- Il vicepremier grillino incontra Matteo Salvini in una fase critica: il Movimento è diviso e la sua leadership traballa. In cambio di appoggio, ha dato via libera al rimpasto chiesto dal Carroccio dopo il sorpasso alle europee.
- «Non so se Siri sapesse dei 30.000». Vito Nicastri, socio di Paolo Arata, interrogato sul piano per tentare di corrompere il leghista: «Ho sentito dire della promessa di soldi, ma non che il politico ne fosse a conoscenza».
Lo speciale comprende due articoli.
Il faccia a faccia tra i due vicepremier c’è stato, ieri all’ora di pranzo. Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono incontrati a Palazzo Chigi.
Era stato Di Maio, più volte negli ultimi giorni, a chiedere un incontro al leader della Lega. In grande difficoltà all’interno del suo partito, Di Maio ha chiesto a Salvini una tregua, ma soprattutto ha cercato di intuire quali siano le reali intenzioni del ministro dell’Interno rispetto alla sorte della legislatura. Secondo alcune fonti, Di Maio avrebbe anche prospettato a Salvini la possibilità di riequilibrare la composizione del governo, offrendo al collega vicepremier la disponibilità a ragionare del famoso «rimpasto» post europee. Altri «spifferi» raccontano che Di Maio avrebbe detto a Salvini che le manovre del premier Giuseppe Conte, in tandem con il capo dello Stato Sergio Mattarella, per dare vita a un governo «del presidente» in caso di caduta dell’esecutivo, non avranno mai il suo sostegno. L’unico punto sul quale le fonti che abbiamo interpellato concordano, è che l’incontro tra Di Maio e Salvini è servito a rasserenare almeno un po’ i rapporti, non solo tra i due protagonisti ma anche tra Lega e M5s e che quindi l’ipotesi di elezioni a ottobre, ovviamente salvo risvolti imprevedibili, sia tramontata.
«Non c’è stato alcun pranzo», ha detto Matteo Salvini smentendo le voci che parlavano di un incontro a tavola, «io ho mangiato una mozzarella a casa da solo, poi voi scrivete quello che volete. Con Di Maio abbiamo parlato di opere pubbliche, cantieri e Tav. Io non litigo mai con nessuno», ha risposto il ministro dell’Interno a chi gli chiedeva se avesse siglato la pace con Di Maio, «se il governo fa, il governo va avanti. La questione aperta è la prossima manovra economica: io e la Lega pensiamo a un forte taglio delle tasse per lavoratori, famiglie e imprese. Per farlo devi aprire un confronto con l’Europa perché non devi sottostare alle imposizioni dell’Europa. Se tutti sono disponibili ad aprire un confronto per il bene dell’Italia e degli italiani facciamolo. Se invece qualcuno ha paura o ha dei dubbi me lo dica. Se c’è la volontà di costruire, si va avanti», ha proseguito Salvini, «ma bisogna essere in due. Aver sbloccato la Tav e altre opere è un buon segnale, ma voglio capire qual è l’idea di manovra economica».
A proposito di manovre, non economiche ma di politica internazionale, non sfugge agli osservatori più attenti un dato: immediatamente prima di incontrare Salvini, Luigi Di Maio ha fatto visita all’ambasciatore degli Stati Uniti, Lewis Eisemberg, nella residenza di Villa Taverna. I due hanno parlato di vari temi, si è appreso, e anche dell’affaire Savoini: «Gli Usa», ha detto Di Maio, «sono il nostro principale alleato. L’Italia è sempre leale verso il patto atlantico».
Il legame del M5s con gli Stati Uniti è da sempre molto solido, ma negli ultimi tempi Washington ha visto con preoccupazione alcune prese di posizione dei pentastellati, in particolare sull’intesa con la Cina per la Via della Seta e – la scorsa settimana – sulla risoluzione sul Venezuela approvata dal Parlamento europeo, che ha chiesto agli Stati membri di applicare «sanzioni supplementari» contro il regime di Nicolas Maduro, sottolineando la «viva preoccupazione per la grave situazione di emergenza in Venezuela che sta mettendo seriamente a repentaglio la vita dei cittadini del paese» e ribadendo il pieno sostegno al «legittimo presidente ad interim, Juan Guaidò, e all’Assemblea nazionale, che è l’organismo democratico legittimo».
La Lega ha votato a favore della risoluzione (entrando quindi in rotta di collisione con la Russia, che sostiene Maduro), mentre gli europarlamentari del M5s si sono astenuti. È molto probabile che l’ambasciatore Eisemberg abbia chiesto a Di Maio quali sono le prospettive del governo italiano su questo fronte, così come sulla tensione sempre più alta con l’Iran.
Tra i temi dell’incontro tra Salvini e Di Maio, anche il nodo delle autonomie: «È un argomento», ha detto Di Maio prima di incontrare il ministro dell’Interno, «che credo meriti tutto il tempo che serve, perché è un intervento epocale. Noi saremo i garanti dell’unità nazionale. Non vogliamo che il Centro-Sud venga penalizzato da un’autonomia che deve servire solo a due regioni. Ma si farà», ha aggiunto Di Maio, «senza l’assunzione regionale dei docenti, con il fondo di perequazione e i livelli essenziali di prestazioni per il Centro-Sud, si farà solidale perché la Repubblica è una e indivisibile».
Dunque, l’incontro tra i due vicepremier – il primo dallo scorso 11 luglio – è stato interlocutorio. Di Maio si trova in una posizione che definire scomoda è un eufemismo: si è messo contro il premier Conte e non riesce a uscire dall’imbuto in cui è precipitato, inevitabilmente, dopo il flop alle europee. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha chiesto a Salvini di dargli una mano per non affondare definitivamente. In nome dei vecchi tempi, quelli dei «gemelli diversi», diventati parenti serpenti.
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