!

«Anche questo non è vero, La Lega resta parte offesa. E il pubblico ministero – ovviamente – avrebbe il dovere difendere la parte offesa a prescindere dal fatto se si costituisce o no».

Quindi sta dicendo che non meritate quella condanna?

«Se Luca Telese sottoscrive domani dieci euro per la Lega, quei soldi ci vengono sottratti prima che la Lega possa usarli».

Così dice la sentenza…

«È un controsenso. Alla Margherita, dopo la condanna del suo tesoriere, i soldi sono stati restituiti. In quel caso hanno deciso che il partito era vittima del raggiro. Perché, se condannano Belsito, dovremmo esserne complici?».

L’Espresso ha fatto l’elenco di alcune cifre – pagamenti da 200 a 300.000 euro – finiti alle finanziarie del suo partito.

«La Padania è stato un buco nero, ma fino a che è stato possibile abbiamo sostenuto giornale, radio, e dipendenti».

Però L’Espressodice che anche adesso ci sono movimenti strani, scatole cinesi…

«Spulciando le cifre dei bilanci senza capirle, accostano eventi che nulla hanno a che vedere l’uno con l’altro. Il conto della Sparkasse di Bolzano, quando sono arrivato, l’ho chiuso io per riportare quello che era rimasto da noi».

Quindi non sono soldi vostri quelli di cui parla il settimanale?

«Assolutamente no. Non sono della Lega! Il bello è che la Sparkasse ha fatto anche un comunicato per dire che non erano nostri. Ma capisco che immaginare o suggerire che sia un tesoro nascosto dia più soddisfazione».

L’ultimo bilancio lo ha firmato lei. Come campate senza finanziamento pubblico?

«Con tre voci importanti: il contributo del 2 per mille, le erogazioni liberali di chi ci sostiene e il tesseramento».

A un certo punto, nel 2014, viene considerato sospetto un passaggio di quasi 6 milioni di euro dalla Lega nord alle leghe nazionali.

«Ma è una donazione!».

Un trucco per prevenire la confisca, insinua qualcuno.

«Macché! Prima avevano un sistema folle per cui tutti i costi erano centralizzati».

Cambiato dopo l’inchiesta.

«Nel sistema costruito da Belsito, se non pagavo una bolletta a Savona, il sollecito arrivava a Milano! Era una trafila inefficiente, che fra l’altro ci esponeva a dei rischi. È lo stesso modello – tanto per farle un esempio – seguito dal Pd».

Però avete fondato un nuovo soggetto politico, la Lega per Salvini premier. Con finanziamenti diversi. Anche questa una mossa per scappare al sequestro?

«Per nulla. È nata una nuova realtà politica, diversa dalla Lega nord: lo stesso è accaduto tra Ds, Pd e Margherita. Le pare una manovra elusiva?».

Ma quella frase della Cassazione «sequestrare tutti i conti riconducibili» vuol dire che metteranno le mani nei conti della Lega per Salvini premier?

«Penso proprio di no. È un fatto logico: perché quei soldi non hanno mai lambito la Lega nord. Non hanno nulla a che vedere con le inchieste sui bilanci di Belsito».

Sosterrà questa tesi?

«Secondo me sono due soggetti giuridici autonomi. Tant’è vero che nel 2 per mille la Lega per Salvini e la Lega nord hanno due codici diversi».

I magistrati daranno un’altra interpretazione?

«No, l’hanno già data, pronunciandosi sul ricorso della Lega Toscana hanno sancito la “terzietà rispetto alla Lega Nord”».

Morale della favola: lei mi sta dicendo che quei 49 milioni di cui tutta l’Italia parla non esistono.

«Credo di averglielo dimostrato numeri alla mano: non abbiamo nulla da nascondere, li abbiamo spesi per fare politica. E di questo siamo orgogliosi».

Luca Telese


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