Il giudice antigoverno verso il siluramento?
Marcello Degni (Imagoeconomica)
La Corte dei conti ha annunciato che esaminerà le dichiarazioni di Marcello Degni che sui social aveva esortato Elly Schlein a far «sbavare di rabbia» l’esecutivo. Lega e Fdi: «Dimissioni». Comica autodifesa del consigliere: «Ma io sono imparziale».

Voleva far «sbavare di rabbia» il governo, sognando l’esercizio provvisorio. S’è accontentato di fare il leoncino da tastiera su X, digitando un rabbioso post prefestivo. E adesso Marcello Degni, magistrato contabile indicato nel 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni, dovrà vedersela con il consiglio di presidenza della Corte dei conti. Che, con una nota, annuncia: «La questione verrà esaminata in via di urgenza nella prossima adunanza per le valutazioni di competenza». Insomma, sembra mettersi malino per Degni. Le sue parole «espresse su social media al di fuori di canali istituzionali, non rappresentano in alcun modo le posizioni dell’istituto» chiarisce la magistratura contabile.

Trenta dicembre scorso: mentre gli italiani si affannano a imbastire il solito bilancio annuale, il consigliere si rammarica per non aver visito il Paese scivolare nel baratro finanziario. E sotto il suo anatema tagga il segretario del Partito democratico, Elly Schlein: «Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo fatto recitare Marinetti». Riferimento alla citazione scandita in aula, quel giorno, da Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: «Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!». Parole che chiudono, appunto, il manifesto futurista del poeta amato dalla destra.

Ricapitolando: un consigliere dell’organo deputato a controllare le spese dello Stato, si duole per il mancato sfacelo dello Stato. Già, che disdetta. Sai che goduria, invece, se la legge di Bilancio non fosse stata approvata entro il 31 dicembre? Degni sarebbe corso davanti a Montecitorio, urlando come Tardelli ai Mondiali del 1982. Del resto, a parte la designazione su suggerimento di «Er Moviola», il consigliere non nasconde le sue tendenze politiche: «Economista, di sinistra, disilluso dei partiti italiani». E una fulgida esperienza da assessore al Bilancio a Rieti in una giunta guidata da Simone Pietrangeli, allora sindaco di Sel.

Il pirotecnico messaggio viene attaccato da un incalcolabile numero di illustri parlamentari della maggioranza. E vista pure l’indispettita nota della Corte dei conti, all’indifendibile consigliere tocca difendersi da solo: «La mia imparzialità non viene messa in discussione dal mio post, che oltretutto era una critica all’opposizione per dire: “In una situazione come questa in cui avete criticato la manovra, dovevate utilizzare tutti gli strumenti parlamentari per manifestare questa contrarietà, non tanto per i contenuti, ma per il metodo”».

Ah, ecco. Dopo l’armocromista, il consigliere sarebbe allora l’indispensabile funambolo contabile di Elly. Lo sprone, il pungolo, la coscienza. Ma la sinistra sonnecchia, schiacciata dall’imperante melonismo. Quel tweet di fine 2023, in definitiva, è solo l’indipendentissimo contributo di un servitore della patria alla smarrita opposizione. Compresa la garbata doglianza di non aver fatto «sbavare di rabbia» gli avversari. O l’equanime auspicio di «ostruzionismo». Nonché la benevola speranza di non avere visto rotolare il Paese verso l’«esercizio provvisorio».

Già, la sua «imparzialità non viene messa in discussione». Un post di rara assennatezza, in effetti. I malevoli, però, insinuano. «È inquietante che Marcello Degni, titolare del delicato ruolo di consigliere della Corte dei conti, prenda posizioni estreme palesemente contrarie agli interessi dell’Italia, al punto che nessuno in Parlamento ha osato sostenerle», dice il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. Che ricorda altre prodezze verbali dell’equilibratissimo: «L’esaltazione di Toni Negri, condannato in via definitiva per associazione sovversiva e concorso morale in rapina». Definito, dopo avere precisato di leggere Il Manifesto fin dal primo numero, un «maestro attivo». Augusta Montaruli, vice capogruppo meloniana alla Camera, aggiunge: «Chi riveste un ruolo così delicato non può comportarsi come un militante politico e partitico». Mentre il senatore della Lega, Claudio Borghi, chiede «l’immediata espulsione di Degni per evidente indegnità».

Molti invitano la taggata Schlein, già oggetto di numerosi ed entusiastici post del consigliere, a prendere debite distanze. Invano. Su Instagram la segretaria posta invece una foto con la cagnolina Pila, corredata da un’annotazione che sembra inconsapevolmente malandrina: «Ci aspetta un anno di lotte per un futuro migliore e più giusto».

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