- Il leader della Lega: «Aperture anche domani se si può». Ma Enrico Letta e Roberto Speranza insistono sulla linea dura. Mariastella Gelmini parla di novità il 20 ed evoca maggio. Fra le ipotesi, via libera di sera a chi ha posti all’aperto.
- Ieri incontro fra Mario Draghi e Daniele Franco in vista del Cdm imminente. Ma il decreto rischia di rimanere impantanato. Fi: «Serve uno scostamento di bilancio mensile».
Lo speciale contiene due articoli.
«Si sta lavorando per le riaperture, un punto su questo tema verrà fatto la prossima settimana. Proviamo a fare qualcosa già per l’ultima settimana di aprile»: così una fonte di governo spiega alla Verità lo stato dell’arte sulla questione delle riaperture delle attività economiche, al di là di una polemica politica diventata incandescente. Il fronte «aperturista» guidato dalla Lega e da Forza Italia, ma che vede anche Italia viva tra i protagonisti, si contrappone a quello «rigorista» che ha come alfiere il ministro della Salute, Roberto Speranza, sostenuto dal Pd in un continuo botta e risposta mediatico. Del M5s si sono perse le tracce: troppi i problemi interni da risolvere per dedicarsi alle emergenze degli italiani.
I due schieramenti interni alla maggioranza che sostiene il premier Mario Draghi continuano a scontrarsi a colpi di interviste e dichiarazioni, anche se riaprire le attività economiche è, naturalmente, un obiettivo di tutti i partiti. Il tema è il «quando» e il «come» si procederà a queste riaperture. «Ad aprile», dice a Repubblica il ministro Speranza, «conviene tenere ancora la massima prudenza. A maggio, a seconda dei parametri del contagio e della capacità di vaccinare i fragili ci possono essere le condizioni per misure meno restrittive come quelle della zona gialla». La zona gialla, lo ricordiamo, è stata abolita fino al 30 aprile. Speranza raccomanda «grande cautela e prudenza», e alle critiche del leader della Lega, Matteo Salvini, risponde così: «Dico solo», sottolinea Speranza, «che trovo incomprensibile l’atteggiamento di chi sta al governo e si comporta come se fosse all’opposizione».
Non vuole sentir parlare di date il segretario del Pd, Enrico Letta: «L’intera politica italiana», dice Letta, «si è scatenata in questi giorni sul toto data, penso non faccia bene a nessuno questo scontro sulle date. Dire una data da parte di un politico vuol dire veramente dare i numeri al lotto. Il tema non è dire 15 maggio o 5 maggio», aggiunge il leader dem, «il tema è dire quando e a quali condizioni si riaprirà. Noi vogliamo che si riapra e dobbiamo dire che ci saranno due condizioni chiave per riaprire in sicurezza: la prima, aver vaccinato tutti gli over 60, la seconda è avere un tasso di contagi che sia attorno o sotto i 50 per 100.000 abitanti per sette giorni di fila. Quando saremo in grado di avere questi due elementi, entrambi sicuri», conclude Letta, «si riaprirà».
Sul versante opposto il leader della Lega Matteo Salvini: «Io penso che già nei prossimi giorni», spiega Salvini, «sia un dovere riaprire. Siamo ad aprile, laddove la situazione è sotto controllo non puoi prevedere altre settimane o mesi di sacrifici. La scienza è sempre scienza, laddove la situazione sanitaria è sotto controllo per quello che mi riguarda bisognerebbe riaprire anche domani. Come dice lo stesso presidente Draghi già dai prossimi giorni», argomenta Salvini, «laddove la situazione sanitaria sia sotto controllo, non credo sia un diritto ma un dovere riaprire attività economiche, sociali, sportive, culturali. Non si possono chiedere altre settimane e mesi di chiusura, di sacrifici, quando altri Paesi europei sono già aperti da tempo».
Più cauto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, della Lega: «Le riaperture? Spero già giovedì di portare le prime proposte al governo in tal senso», annuncia Fedriga a Un giorno da pecora, su Rai Radio 1, «in un’ottica costruttiva e collaborativa, trovando soluzioni per avere la massima sicurezza possibile garantendo la ripresa dell’attività economica. Come Regioni presenteremo una proposta di linee guida per le riaperture, senza voler dare una data precisa. Penso però che ci siano alcune attività che possono esser fatte in sicurezza: ad esempio quelle che si possono svolgere all’aperto, come mangiare stando seduti. Il problema», conclude Fedriga, «non è quando riapri ma come riapri». Già: come riaprire? Il governo sta lavorando a un allentamento dei protocolli di sicurezza, ad esempio per i ristoranti e i bar: che sia alla fine di aprile o all’inizio di maggio, la riapertura dovrà essere accompagnata da prescrizioni tali da consentire un incasso decente. Si pensa a concedere l’apertura anche di sera, ma solo per i locali che hanno posti a sedere all’aperto e su prenotazione. Anche per cinema e teatri si lavora a soluzioni per le riaperture, che potrebbero consistere nella prenotazione o nella presentazione di un certificato di avvenuta vaccinazione o dell’esito negativo di un tampone effettuato al massimo due giorni prima.
Le tappe di avvicinamento alle riaperture vengono illustrate nel dettaglio dal ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, di Forza Italia: «Dal 20 aprile», spiega la Gelmini, «ci sarà un punto in consiglio dei ministri per valutare la possibilità, sulla base dei contagi e dell’andamento del piano vaccinale, di qualche segnale di apertura già da aprile, ma maggio sarà il mese della ripartenza: tutti i ministeri sono al lavoro, stanno costruendo i protocolli per poter ripartire».
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