Meloni salva la faccia a Landini: 740.000 euro per i libri della Cgil
Maurizio Landini (Ansa)

Ora dovrà dirle pure grazie. Alla cortigiana, alla portaborse di Trump, al premier di quel governo che nei giorni dispari meriterebbe «rivolte sociali». L’agosto di Maurizio Landini comincia con un filo di imbarazzo, visto che la casa editrice della Cgil perde 2,6 milioni ed è alla ricerca di un salvagente con l’ochetta che la mantenga a galla. Missione in parte compiuta, ma il donatore non è quello più atteso: si tratta di Giorgia Meloni che ha stanziato a fondo perduto 740.514 euro «per gli investimenti effettuati in tecnologie innovative» per il 2023 alla società Futura editrice srl, fiore all’occhiello culturale del sindacato rosso.

Pecunia non olet, anche se il bonifico giunge dal nemico che «affama gli italiani», l’obiettivo numero uno delle manifestazioni quattro stagioni, messe in piedi con centri sociali e pro Pal per «dare una spallata a questa maggioranza impresentabile». Parole e musica del segretario. Ma il contributo è arrivato, il tesoriere è contento e non si hanno notizie di prese di distanza dagli euri o di distinguo ideologici in tandem con l’Anpi o di «patentini antifascisti» anche per i contributi. Futura editrice incassa, la Cgil tira un sospiro di sollievo e il passivo si alleggerisce.

La ricetta neo-marxista per gli italiani evidentemente non tira sugli scaffali come sperano Elly Schlein e la coppia di fatto Bonelli-Fratoianni. All’Ultima spiaggia di Capalbio preferiscono Joel Dicker. Senza contare che l’editoria è una brutta bestia, chi non sa maneggiarla rischia il botto come con la dinamite. Ne sanno qualcosa a L’Unità, costretta a chiudere di nuovo i battenti a fine luglio a seguito della rottura della trattativa fra l’editore uscente Alfredo Romeo e il Pd, con i manager del Nazareno per nulla intenzionati a portarsi in casa un buco nero.

Già lo scorso anno la Cgil aveva registrato un forte passivo nel settore editoriale: 4,7 milioni nonostante un aumento di capitale e una cura dimagrante, visto che il 68% delle uscite è dovuto agli stipendi. Come spiega il sito Open, nell’ultimo periodo il fatturato è più che raddoppiato, passando da 2,9 a 6,6 milioni, ma sono cresciute anche le spese di produzione passate da 7,7 a 9,3 milioni, causa del nuovo buco in bilancio. Uno svenamento in piena regola che prosciuga le riserve e porta Futura su un pericoloso piano inclinato.

Il governo dei brutti e cattivi in versione samaritano ha pensato che veder annaspare Landini non è un bello spettacolo e ha deciso di lanciargli una ciambella. Gesto che nella filosofia della sinistra dei diritti (per le proprie tasche) non potrà mai presupporre reciprocità. Anche perché Roberto Saviano griderebbe su La7: questi ci vogliono comprare. La modalità è singolare e il salvagente arriva dal dipartimento editoria della presidenza del Consiglio. Esiste un fondo straordinario per l’innovazione e Palazzo Chigi ha deciso di inserire Futura editrice nel gruppo degli aventi diritto ad accedere a «misure a sostegno degli investimenti in tecnologie innovative realizzati da imprese editrici di quotidiani e periodici e da agenzie di stampa».

Poiché la società della Cgil non edita né quotidiani né agenzie di stampa ma saggi politico-sociali, il rischio era quello di far entrare un tassello quadrato in un foro rotondo. Soluzione: il contributo arriva per gli investimenti tecnologici operati da quattro pubblicazioni trimestrali come Rivista giuridica del lavoro (giurisprudenza), Rivista delle politiche sociali, Quaderni di rassegna sindacale e l’immancabile Critica marxista, più vintage di un Maggiolino cabrio degli anni Settanta. Quanto al resto, nel 2025 Futura ha pubblicato una ventina di libri su argomenti relativi al sindacato, sul ReArm dell’Europa, su mafia ed economia, sulle malefatte di Benito Mussolini (autore Paolo Treves) più un volume su Ordine Nuovo, si presume quello gramsciano (autrice Loredana Guerrieri). Il catalogo è completato da Antifascisti da sempre sugli 80 anni della Liberazione, con prefazione del Landini medesimo. Nella speranza che l’abbia scritta gratis.

Dovrà ringraziarla per la magnanimità del gesto, anche perché Meloni è stata molto generosa. I 740.000 euro sono pesanti rispetto ai 750.000 dati dal governo all’agenzia Ansa, ai 2,1 milioni al gruppo Corriere della Sera, ai 709.000 all’agenzia Italia, ai 480.000 al Sole 24 Ore, agli 1,7 milioni al gruppo Gedi (prima della vendita) per farsi prendere a pesci in faccia tutti i giorni. Tutte testate che giocano un altro campionato rispetto a Futura editrice, la cui innovazione tecnologica dev’essere stata a livello di una factory di IA della Silicon Valley. Qualche giorno fa Landini in bermuda tuonava: «Le borse degli italiani sono vuote». La sua meno, molto meno. Il governo «antidemocratico degli impresentabili» fa comodo anche a lui.

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