Le Regioni alpine contro il governo: «Stagione senza sci? Un suicidio»
  • Giuseppe Conte e Roberto Speranza orientati a tener chiusi gli impianti, a rischio un comparto che muove 3 miliardi l’anno. Gli assessori competenti protestano con l’esecutivo. Ma Andrea Orlando e il premier li gelano: «Idea irricevibile».
  • «La Verità» ha avuto i dati sui luoghi in cui sono decedute le vittime della pandemia. Solo il 9,7% è spirato in terapia intensiva, mentre la metà era nei reparti ordinari.

Lo speciale contiene due articoli.

«La riapertura delle piste da sci? Se le cose si fanno in sicurezza, tra l’altro all’aria aperta, credo si possa fare. Non vorrei che ci castrassimo anche su questo, chiudendo piste in Italia quando magari restano aperte quelle in Francia o in Svizzera così le persone andrebbero a sciare lì». Parole di buon senso, quelle dell’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, che a Radio Uno commenta con equilibrio e pacatezza il tema della riapertura delle piste da sci, ennesima grana che il governo del caos, quello guidato da Giuseppe Conte, non è in grado di risolvere, ostaggio dei rigoristi a oltranza guidati dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Già, Speranza, il ministro che non è riuscito a preparare l’Italia alla seconda ondata e che, invece di trarne le conseguenze e dimettersi, ora tiene in ostaggio circa 120.000 lavoratori del comparto sciistico, settore economico che ha un volume d’affari, indotto compreso, di circa 3 miliardi di euro l’anno.

Le indiscrezioni relative al prossimo dpcm di Conte, che dovrà essere firmato il 4 dicembre, il giorno dopo la scadenza di quello attualmente in vigore, segnalano la volontà del premier e di Speranza di tenere chiusi gli impianti, con conseguenze drammatiche per il settore. Una scelta che le Regioni del Nord, quelle più interessate dall’argomento, contestano con vigore. Gli assessori competenti delle Regioni alpine hanno inviato una lettera al governo nella quale chiedono di aprire gli impianti anche agli sciatori amatoriali, seguendo i protocolli di sicurezza approvati dalla Conferenza delle Regioni. Il documento è stato firmato da Martina Cambiaghi (assessore allo Sport e Giovani della Regione Lombardia), Daniel Alfreider (vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (vicepresidente della Regione Val d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo della Regione Friuli Venezia Giulia), Federico Caner (assessore al Turismo della Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo della Provincia autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport della Regione Piemonte).

«Pur con la piena consapevolezza», scrivono gli assessori, «delle difficoltà e delle incertezze dettate da questo difficile momento, tutto il sistema turistico sta lavorando alacremente per un avvio in sicurezza della stagione invernale con il coordinamento degli assessori agli impianti a fune di Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Siamo tutti ben coscienti delle difficoltà del momento ma vogliamo e dobbiamo guardare al futuro con atteggiamento positivo, consapevoli soprattutto dell’importanza che l’industria dello sci ricopre per l’economia italiana. Grazie all’approvazione delle linee guida per gli impianti sciistici potremo garantire un avvio in sicurezza della stagione invernale». Più lapidario Luca Zaia: «Una stagione senza sci per la nostra montagna sarebbe un suicidio», mentre il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, al contrario, parla di proposta «irricevibile» e di «demagogia irresponsabile». Dello stesso parere, per l’appunto, sembra anche Conte: «Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve», ha detto il premier a Otto e mezzo.

Le «linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici», approvate ieri dalla Conferenza delle Regioni, verranno sottoposte nelle prossime ore al Comitato tecnico scientifico e al governo per tentare di trovare un punto di equilibrio tra la tutela della salute e quella dell’economia. Questo regolamento, è bene sottolinearlo, prevede comunque la chiusura degli impianti per gli sciatori amatoriali nelle regioni rosse. In quelle gialle e arancioni, invece, si prevede di adottare stringenti misure di sicurezza. Le principali: obbligo di indossare la mascherina chirurgica sotto lo scaldacollo; riduzione del 50% di presenze in funivie e cabinovie rispetto alla capienza massima, che resta al 100% per le seggiovie; tetto massimo di skipass giornalieri; acquisto online di biglietti per evitare le code; distanziamento interpersonale di un metro in tutte le fasi precedenti il trasporto dei turisti; l’après-ski, ovvero lo svago al di fuori delle piste con aperitivi e spuntini, sarebbe consentito solo con posti a sedere nel rispetto delle regole già definite nei protocolli sulla ristorazione e pubblici esercizi. «Sarebbe una brutta notizia», sottolinea a Rai Radio Uno il campione di sci altoatesino Gustav Thoeni, che gestisce un albergo in provincia di Bolzano, «non aprire piste da sci, noi viviamo di questo. Si può sciare in sicurezza, al massimo sono più le funivie il problema». «Riaprire le piste da sci», dicono all’Ansa Alberto Tomba e Federica Brignone, la leggenda dello sci azzurro e la campionessa attuale, «per dare un segnale al Paese e salvare un settore dal fallimento certo. È molto importante che gli impianti aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile. Nello sci il distanziamento non è certo un problema. Le piste vanno aperte». Nella vicina Svizzera gli impianti sono aperti, con rigide misure di sicurezza.


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