Non è servita a nulla la bufera causata dalla scoperta delle frequentazioni di ambienti vicini alla sinistra antagonista e di un verosimile, enorme sospetto di imparzialità nell’esercizio del proprio dovere. La giudice Iolanda Apostolico ha scelto di non astenersi dal dare sentenze sul dl Cutro o su provvedimenti relativi al contenimento dell’immigrazione illegale e, dopo quelli già decisi nei mesi scorsi, ha annullato il trattenimento nel Cpr di Pozzallo di altri quattro migranti richiedenti asilo, disposto dal questore di Ragusa. Con l’aggravante che, stavolta, la decisione è arrivata a valle della diffusione dei video risalenti al 2018 che la vedevano manifestare contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini e il blocco della nave Diciotti assieme a militanti dell’ultrasinistra, in un contesto che non aveva lesinato cori offensivi e minacciosi anche all’indirizzo delle forze dell’ordine.
Di fronte a ciò, la reazione della maggioranza, che già nelle scorse settimane aveva chiesto a gran voce che i competenti organi dei togati (vedi Csm) si attivassero per evitare che la Apostolico tornasse a occuparsi di questi dossier (con questo esito scontato), hanno comprensibilmente rinfocolato la polemica sulla politicizzazione della magistratura e sull’uso strumentale delle sentenze per contrastare l’azione del governo, surrogando di fatto il ruolo delle forze d’opposizione. Ma sul tavolo c’è una questione a dir poco annosa, e cioè quella del corporativismo delle toghe, incarnato dal Consiglio superiore della magistratura, incapace da sempre di sanzionare le condotte illecite degli appartenenti all’ordine e piuttosto orientato a garantirne la totale immunità.
E non è un caso che, dopo l’ultima sentenza targata Apostolico, sempre più esponenti del centrodestra stiano concentrando su Palazzo dei Marescialli la propria vis polemica, con un riferimento, talvolta velato e talvolta meno, a chi formalmente lo presiede e, dunque, potrebbe far valere, qualora lo volesse, la propria riconosciuta moral suasion per allontanare ogni sospetto di parzialità delle toghe.
Nessuno lo nomina direttamente, ma è chiaro che da ieri gli appelli al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si attivi per contenere il protagonismo politico di alcuni magistrati si sono moltiplicati. Il deputato leghista Stefano Candiani, interpellato dal nostro giornale, commenta anzitutto la nuova sentenza Apostolico, osservando che «è ancora più evidente che è in corso un’azione politica, condotta attraverso la magistratura, preordinata e tesa a scardinare l’azione del governo». «Dalla giudice Apostolico», prosegue Candiani, «mi sarei aspettato il rifiuto a esporsi nuovamente su questo tema e credo che quello che è successo chiami in causa direttamente la più alta magistratura per il governo dei magistrati, che è solo una ed è nota. Ognuno», conclude, «deve prendersi le sue responsabilità».
Gli fa eco il collega di partito e presidente del gruppo Id all’Europarlamento, Marco Zanni, secondo cui «è chiaro che, alla luce di questi fatti, chiunque possa avere legittimi dubbi e interrogativi in tema di terzietà e imparzialità». «Se un giudice vuol fare politica», prosegue Zanni, «può ovviamente lasciare la toga e candidarsi alle elezioni», per questo noi chiediamo da giorni una presa di posizione netta da parte delle istituzioni: cos’altro deve accadere prima che intervengano?». Sempre nel perimetro leghista, l’ex ministro Erika Stefani afferma che «le istituzioni democratiche non possono restare a guardare, i fatti emersi in questi giorni sconfessano i principi di terzietà e indipendenza delle toghe sanciti dalla Carta, serve un intervento da parte degli organi competenti». Anche Maurizio Gasparri, dal versante Forza Italia, invoca un intervento istituzionale: «Le sue posizioni», afferma, «meriterebbero valutazioni sotto il profilo disciplinare, che tardano a venire da parte delle autorità di governo e da parte del Csm. Mi auguro che questo nodo venga sciolto».
Numerose, ovviamente, le prese di posizione critiche dal partito del premier, tra le quali quella del capogruppo di Fdi in commissione giustizia al Senato, Gianni Berrino, il quale, «di fronte a un atteggiamento provocatorio», ribadisce «la necessità che la Apostolico provveda a rassegnare le sue dimissioni».
Naturalmente, la difesa d’ufficio delle opposizioni per la Apostolico non è venuta meno nemmeno di fronte alla sentenza di ieri. Gli esponenti delle forze di minoranza, infatti, anche in coincidenza di un question time sulla vicenda in commissione Affari costituzionali della Camera, hanno preferito concentrarsi su chi abbia girato il video della manifestazione cui ha partecipato il magistrato e su come questo sia poi arrivato a Salvini. Nessuna critica e nessun dubbio sulla liceità della condotta della toga. Al contrario, è arrivata la richiesta di indagini ed eventuali provvedimenti nei confronti degli agenti presenti in piazza per garantire l’ordine pubblico nel corso della famigerata manifestazione.
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