La maggioranza non arriva alla fine del Mes
  • La riforma del Fondo salvastati spacca i giallorossi. I deputati grillini protestano: «Il Parlamento non può restare all’oscuro». Roberto Gualtieri non si smuove: «A dicembre ci sarà la firma». Poi Giuseppe Conte smentisce il ministro dem e sé stesso: «Puntiamo al rinvio».
  • Per Ignazio Visco i risparmi sono a rischio. Il Colle non può ignorare l’allarme. Finalmente la questione diventa politica: anche perché lo prevede la legge Moavero.

Lo speciale comprende due articoli.

Il governo giallorosso rischia di non arrivare alla fine del Mes: il caso della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, meglio noto come Fondo salvastati, sta letteralmente terremotando la maggioranza giallorossa e l’esecutivo guidato da «Giuseppi» Conte. Il Mes, lo ricordiamo, è quel fondo europeo finanziato dai membri dell’Unione che serve a sostenere i Paesi che debbano affrontare crisi finanziarie e rischio default, come è accaduto in Grecia. La modifica al centro della bufera prevede che il sostegno sia attivato in caso di turbolenze sui mercati del debito pubblico, ma solo a patto che ricorrano alcune condizioni: non trovarsi in procedura d’infrazione, avere da due anni un deficit sotto il 3% del pil e un debito pubblico inferiore al 60%. Condizioni nelle quali l’Italia non rientra, e che quindi esporrebbero il nostro Paese, in caso di necessità, a dover accettare una ristrutturazione del debito per accedere al fondo, con conseguente tracollo del sistema bancario italiano.

Le opposizioni, a partire dal leader della Lega e del centrodestra, Matteo Salvini, hanno accusato Conte di alto tradimento. Ieri, le solite «fonti di governo» hanno diffuso una velina che ha dell’incredibile: «Sulla ratifica della revisione del Meccanismo europeo di stabilita», hanno fatto sapere le fonti, «il Parlamento è sovrano. Il premier Giuseppe Conte respinge le polemiche visto che sul tema non c’è alcuna emergenza. Del resto», aggiungono le fonti, «Conte già a giugno ha chiarito al Consiglio Ue che la revisione del Mes va inserita in un pacchetto di riforme. Senza una logica del pacchetto, quindi, Roma, al Consiglio Ue di dicembre, punterà al rinvio della riforma, per la quale serve un ok unanime». Dunque, il governo sembra fare marcia indietro: niente firma e stop alla riforma del Mes? A questo punto, se la maggioranza giallorossa non fosse un circo equestre, dovrebbe dimettersi entro questa sera il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che poche ore prima aveva detto esattamente il contrario: «La firma del trattato», aveva affermato Gualtieri a Otto e mezzo, su La 7, «avverrà a dicembre e non penalizzerebbe assolutamente l’Italia. Sostengo il mio predecessore, il ministro Giovanni Tria, che ha condotto questo negoziato ed è stato bravo».

Ma del resto lo stesso Conte, appena 24 ore prima di diffondere la nota con il dietrofront, aveva fatto sapere che, a seguito di un suo intervento, «e dell’intenso confronto che ne è seguito, nel testo delle comunicazioni finali dell’Eurosummit è stata inserita la seguente formula: “Invitiamo l’Eurogruppo in formato inclusivo a proseguire i lavori su tutti gli elementi di questo pacchetto globale”, formula, questa, che non compariva nel testo precedente». Dunque: Conte si dice soddisfatto perché il testo è stato migliorato grazie al suo intervento, Gualtieri annuncia la firma a dicembre e dice che per l’Italia è tutto ok, ma Conte immediatamente dopo afferma che probabilmente non se ne farà più nulla. Tutto in 24 ore scarse. Più che un governo, un manicomio.

Probabile che a far cambiare idea a Conte sia stata la ribellione nella stessa (pseudo) maggioranza giallorossa: «Il Parlamento», hanno scritto ieri in una nota i deputati del M5s incardinati in commissione Finanze, «aveva dato un preciso mandato al presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all’oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa. Oggi è chiaro, invece, che la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare. Chiediamo al capo politico», hanno aggiunto i parlamentari grillini, rivolgendosi a Luigi Di Maio, «di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d’accordo».

Anche da Leu sono arrivate critiche: «Caro ministro Gualtieri», ha scritto su Twitter il deputato Stefano Fassina, «su che basi afferma che la riforma del Mes sarà firmata a dicembre? Chi ha dato al presidente Giuseppe Conte il mandato a firmare? Basta colpi tecnocratici all’interesse nazionale. Abbiamo già dato. Deve votare il Parlamento». «Il ministro Gualtieri», hanno precisato ieri intanto fonti del Mef, «ha inviato lo scorso 7 novembre al presidente della commissione Finanze Alberto Bagnai la richiesta di essere audito in merito alla riforma del Mes, della quale è stata programmata la firma in dicembre sulla base dell’intesa raggiunta dal Consiglio europeo nello scorso mese di giugno. L’audizione è stata calendarizzata per il prossimo 27 novembre». «Questo governo», attacca lo stesso Bagnai, «toglie lo scudo a manager che si apprestavano a mantenere in vita e sanare l’Ilva e lo mette a burocrati del Mes, il cosiddetto fondo salva Stati di cui l’Italia è il terzo contributore ma rischia di non poter accedere ai fondi che ha conferito».

«Conte», insiste Salvini, «venga subito in parlamento a dire la verità, il Sì alla modifica del Mes sarebbe la rovina per milioni di italiani e la fine della sovranità nazionale».


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