- I Comuni possono bandire concorsi per incrementare in modo temporaneo del 20% le vetture circolanti. Prevista una procedura più celere. Critiche dalle sigle, ma solo un sindacato vuol fermarsi.
- Dal cdm via libera a due decreti: le risorse saranno utilizzate per i mutui e il taglio delle tasse. Sospeso il tetto agli stipendi dei manager della società del Ponte sullo Stretto.
Lo speciale contiene due articoli.
Torna la burrasca, nei rapporti tra taxisti e governo, dopo lo scontro di un anno fa tra le associazioni di categoria e l’esecutivo, allora guidato da Mario Draghi, che non mancò di avere il suo peso negli eventi che portarono alla caduta. Ieri il Consiglio dei ministri, nella sua seduta di fine stagione, ha approvato nel dl ribattezzato Asset una serie di norme relative al servizio, che sostanzialmente consentirebbero un incremento del 20 per cento – seppure temporaneo – delle licenze nei grandi centri. Una misura non draconiana, che comunque non è stata accolta bene da alcune sigle, a partire dalla Cgil, che è arrivata a minacciare lo sciopero generale della categoria, nel caso le norme venissero confermate in sede di conversione in legge del provvedimento, al termine dell’iter parlamentare.
Ma andiamo per ordine: le innovazioni proposte dal governo prevedono che i Comuni capoluogo di Regione, le città metropolitane e i comuni sede di aeroporto internazionale possano aumentare fino al 20% le licenze, attraverso un bando internazionale aperto esclusivamente a veicoli non inquinanti. Inoltre, gli stessi Comuni potranno rilasciare licenze di taxi aggiuntive temporanee della durata non superiore a dodici mesi, prorogabili sino ad un periodo massimo di 24 mesi ma a favore di soggetti già titolari di licenze.
Nonostante la loro gradualità e temporaneità, queste misure hanno innescato la reazione immediata di una parte dei sindacati e delle associazioni dei taxisti. A distinguersi, è stato il sindacato di Corso Italia, che con una nota ha censurato duramente le intenzioni del governo: «Questo decreto così fatto», ha scritto Unica Cgil, «non deve essere convertito in legge: sciopero generale e mobilitazione sarà la nostra risposta. Unica Cgil non sarà né solidale né collusa con governi e ministri, che vogliono distruggere il servizio pubblico». E poi ancora: «Oggi due ministri avrebbero dovuto presentare il Dpcm sulla regolamentazione dell’uso delle piattaforme tecnologiche e i decreti sul Ren (Registro nazionale imprese) e sul foglio di servizio Ncc; invece sono assenti non giustificabili. Invece di affrontare e operare per risolvere i problemi strutturali del trasporto pubblico di linea, trovano il tempo e impegnano apparati dello Stato per smontare la legge 21/92. Il vero obiettivo», conclude la nota, «è solo quello di smantellare il servizio pubblico taxi, per fornire macchine e autisti al servizio del nuovo caporalato gestito dalle multinazionali».
Critica, anche se con toni meno perentori della Cgil, l’Ugl, che si espressa attraverso il responsabile nazionale taxi Alessandro Genovese prima della notizia definitiva dell’approvazione, quando era circolata una bozza i cui contenuti poi sono stati confermati: «Abbiamo espresso le nostre critiche sulle bozze che abbiamo letto sui social e sui giornali e, a questo punto, aspettiamo le decisioni del Consiglio dei ministri e il testo che uscirà dal Cdm per fare le nostre valutazioni su cosa fare». «Questo decreto d’urgenza», ha aggiunto, «non serviva, perché tutti gli strumenti per modulare l’offerta verso la domanda sono già in mano ai sindaci. Il fatto che passi il concetto che un tassista può avere più licenze lo vediamo come un cavallo di Troia. Se piace a quei politici che guardano al modello americano che sfrutta poveri lavoratori a vantaggio delle multinazionali, noi su questo ci opporremo fermamente».
Più o meno stesso concetto dalla Cisal: «Oggi viene imposto di fatto il cumulo delle licenze per i tassisti e ce lo pongono come un regalo. Non vogliamo regali. Per noi è un cavallo di Troia e siamo contrari. Questo innesca meccanismi di speculazione che non intendiamo avallare. Se vogliono darci delle compensazioni ci diano l’Iva agevolata per l’acquisto delle vetture, il credito d’imposta per l’acquisto del carburante, il riconoscimento delle malattie professionali e del lavoro usurante». Ma sul punto c’è da dire che nel testo non è prevista alcuna possibilità di cumulo delle licenze definitive. Anche Uritaxi ha espresso la propria insoddisfazione attraverso il presidente Loreno Bittarelli, ancora prima che il testo venisse confermato: «Sono troppe le criticità di metodo e contenuto», ha detto, «della bozza di Dl. Siamo stati convocati a valutare un testo che non viene fornito è, indubbiamente, una novità nei rapporti sindacali che certo non provoca consenso di metodo, ma se il testo che verrà approvato in Consiglio dei ministri corrisponderà alle indicazioni sommariamente forniteci sarà impossibile anche il consenso di merito». Sul fronte politico, prima della conferenza stampa che lo ha visto impegnato assieme a Matteo Salvini, Orazio Schillaci, Francesco Lollobrigida e Carlo Nordio, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, difendendo le norme, aveva avuto una riunione in videocollegamento con il presidente di Anci, Antonio Decaro.
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