Domani l’incontro Ursula-Meloni. Ma stavolta l’Italia non è all’angolo
  • Domani la Von der Leyen in Italia per il lancio del libro che raccoglie i discorsi di David Sassoli. Il presidente del Consiglio spingerà sul cambio delle regole di gestione dei flussi dell’accoglienza. Con un occhio agli Usa.
  • Volodymir Zelensky chiede all’Italia l’invio di un sistema missilistico terra-aria Samp/t di ultima generazione. Ma sono pochi esemplari fondamentali per la difesa del suolo nazionale.

Lo speciale contiene due articoli.

Domattina, la numero uno della Commissione europea, Ursula von der Leyen, atterrerà a Roma. Avrà due incontri di natura e ambiente completamenti diversi. L’ex ministro tedesco parteciperà alla presentazione del libro che raccoglie i discorsi di David Sassoli a un anno dalla sua morte. Si intitola La saggezza e l’audacia. Discorsi per l’Italia e l’Europa. È ovviamente pubblicato da Feltrinelli e vanta la prefazione di Sergio Mattarella. Sul palco, per non mettere a disagio la Von der Leyen, ci saranno seduti (oltre al curatore Claudio Sardo) anche Enrico Letta e Romano Prodi. Due figure che di Europa se ne intendono e che incarnano bene il messaggio del volume. «Questo libro ci ricorda che l’Europa ha anche e soprattutto bisogno di un nuovo progetto di speranza, un progetto che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà», si legge sul sito della fondazione Feltrinelli, «un progetto che sia ovvio per tutti gli europei e che ci permetta di unirci». Una frase che indica perfettamente come la macchina dell’Ue sia stata pensata esclusivamente sulla carta e senza immaginare che nel mondo possano esserci eventi avversi o crisi economiche, politiche o addirittura militari. Per cui da oltre venti anni, a ogni problema, gli eurocultori ci raccontano che adesso è arrivato il momento di trovare l’unità o di fare il passo in avanti. Senza mai affrontare i problemi, ma solo tentando di superarli senza cambiare nulla dell’impostazione. Possiamo scommettere senza tema di perdere che domani nel consesso per ricordare l’ex presidente dell’Eurocamera accadrà lo stesso. Tanto più che il salotto apparecchiato attorno alla von der Leyen si alimenta esclusivamente di Europa. Per spiegarsi meglio, il modello della sinistra è da sempre lo stesso. Se qualcosa in Europa non funziona, allora serve più Europa. Solo in questo modo i burocrati di Bruxelles si garantiscono la permanenza. E il Pd l’esistenza, dal momento che da troppo tempo i dem non possono contare sul voto popolare. Ecco perché alla numero uno della Commissione l’altro ambiente e l’altro incontro sembreranno ostili, almeno nella forma. A margine della presentazione del libro, si terrà infatti l’incontro con Giorgia Meloni, la quale, grazie al carico di voti, rappresenta a pieno il governo italiano. E potrebbe per la prima volta trovare il modo di uscire dal circolo vizioso che ha caratterizzato l’ultimo ventennio. Domani le due politiche discuteranno dunque di temi a breve termine con riflessi sul lungo.

Patto di stabilità, Pnrr, difesa dei confini meridionali dell’Ue e, infine, guerra in Ucraina. Portata a casa la legge di Bilancio, sul tavolo ci sarà, inevitabilmente, il tema migranti, con il provvedimento con cui l’esecutivo ha voluto imprimere una stretta sulle Ong, e, al contempo, i messaggi giunti dall’Europa. Non spetta all’Unione europea analizzare «il contenuto del decreto» ma indipendentemente da cosa l’Italia stia facendo, ha infatti sottolineato nei giorni scorsi la portavoce della Commissione Ue, Anitta Hipper, «i Paesi membri devono rispettare la legge internazionale e la legge del mare: salvare vite in mare è un obbligo morale e legale». Ed è questo il clima che farà da contorno all’incontro. Inasprito dal fatto che per quanto riguarda l’adozione di nuove regole più funzionali alle esigenze degli Stati di primo approdo, tra i quali anche l’Italia, da gennaio e per i prossimi sei mesi la presidenza di turno del Consiglio Ue è della Svezia, nazione che non vede di buon occhio l’adozione di un assetto che garantisca una maggiore condivisione nella gestione dei flussi. Motivo in più per non andare allo scontro diretto. Il premier sa bene – e lo si comprende dagli interlocutori politici – che per cambiare le norme bisogna cambiare il contesto. La battaglia politica della destra non si combatte oggi ma nel 2024. Il recente incontro con Manfred Weber, rispetto al quale la presidenza del Consiglio ha rilasciato solo una foto, assume «un particolare valore politico alla luce dei nuovi equilibri che si vanno definendo a Bruxelles». A sottolinearlo è stato l’eurodeputato di Fdi, Nicola Procaccini, ricordando che «il dialogo tra Conservatori e Popolari prosegue da tempo e si rafforza anche grazie al fatto che le due forze politiche vanno consolidandosi nelle rispettive nazioni».

Ma il governo Meloni per chiudere il cerchio avrà bisogno nel corso dell’anno appena iniziato di portare a casa il sostegno dei Repubblicani americani. Solo con il background Usa sarà possibile un cambio di passo all’Europarlamento garantito dalla politica internazionale. L’arrivo di Kevin McCarthy in qualità di speaker della Camera apre nuovi scenari e al tempo stesso l’appoggio della comunità ebraica americana e della filiera repubblicana potranno riuscire a tenere l’equilibrio dentro un partito ancora politicamente «vittima» di Donald Trump. Per cui se da un lato le grosse partite del Patto di stabilità, delle norme sui confini e pure del grande pacchetto del Pnrr (ci accingiamo a rinegoziare alcune voci per via della galoppante inflazione) si concluderanno dopo le elezioni europee, la questione ucraina sarà invece il primo banco di prova. Il sostegno militare vedrà l’Italia allineata più agli Usa o alla Francia e alla Germania? E come ci giocheremo la posizione rispetto alla nostra presenza in Africa? Tutti interrogativi che si dipaneranno nelle prossime settimane.

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