I grillini umbri han  fatto secco il Pd.
Ora devono resuscitarlo e votarlo
  • Le denunce del Movimento hanno decapitato a suon di scandali il potentato dem in regione. Ma ora avranno un candidato unico.
  • Pensa a suoi «cloni» per giunte M5s-Pd. In Campania vuole Raffaele Cantone anziché Vincenzo De Luca.

Lo speciale contiene due articoli

Ha meno abitanti di un quartiere di Roma, ma stavolta l’Umbria è davvero lo «centro de lo muno», titolo che Foligno – passata tre mesi fa al centrodestra dopo mezzo secolo di dominazione rossa – rivendica per sé da secoli. Il 27 ottobre si vota per la Regione e Luigi Di Maio, rinfrancando il Pd, ha proposto un’alleanza civica per fermare la Lega. Governano insieme, è normale. C’è un però. In Umbria si vota anticipatamente perché proprio i pentastellati hanno fatto fuori per via giudiziaria il sistema di potere che la sinistra tiene in piedi da mezzo secolo. Al Pd hanno arrestato il segretario regionale, Gianpiero Bocci, plenipotenziario ex democristiano che fu sottosegretario agli Interni con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni; l’assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini, ed è inquisita la presidentessa della Regione, Catiuscia Marini, costretta a dimettersi per volere di Luca Zingaretti, il segretario democratico. L’inchiesta è nota: concorsi truccati, una sorta di malaffare pervasivo nella gestione dell’Ospedale di Perugia con raccomandazioni, minacce e gestione da basso impero, almeno stando alle intercettazioni.

Come si dice in questi casi: l’inchiesta faccia il suo corso. Intanto però si vota. E non è un fatto politico secondario che a innescare le indagini siano stati due consiglieri regionali del M5s. Sarà divertente vedere Di Maio nelle piazze dell’Umbria a rivendicare l’operazione pulizia dall’egemonia dei piddini e – contemporaneamente – sostenere il candidato comune di costoro e del Movimento. La consigliera Maria Grazia Carbonari, commercialista folignate, è colei che ha mandato alle Fiamme gialle le denunce anonime e – col capogruppo grillino Andrea Liberati – l’8 maggio 2019 rivendicava sul Blog delle Stelle: «La Nazione scrive che dalle carte del Riesame emerge che l’inchiesta sulla sanitopoli umbra è partita dalle denunce del M5s. La notizia ci lusinga, ma non ci ascriviamo alcun merito: abbiamo solo svolto il nostro dovere, inoltrando in questi anni alle autorità competenti non una, ma decine di segnalazioni su un condizionamento politico-amministrativo di lunga data, così pervasivo da piegare tantissime imprese sane, capace di incidere sistematicamente e totalmente sulla vita dei liberi cittadini persino allorquando fossero pazienti di un ospedale».

Quattro mesi dopo, Luigi Di Maio va a braccetto del sistema Pd in Umbria. Anzi, legittima le affermazioni di Anna Asacani, – ora viceministro al Miur, però nel Pd avversaria dichiarata del commissario del partito Walter Verini, il liquidatore della Marini – che il 29 aprile al Messaggero dissse: «Tutti dobbiamo fare lo sforzo di passare il testimone a una classe dirigente nuova, a cui va dato spazio con generosità». Ma nella stessa intervista, sospettando che la Marini fosse stata spinta alle dimissioni, punzecchiava: «Quando indagano la Raggi diciamo che non si deve dimettere, poi arriva un avviso di garanzia al nostro governatore e si fa a gara a dire pubblicamente che deve lasciare. Siamo un po’ confusi». Luigi Di Maio continua a dire che Pd e pentastellati correranno separati, ma che ci sarà un «candidato civico» presidente della Regione, sul quale convergeranno. Per ora però non lo trovano. Dalla galassia del Pd un nome è già spuntato. È l’ ex presidente delle Confcooperative, Andrea Fora. Tre giorni fa però s’è scoperto che lo hanno rinviato a giudizio con l’accusa di frode in pubbliche forniture per un’inchiesta sulle mense scolastiche dell’Umbria. Lui ovviamente dice che non c’entra nulla, ma ai pentastellati la faccenda non va giù.

E allora, tanto per stare dalla parte del popolo, è spuntata la candidatura di Brunello Cucinelli, il re del cachemire, un self made man innamorato di Platone che vende maglioni a 2.000 euro. Cucinelli ha risposto: lusingato, ma continuo a fare quel che faccio. Nel frattempo – a Regione in via di smobilitazione – il 5 agosto il capogruppo pentastellato Andrea Liberati ha fatto secco un altro possibile uomo della società civile: il professor Walter Ganapini, scienziato e leader dell’ambientalismo che Liberati vuole cacciare dalla gestione dell’Arpa, l’azienda regionale che si occupa di ambiente e rifiuti. In Umbria, dopo mezzo secolo di governo del patto cattocomunista, trovare qualcuno che non sia parte del «sistema», come lo ha chiamato Walter Verini dandogli una connotazione positiva per rivendicare il tanto di buono che la sinistra ha fatto, compresa la gestione di Catiuscia Marini, è arduo e Luigi Di Maio pur di far secco Salvini sta legittimando il paradigma di tutto ciò contro cui il M5s è nato. Perciò l’Umbria diventa «lo centro de lo munno». Secondo come andrà, il governo giallorosso potrebbe franare (o i pentastellati farsi corrente del Pd mentre i renziani se ne vanno). Con Matteo Salvini che però gode di un bel vantaggio. La candidata del centrodestra unito: Donatella Tesei, dinamicissimo avvocato, sindaco di Montefalco, senatrice e presidente della Commissione Difesa di Palazzo Madama, è pronta a scendere in campo anche con una sua lista civica e – a meno di due mesi dalle elezioni – è l’unico candidato certo. La Tesei parte, se fanno fede le elezioni europee, con la Lega al 38,2%, pari alla somma di Pd (23,98%) e M5s (14,6%). Il centrodestra assomma il 54% dei voti. Perciò la sinistra passa dal soccorso rosso di Marx al soccorso dei rossi di Di Maio. Sic transit gloria mundi.

Carlo Cambi

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.