- Andrà in Parlamento otto giorni prima rispetto a quanto previsto. Il governo è nervoso e il premier minaccia Salvini: «Lo querelo per calunnia». Solo la sinistra difende il nuovo Fondo salva Stati. Nicola Zingaretti: «La Lega diffonde teorie false per danneggiare l’Italia».
- La deputata attacca «La Verità» perché ha scoperto i suoi voltafaccia sul Mes.
Lo speciale contiene due articoli
L’offensiva leghista sul Mes centra alcuni primi risultati politici: la spaccatura nella maggioranza è profonda; la discussione si è aperta davanti all’opinione pubblica; e lo stesso calendario istituzionale è stato necessariamente rivisto. Il governo non può più prendersela comoda fino al 10 dicembre, praticamente alla vigilia del Consiglio europeo decisivo (come fino a ieri prevedeva di fare), ma è costretto ad anticipare le sue spiegazioni davanti al Parlamento. L’altra notte, da Accra (in Ghana), Giuseppe Conte aveva fatto sapere che sarebbe stato «presto in Aula» e che avrebbe avuto «la possibilità di chiarire a tutti gli italiani quello che sta accadendo, sul negoziato e su come ci siamo arrivati». La notizia di ieri è che la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha fissato l’informativa del premier per lunedì 2 dicembre alle 13, e sarà inevitabilmente una giornata rovente. Conte, ieri sera, ha addirittura prospettato una sua querela per calunnia contro Matteo Salvini («Vada in Procura a fare l’esposto, e io querelerò per calunnia. Vorrei chiarire agli italiani che io non ho l’immunità, lui sì»).
Davanti all’imbarazzo grillino, restano solo il Pd e i renziani a difendere l’indifendibile. A onor del vero, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, più che entrare nel merito, se la prende con Salvini: «La Lega vive alimentando paure. Quando era al governo, Salvini ha condiviso e approvato la riforma del fondo salva Stati. Ora, come al solito, diffondono teorie false per danneggiare l’Italia, la sua forza e credibilità, per allontanarla dall’Europa e indebolirla. Non lo permetteremo mai».
Stessa giaculatoria dal deputato dem Piero De Luca, capogruppo in commissione Politiche europee: «Basta bugie sul Mes. Non ci sarà nessun prelievo forzoso sui conti correnti, ma anzi maggiore tutela per i risparmiatori italiani ed europei e nessuna ristrutturazione automatica del debito pubblico italiano». Anche De Luca, come Zingaretti, attribuisce alla Lega una passata inesistente posizione favorevole al Mes: «La Lega peraltro era pienamente al corrente di quanto accadeva e ha condiviso i negoziati che si sono svolti nei mesi precedenti sia in Consiglio dei ministri che in Parlamento».
C’è pure chi si mostra ancora più pasdaran del Pd. Si tratta di Luigi Marattin, di Italia viva: quello a proposito del Mes è «un dibattito nato male: mai viste tante balle! Smettiamo di raccontare bugie su un argomento così importante per il futuro dell’Europa. C’è un piano di falsificazione della realtà che questo Paese non ha mai visto. Tra l’altro, il nuovo Mes non è peggiore ma, anzi, leggermente migliore di quello passato e l’Italia non è un Paese che deve ricevere ma che deve dare aiuto».
Di tenore assai diverso – a certificare la profonda lacerazione nel quadripartito di maggioranza – la posizione di Stefano Fassina per Leu: «Il merito e la necessità di salvaguardare il ruolo del Parlamento indicano di non sottoscrivere il testo e promuovere nelle opportune sedi parlamentari gli approfondimenti necessari. È autolesionistico continuare a drammatizzare sul piano finanziario e politico le conseguenza della mancata firma al prossimo vertice europeo. In assenza del Mes revisionato, continua a vigere il Mes utilizzato, come noto, per intervenire su tante banche e sulla Grecia».
Intanto, in rete, a complicare la posizione del premier Conte, impazza un video, un estratto della sua conferenza stampa successiva al Consiglio europeo del 20-21 giugno, in cui il premier (che in quel momento sembra dunque attenersi al mandato parlamentare) dice: «Prima di partire e venire qui al Consiglio europeo, sono passato davanti al Parlamento italiano. E il Parlamento italiano ha proposto una risoluzione a cui io stesso, come massimo rappresentante del governo, ho dato parere favorevole». E ancora, riferendosi alle modifiche al Mes: «Ci impone di valutare questo progetto di riforma, e di non esprimere una valutazione positiva in questa fase, e di riservarci di esprimerla solo all’esito del progetto definitivo, non in questa fase…».
Ma non occorre essere Sherlock Holmes per immaginare cosa possa essere successo. In quegli stessi giorni, le autorità Ue bombardavano il governo italiano minacciando una procedura di infrazione. È lo stesso Conte ad ammetterlo parlando con i giornalisti: «Quello sulla procedura è un negoziato molto complesso e difficile, non ho mai pensato che ci fosse una strada spianata». Ed è sufficiente leggere la nota di fine giornata dell’Ansa per avere una descrizione del quadro, secondo la principale agenzia di stampa: «Al termine della prima giornata del Consiglio europeo restano le divergenze tra Italia e la Commissione Ue sulle stime sui conti pubblici. La trattativa del premier Giuseppe Conte, che nel corso della giornata ha avuto diversi colloqui informali con i leader Ue, resta in salita e a tarda sera resta nel governo italiano la preoccupazione per la riuscita del negoziato». Così l’eloquente sintesi dell’Ansa.
Che cosa può essere successo allora? Elementare, Watson. Le pressioni saranno cresciute nei giorni seguenti, fino a piegare Conte nel Consiglio europeo immediatamente successivo, quello straordinario di fine giugno-inizio luglio. Non vuoi la procedura? E allora accetta il Mes. È molto probabilmente quello il momento in cui Conte, senza e contro il mandato parlamentare ricevuto, deve aver detto il suo sì.
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