- Il tribunale di Sorveglianza riconosce il percorso fatto dopo la sentenza Mediaset e cancella lo stop della Severino. Per ora nessun effetto sulla trattativa: Fi attendista.
- Per Licia Ronzulli «c’è la fila di eletti in Fi pronti a farsi da parte». Ma l’ex premier può puntare su Niccolò Ghedini al Csm o sul favore della Lega alle elezioni in Trentino.
- Basata sul libro inchiesta di Luca Telese, «La Marchesa» racconta i retroscena dell’acquisto dall’erede Casati Stampa.
Lo speciale contiene tre articoli.
«Lo prenda, porta fortuna». Quando Silvio Berlusconi, venerdì alla mostra-mercato degli antiquari milanesi, si è fatto convincere da un gallerista ad acquistare un disegno di Chagall (nudo di donna, manco a dirlo), non pensava che gli effetti si sarebbero visti così presto. E invece da oggi è ricandidabile, riabilitato da quei giudici di Milano che per 25 anni hanno costituito il suo incubo notturno; rimesso in sella dal tribunale di Sorveglianza che gli ha restituito la tanto sospirata agibilità politica.
Il provvedimento è arrivato a sorpresa, in assenza dei legali Niccolò Ghedini e Franco Coppi che avevano presentato l’istanza di riabilitazione il 12 marzo scorso, e dei rappresentanti della Procura generale. Il tribunale ha valutato il percorso riabilitativo del Cav, ha ritenuto che fosse corretto e lineare (compreso il volontariato di quattro ore la settimana dagli anziani della Sacra Famiglia di Cesano Boscone) e ha deciso di cancellare per decorrenza dei termini gli effetti della condanna subìta nel processo sui diritti Tv Mediaset per frode fiscale. La mossa ha immediatamente fatto decadere l’incandidabilità decretata a suo tempo dalla legge Severino.
Così Berlusconi si è svegliato più leggero, più combattivo, e come dice la fedelissima senatrice Licia Ronzulli: «Con un fastidioso raffreddore, ma con un gran sorriso stampato sul volto». La prima telefonata è alla figlia Marina, che in queste settimane di vicissitudini politiche spesso sconfinate nel braccio di ferro personale gli è stata vicinissima.
Poi il provvedimento diventa la notizia del giorno. Il commento ufficiale è di Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato: «Dopo cinque anni di calvario giudiziario, politico e umano che ha impedito al leader del centrodestra di essere in campo in prima persona, siamo tutti felici. Quella del 2013 fu una sentenza ingiusta, a cui seguì l’ignobile e vergognosa defenestrazione di Berlusconi dal Senato, eseguita con modalità uniche e irripetibili, in aperta violazione dei regolamenti e del buonsenso. Quella dell’incandidabilità è una macchia indelebile che ha condizionato il corso della vita politica e della democrazia italiana, privando il centrodestra e milioni di elettori del loro leader indiscusso».
Applaude Matteo Salvini («Berlusconi candidabile è una buona notizia per lui e per la democrazia»), applaude Giorgia Meloni («È un atto di vera giustizia»), suonano a festa le campane in Forza Italia. Mara Carfagna: «L’Italia ha la fortuna di poter contare ancora sulla sua grande esperienza e sulla sua saggezza». Renato Brunetta: «Lui torna a rappresentare il popolo dei moderati che non si riconosceva in nessun leader in campo. L’Italia torna ad essere più democratica. Il centrodestra torna vincente e, dentro il centrodestra, torna ad essere vincente Forza Italia».
Anche un avversario politico come il ministro della Giustizia pro tempore, Andrea Orlando, deve ammettere: «La riabilitazione è frutto di una legge e va rispettata». Beppe Grillo che non trova la battuta («C’è del bullismo sul badante della nipote…») offre la misura della gastrite pentastellata per un ritorno inatteso e fastidioso.
Se il peso emotivo della decisione è enorme, quello politico per ora lo è meno, anche per volontà dello stesso Cavaliere. Le strategie non cambiano: Berlusconi rimane alla finestra con la sua «benevolenza critica» tendente allo scettico nei confronti del possibile governo 5 stelle-Lega. «Se lo faranno l’astensione è possibile, ma non scontata», va dicendo ai suoi. E se Salvini e Di Maio non ci riusciranno, si tornerà al voto con un Cavaliere risalito a cavallo. È invece probabile che il leader di Forza Italia rientri al più presto in Senato ad occupare il posto che adesso gli spetta.
Le vie per riottenerlo sono due. La più rapida è l’elezione degli otto componenti laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura che si terrà l’8 e 9 luglio, uno dei quali potrebbe essere Niccolò Ghedini, con scranno vacante a disposizione di Berlusconi. La seconda sarà il voto regionale in Trentino Alto Adige in ottobre. La coordinatrice Michaela Biancofiore assicura che sarebbe già pronto un collegio uninominale tutto per lui, con onorevoli di Forza Italia pronti a «scansarsi» per favorirlo. Al di là della mitologia, presto Berlusconi rientrerà in Parlamento e lo farà senza attendere la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, alla quale si era appellato contro l’illegittimità della legge Severino che nel suo caso aveva avuto effetto retroattivo, innescando un meccanismo di disparità e accanimento. L’ormai inutile decisione è attesa per l’autunno.
Il procuratore generale Roberto Alfonso potrebbe ricorrere contro la riabilitazione, ma per ora manifesta prudenza: «Non abbiamo ancora letto il provvedimento, solo dopo valuteremo cosa fare». Qualche margine di incertezza rimane, ed è in questa terra di nessuno che si è scatenata la polemica. I giudici del tribunale di Sorveglianza hanno ritenuto che Berlusconi abbia risarcito il danno, si sia ravveduto rispetto al reato e abbia messo in atto una buona condotta per il periodo intercorso fra la condanna e la scadenza dei tre anni di espiazione. Questo nonostante il Cavaliere sia coinvolto in procedimenti penali legati alla vicenda Ruby, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Secondo i magistrati avrebbe pagato alcune testimoni (con cedolini del 2016, durante la buona condotta) perché raccontassero il falso in aula sulla presunta nipote di Mubarak. Ma la Corte di Cassazione ha più volte sottolineato che «la pendenza di procedimenti penali non può essere ostacolo alla concessione della riabilitazione». Tutt’al più si potrebbe revocarla dopo un ricorso. Alla giustizia piace tanto ricominciare da zero.
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