C’è una frattura nel governo di Mario Draghi. Si sta consumando sugli 80 miliardi che il colosso statunitense Intel ha deciso di investire sull’Europa, anche sull’onda del Chips act dell’Unione europea. Una buona fetta di quegli investimenti sarebbe dovuta arrivare in Italia, invece a spartirseli saranno soprattutto Germania e Francia. A noi arriveranno al massimo 4,5 miliardi per un impianto di packaging dei semiconduttori, che dovrebbe portare alla creazione di 1.500 posti diretti e altri 3.500 nella filiera.
A quanto pare dell’operazione sarebbe soddisfatto il ministro per l’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, mentre quello dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, sarebbe alquanto contrariato. Del resto la trattativa andava avanti da mesi. Già a metà dello scorso anno proprio Giorgetti aveva annunciato un dialogo con l’azienda di microchip di Boston. Sul tavolo c’era la possibilità che l’Italia ospitasse una delle sedi di Intel, si era parlato persino di uno stabilimento di produzione o almeno di un centro ricerche. Erano già state individuate anche le possibili location, prima Torino, poi Catania, quindi erano spuntati fuori anche Puglia e Veneto, infine c’erano state le solite baruffe campanilistiche italiane su a chi spettasse o meno. Il governo di Mario Draghi aveva messo in campo anche 4 miliardi di euro per convincere gli americani a portare in Italia i pezzi più pregiati.
Ma qualcosa non ha funzionato. Forse il nostro Paese, ha peccato, al solito, di poco lavoro di squadra. O forse, come suggeriscono i soliti ben informati, Colao non avrebbe fatto abbastanza per convincere «l’amico» Pat Gelsinger (amministratore delegato di Intel) a investire qui da noi. In sostanza il risultato finale è stato un mezzo disastro. E pensare che proprio Gelsinger, poco più di un mese fa, dalle colonne del Corriere della Sera aveva fatto sapere di aver incontrato «il premier Draghi, un uomo favoloso, il mio amico Colao (ex numero uno di Vodafone) e Giorgetti, rappresentanti di quello che è un grande Paese come il vostro».
Amici e uomini favolosi non sono bastati. I retroscena raccontano di un approccio diverso da parte dei due ministri. Sta di fatto che il risultato ha fatto sì che tedeschi e francesi abbiano lasciato il nostro Paese a bocca asciutta. Due giorni fa in Germania è stata ufficializzato che Intel investirà 17 miliardi di euro a Magdeburgo e costruirà due nuove fabbriche di chip. Nelle fabbriche si prevede di creare almeno 3.000 posti di lavoro. I lavori di costruzione dovrebbero iniziare nel 2023 e Intel prevede di avviare la produzione in serie quattro anni dopo. Si tratta con tutta probabilità del più grande investimento nella storia della Sassonia. Allo stesso tempo anche l’Irlanda riceverà altri 12 miliardi per una sede già esistente. Come detto, all’Italia arriveranno 4,5 miliardi. Mentre in Francia sorgerà il nuovo centro di ricerca. Qui verranno creati 1.000 posti di lavoro, 450 dei quali entro la fine del 2024. In futuro, la Francia diventerà quindi la sede europea di Intel per la progettazione di chip per computer ad alte prestazioni con particolare attenzione anche all’intelligenza artificiale. Saranno poi ampliate le sedi a Danzica e Barcellona, in Polonia e Spagna.
Giorgetti avrebbe voluto di più per l’Italia. Così, a quanto si mormora, a partecipare alle trattative per l’impianto di packaging sarà solo «l’amico» di Gelsinger, Colao. Sempre che non ci siano sorprese dell’ultimo minuto.
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