Disfatta di Speranza: libertà a tavola
  • Compromesso tra governo e Regioni sui ristoranti: in zona bianca nessun limite ai commensali all’aperto, massimo sei al chiuso. Ma i governatori proponevano otto. Pressing di Massimiliano Fedriga per abolire il tetto in zona gialla, rimasto di quattro pure all’esterno.
  • L’Oms, spinta da Pechino, indaga sulla presenza del virus prima dei casi di Wuhan. Dito puntato anche sul nostro Paese.

Lo speciale contiene due articoli.

Lascia o raddoppia? Alla fine otto sono sembrati eccessivi al ministro della Salute e si è scelto un compromesso, però cambia anche se di poco il numero dei commensali che possono sedere allo stesso tavolo all’interno di un ristorante. Il governo ha ampliato da quattro a sei il tetto massimo consentito in zona bianca, e ha eliminato i limiti all’aperto accogliendo le richieste delle Regioni. Tra due o tre settimane sarà superato anche il tetto al chiuso, che non vale per due nuclei familiari, già da subito liberi di stare allo stesso tavolo. Secondo Roberto Speranza, una decisione così importante per la ristorazione non era «una questione centrale» e si era fissato a non voler più di quattro amici al bar, temendo che il Covid diventasse il convitato indesiderato delle allegre tavolate. «Farne un caso sarebbe una follia», sentenziava ieri sul Corriere della Sera, sventolando l’ipotesi di togliere il limite solo negli spazi esterni. «Le norme sono quelle che tutti conoscono, le supereremo gradualmente», ha dichiarato, fingendo di ignorare che non era una questione di apparecchiatura, ma di caos e di altre gravi perdite per i titolari dei locali.

«Evitiamo confusione e incertezza negli operatori», ammoniva invece Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni. C’è voluto così un tavolo tecnico, per decidere in quanti possiamo sedere a tavola quando abbiamo voglia di una pizza o di cenare in trattoria. Sarebbe stato istruttivo ascoltare gli esperti della Salute e degli Affari regionali (il ministro Mariastella Gelmini già l’aveva definita una «interpretazione errata», quella dei quattro a tavola), mentre ieri questionavano di posti in più o in meno. Nelle case, tra familiari e parenti si può essere anche in una dozzina al pranzo della domenica, ma in un locale pubblico scatterebbe l’emergenza sanitaria? Evitando lo scontro con le Regioni, ma anche il ridicolo davanti ai cittadini e l’ennesimo deterrente per il turismo, il governo ha poi dato ragione ai governatori e sconfessato Speranza che oggi firma l’ordinanza per sei a tavola al chiuso. «La zona bianca è un “premio”, non avrebbe avuto senso mantenere le stesse regole previste per la zona gialla. Torniamo alla normalità», commentava ieri la Gelmini con tweet.

Uno smacco per il ministro di Leu, sempre pronto a chiudere, limitare, soffocare libertà personali e attività economiche anche quando i contagi da Covid sono ai livelli più bassi. La sua linea non è passata nelle Regioni a fascia bianca e rischia di saltare pure in quelle ferme al giallo. Il presidente Fedriga ha infatti rilanciato la proposta di togliere i limiti di quattro avventori all’aperto anche nelle altre zone, senza aspettare il cambio di colore possibile su tutto il territorio nazionale forse a partire già dal prossimo 21 giugno (a eccezione della Valle d’Aosta), in concomitanza con la fine del coprifuoco. Se ne discuterà in un altro tavolo tecnico.

Al momento, le tre Regioni già bianche sono Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna, nelle quali non vale più la regola del rientro a casa obbligato, la circolazione è libera e dove sono state anticipate le riaperture di tutti quei settori la cui ripartenza era prevista tra il 15 giugno e il 1 luglio. Quindi convegni, fiere e congressi, parchi tematici, piscine al chiuso, centri termali, sale giochi, centri ricreativi e sociali, corsi di formazione pubblici e privati, competizioni sportive al chiuso. Riaperte anche le discoteche ma solo per ascoltare musica, non per ballare e anche su questo fronte c’è scontro con il ministero della Salute, perché governatori e gestori di locali chiedono il via libera magari con il green pass, il certificato che è obbligatorio in fascia bianca e gialla per gli invitati a matrimoni, cerimonie, banchetti.

Un lasciapassare che dimostri di essere vaccinati, o guariti dal Covid o la negatività a un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti, e che per il Garante della privacy può essere controllato solo dalle forze dell’ordine. Una soluzione improponibile, figuriamoci se poliziotti e carabinieri non hanno di meglio da fare che presidiare chiese, Municipi e i buffet dei ricevimenti. Quindi il governo deve trovare la figura adatta a verificare se gli ospiti sono a posto con il pass. Intanto, le coppie che hanno fissato la data delle nozze dopo aver atteso mesi, stanno impazzendo all’idea delle regole e dei controlli cui dovranno sottostare i loro ospiti.

Speranza, ieri a Oxford per il G7 dei ministri della Salute, parlava di un’Italia ansiosa di avere il green pass europeo. «Noi vogliamo accelerare per quanto possibile», rispetto al primo luglio indicato da Bruxelles, ha dichiarato. Intanto il nostro governo ha provveduto a velocizzare la questione posti a tavola, ignorando le indicazioni del ministro Cassandra. «Bisogna sempre distinguere l’aperto dal chiuso perché al chiuso ci sono molti più rischi. Siamo sulla strada giusta, dobbiamo insistere su questa strada», non ha trovato poi trovato di meglio da commentare Roberto Speranza, quando ha dovuto ingoiare il rospo dell’alleggerimento delle regole.


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