«Mascherine pure a tavola». Mentre il Cts delira, Figliuolo si fa beccare in castagna
  • Il Comitato alle Regioni: «Protezioni giù solo mentre si mangia». Matteo Bassetti: «Ridicolo». Matteo Salvini: «Non lo permetterò». E un pranzo al chiuso del commissario diventa un caso.
  • L’obbligo dei tamponi e dei green pass soltanto se si tornasse all’arancio e al rosso.

Lo speciale contiene due articoli.

La manina dei cervelloni del Cts ha corretto con il lapis rosso le linee guida delle Regioni, inserendo osservazioni strampalate che hanno ben poca valenza scientifica. Forse gli esperti temono che il settore ristorazione possa diventare focolaio di Covid peggio che le discoteche in piena estate, per questo hanno aggiunto due righe che stanno facendo ridere e disperare mezzo mondo.

Invece dell’avvertenza: «I clienti dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo», perciò quando vanno in bagno, a salutare il conoscente al tavolo accanto o a pagare il conto, hanno cancellato con il rosso le ultime parole e aggiunto: «Tranne nei momenti del bere e del mangiare».

Lo scenario che prospettano è surreale. Persone costrette a fasciarsi la bocca tra una portata e l’altra, usando le mascherine a mo’ di tovagliolo per ripulirsi in gran fretta da tracce di sugo o gocce di vino, prima che arrivi il vigile a multare. Per fortuna, con il buon senso di cui è fornito diversamente da molti altri suoi colleghi, è intervenuto ancora una volta l’infettivologo genovese Matteo Bassetti, che sui social ha scritto: «Sono rimasto francamente colpito dalla decisione del Cts di far indossare all’interno dei ristoranti, quando si è seduti al tavolo, la mascherina tranne nei momenti del bere e del mangiare. Saranno cene in maschera o forse, potremmo pensare a progettare delle mascherine con la fessura per il cibo e magari bere con la cannuccia?».

L’esperto non ha usato mezzi termini: «Tutto questo è ridicolo e pericoloso», ha dichiarato. «Si tratta di una proposta imbarazzante senza alcun fondamento scientifico che genera solo paura e confusione. Se sarà adottata coprirà l’Italia di ridicolo rispetto al resto d’Europa e del mondo». Quanto al Comitato tecnico scientifico, Bassetti ha detto che «sarebbe un’altra brutta figura… solo l’ultima di una lunghissima serie. Ma perché in Italia troviamo sempre il modo solamente di complicare e mai di aiutare a capire e a semplificare?».

Già, se lo chiedono pure i cittadini che, invece di tirare un sospiro di sollievo per le zone bianche in arrivo, devono ancora fare i conti con misure prive di logica. Che si vada in un locale per una sola pizza o per degustare più portate, non fa differenza: l’obbligo di rimettersi la mascherina appena posata la forchetta o una volta finito di sgranocchiare il grissino, sempre costrizione ridicola e grottesca è.

Forse i tecnici del Cts sono rimasti fermi a un anno fa, quando degli inventori israeliani svilupparono una mascherina con una bocca telecomandata che consentiva di mangiare senza togliersela dal volto. Un dispositivo che avrebbe permesso di rendere meno rischiosi pranzi e cene al ristorante, all’epoca rigorosamente chiusi. Facendo pressione su una leva, la fessura nella parte anteriore della maschera si apre in corrispondenza della bocca e come nel videogioco Pacman si è in grado di inghiottire di tutto, anche se salse e gelati finiscono un po’ ovunque. Dovremmo forse ridurci così, quando siamo al tavolo di un locale?

Neppure negli Stati Uniti, dove i centri per la prevenzione e il controllo delle malattie hanno annunciato che le persone completamente vaccinate potrebbero smettere di indossare mascherine e distanziarsi, sia negli spazi chiusi sia all’esterno, nessuno si è sognato di imporre a chi non è immunizzato l’uso di un dispositivo di protezione mentre sta pranzando. Vale la regola di entrare in un locale con la mascherina, quando ti siedi te la togli e mangi in santa pace. Nel Regno Unito, che ha riaperto pub, ristoranti e bar dal 17 maggio, i clienti la indossano solo se non sono al tavolo e si devono muovere all’interno o all’esterno degli spazi. In Svizzera, nei locali la mascherina non deve essere indossata quando si sta seduti, ma appena ci si alza, mentre per il personale vige l’obbligo sempre, come in ogni altro Paese.

«Mascherine al ristorante anche a tavola? Assolutamente no. Me ne sono personalmente interessato e ho avuto risposta positiva: si mangerà e berrà tranquilli e “smascherati”, all’aperto e al chiuso, come è ovvio che sia», promette con un tweet il leader della Lega, Matteo Salvini. Le Regioni, infatti, non intendono accettare le correzioni del Cts e promettono battaglia. In attesa che si possa tornare al bar o al ristorante al chiuso anche la sera a partire dal prossimo primo giugno, intanto scopriamo che c’è chi ha anticipato i tempi.

Ieri il commissario straordinario all’emergenza Covid era a Perugia, per fare il punto sulla campagna vaccinale. Nella visita lo accompagnavano il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, e la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, poi all’ora di pranzo Francesco Paolo Figliuolo ha partecipato a un buffet allestito all’interno del Creo, il Centro di ricerca emato oncologica inaugurato nel 2015 nell’area dell’ospedale Santa Maria della Misericordia del capoluogo umbro. Le immagini del momento conviviale mostrano il generale assieme a decine di medici e autorità locali, che si aggiravano con piatti e bicchieri nel ristretto spazio messo a disposizione per il pranzo in piedi. Una scelta ben poco felice, quella di mangiare e bere al chiuso quando in Italia è ancora vietato. Milioni di cittadini hanno potuto vedere il generale che infrangeva le regole, per di più in una struttura sanitaria e con persone che alla faccia delle indicazioni del Cts, la mascherina la tenevano abbassata pur tra una portata e l’altra.


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