Per l’assegno di divorzio torna il criterio del tenore di vita che era stato abolito con la sentenza Grilli. Ma è improbabile una ricaduta sul caso di Veronica Lario e Silvio Berlusconi.
Il ministro Alfonso Bonafede ha annunciato che il governo sta per mettere mano ai limiti massimi nella durata dei processi. La nostra proposta per il garantismo: niente ricorso dei pm dopo il primo grado.
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C’è voglia di cambiamento anche nella magistratura. È il risultato che emerge chiaramente dall’elezione di Piercamillo Davigo al Csm. Con un pienone di voti che lo incorona primo tra gli eletti di sempre. All’ex pm di Mani pulite oggi giudice in Cassazione, che ieri è stato in udienza tutto il giorno come nulla fosse, sono andate 2522 preferenze: un’enormità rispetto agli 8010 magistrati che sono andati a votare tra domenica e lunedì.
Stacca un biglietto per il Consiglio superiore della magistratura pure Loredana Miccichè di Magistratura indipendente, eletta anche lei (con 1760 voti), nello scrutinio riservato all’elezione di due magistrati di legittimità. Resta fuori per un pelo dai seggi assegnati a Palazzo dei Marescialli, Carmelo Celentano di Unicost, la corrente della magistratura che attualmente esprime il presidente del sindacato delle toghe, l’Anm. Ma ad uscire con le ossa rotte è soprattutto Area che pure aveva mandato allo scontro un candidato di peso come Rita Sanlorenzo.
Tutti eletti, invece, i quattro componenti che correvano in rappresentanza dei pubblici ministeri dove ciascuna delle quattro correnti aveva indicato un suo esponente. Ora, rispetto a questo scrutinio si dovrà solo verificare come si sono piazzati i singoli candidati. Ma l’ordine di arrivo serve solo per una conta ad uso interno: quattro erano i posti in lizza e altrettanti gli aspiranti. A completare la rosa, lo scrutinio (ancora in corso al momento di andare in stampa) che verificherà chi, tra i 13 candidati per 10 seggi disponibili da assegnare in rappresentanza della magistratura giudicante, resterà fuori dal Csm. Ma fin d’ora appare chiaro che le toghe italiane, se non altro per l’alto valore simbolico dell’elezione di Miccichè e soprattutto Davigo, sembrano virare a destra.
L’una infatti è espressione di Magistratura indipendente, l’altro è il capo di Autonomia e indipendenza: entrambi sono espressione delle due correnti con un cultura della giurisdizione più distante da quella centrista di Unicost e soprattutto di Area, il cartello delle toghe di sinistra che ha come cuore pulsante Magistratura democratica.
La candidata di Area, Sanlorenzo, si è piazzata ultima fermandosi a 1528 preferenze, staccata di 1000 voti rispetto a Davigo: tra i due è andata in scena per settimane una battaglia all’ultimo sangue. Sanlorenzo sapeva bene quale era il valore dello scontro che era deflagrato dopo alcune dichiarazioni del leader di Autonomia e indipendenza, tra tutte quella relativa all’andazzo preso, in fatto di nomine al Csm dove attualmente la componente più rappresentata è proprio quella di sinistra: «I consiglieri fanno come gli pare: mi aspetto la nomina di un cavallo, come fece Caligola». Immediata la reazione della maggiorente di Area che ha tuonato contro la sovraesposizione mediatica di Davigo ritenuto non solo «un magistrato con una formazione di destra». Ma soprattutto una toga «che ha sempre fatto parte del sistema, altro che homo novus». Parole grosse: mutuando da un lessico più che prosaico, si può tranquillamente affermare che, in questi mesi, sono volati gli stracci. In maniera assai irrituale per una categoria che non ha mai conosciuto prima d’ora modalità più tipiche dell’agone politico.
Sempre nel collegio Cassazione, ha sfiorato di un soffio l’elezione per soli 46 voti Carmelo Celentano di Unicost con 1714 preferenze che ha dovuto cedere il secondo posto a Miccichè. Insomma, sia Area che Unicost perdono questi due seggi rispetto alla consiliatura che si concluderà il prossimo 25 settembre. Un vero e proprio ribaltone. Anche se, per dirsi tale, dovrà essere confermato dall’esisto dello scrutinio che assegnerà gli ultimi seggi riservati ai togati in attesa che il Parlamento in seduta comune elegga gli otto membri laici.
Quanto ai membri togati sono state in smentite alcune previsioni della vigilia. Nonostante i numeri obiettivamente in ascesa di Autonomia e indipendenza nelle elezioni per il rinnovo dell’Associazione nazionale magistrati ormai due anni fa, le polemiche delle ultime settimane avevano lasciato ipotizzare una penalizzazione delle correnti teoricamente vicine al governo gialloverde. Da ultima quella del sottosegretario alla Gustizia del Carroccio Jacopo Marrone, che pochi giorni fa si era lasciato sfuggire una esternazione contro le toghe rosse che aveva suscitato la reazione dell’Anm, di tutte le correnti, ma pure dell’attuale vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Giovanni Legnini. Toni altissimi anche da parte del Partito democratico che aveva chiesto al Guardasigilli, Alfonso Bonfede (del Movimento 5 stelle) di prendere le distanze da Morrone chiedendo le dimissioni del sottosegretario.
Il tutto quando il clima ancora rovente per la decisione della Cassazione sul sequestro dei conti del Carroccio. Circostanza che aveva spinto Matteo Salvini a chiedere un incontro a Sergio Mattarella che dell’organo di autogoverno delle toghe è il presidente. Chissà se le polemiche hanno cambiato le intenzioni di voto dei magistrati chiamati alle urne o se le hanno solo rafforzate.
Ilaria Proietti
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