- Fredy Pacini dormiva in azienda per fare la guardia. Sorpresi due moldavi con piccone, ha sparato alle gambe: uno è morto. Aperto fascicolo per eccesso di legittima difesa. L’ultima effrazione a marzo: «Non pagano mai».
- Il vicepremier Matteo Salvini garantisce sulla norma per le aggressioni in casa. Ma il passaggio decisivo alla Camera non è ancora calendarizzato.
- A Sassuolo un marocchino, irregolare, abusa della fidanzata italiana minorenne ma il processo slitta: uno dei complici è irreperibile. A Milano un nordafricano stordisce di coca una donna e la sevizia. Ad Ancona un nigeriano segrega per giorni in casa una ventenne.
Lo speciale contiene tre articoli.
C’è un gommista di nome Fredy Pacini, di 57 anni, in via della Costituzione. Nella zona industriale disseminata di capannoni di Monte San Savino, provincia di Arezzo, che dopo l’orario di lavoro si trasforma in deserto. Qui non abita nessuno, tranne lui che, da quattro anni a questa parte, ha ricavato uno sgabuzzino dove dormire nel magazzino di pneumatici, disteso su uno scomodo divano letto, con il televisore da 22 pollici e un comodino con l’abat-jour. Nulla più, perché Fredy non dorme, ma sorveglia. Ha traslocato in azienda dopo aver subito 38 furti, mentre la moglie Luciana e le due figlie, che lavorano con lui in amministrazione, hanno continuato a vivere nella casa in paese. Aveva spiegato loro che, purtroppo, gli allarmi non bastano per difendersi dai ladri: «Se io ci metto cinque minuti ad arrivare da casa in ditta, loro ci mettono la metà del tempo a portare via tutto quello che hanno tra le mani».
L’ultimo colpo, prima di quello di mercoledì notte finito con la morte di un moldavo di 29 anni, i banditi lo avevano tentato nel marzo scorso quando Fredy era riuscito a metterli in fuga. In quell’occasione si sfogò con i giornali locali: «Stavolta è andata bene, ma sono davvero esasperato. Vivo un incubo da quattro anni. Nel solo 2014 ho subito sette furti con un danno di 200.000 euro e ho deciso di trasferirmi. La mia vita è stata stravolta: non esistono ferie, non ci sono vacanze. Il problema è che rapinatori e ladri in Italia sanno che anche se li beccano non gli fanno niente, non ci sono pene adeguate».
Ha costruito l’azienda con una vita di sacrifici, anzi cominciò a costruirla già suo padre Giovannino quando tornò dal Venezuela dove era emigrato in cerca di fortuna. Prima un’officina microscopica, poi sempre più grande fino al capannone da oltre 1.000 metri quadrati di oggi. Fredy aveva iniziato a riparare camere d’aria all’età di 10 anni, alla mattina andava a scuola e al pomeriggio ad aiutare il padre. Da qualche tempo, oltre al servizio di gommista, si è aggiunto anche il reparto vendita e assistenza per biciclette da corsa. Proprio queste, pezzi pregiati da migliaia di euro l’uno, sarebbero il bersaglio grosso a cui mirano regolarmente i ladri.
Anche la notte di mercoledì stava riposando sul divano letto. Quando, poco prima delle 4, è stato svegliato dal rumore della vetrata al piano di sotto che andava in frantumi. Ha impugnato la sua pistola semiautomatica, una Glock regolarmente detenuta, ed è corso in magazzino. Si è trovato davanti ai due ladri, ha sparato, mirando alle gambe. Tre colpi si sono conficcati nel muro, due hanno colpito al ginocchio e alla coscia Vitalie Tonjoc, moldavo di 29 anni. Questi ha tentato di fuggire trascinandosi nel piazzale, ma è morto dissanguato: uno dei proiettili gli ha reciso l’arteria femorale. Era entrato in Italia a settembre, in arrivo dalla Romania, e risultava incensurato. Il complice, invece, è riuscito a dileguarsi in auto.
Ora il gommista è stato indagato per eccesso di legittima difesa. I due banditi pare fossero armati di picconi e, in questo caso, scatterebbe a pieno titolo la legittima difesa. Inoltre Pacini avrebbe sparato di fronte, mentre i malviventi brandivano i picconi, e non di spalle mentre stavano scappando. Un particolare importante, perché significa che la vita dell’imprenditore era effettivamente minacciata.
L’avviso di garanzia per eccesso colposo di legittima difesa è comunque un atto dovuto per garantire gli accertamenti e l’autopsia sul corpo del moldavo. Ma dalle prime indagini la non colpevolezza risulterebbe chiara, come confermano fonti investigative: «Ha volutamente sparato alle gambe del ladro non per uccidere, ma un proiettile ha colpito il moldavo all’arteria femorale».
Lui non parla, non vuole farlo per rispetto della magistratura e poi perché è sconvolto dopo quello che è accaduto. Le uniche dichiarazioni arrivano dal suo avvocato, Alessandra Cheli: «Il mio assistito non è in stato di fermo, è evidente che si è trattato di legittima difesa. Ha una coscienza sia morale che giuridica a posto, pulita. Ora è costernato per quanto successo. Ma una cosa», aggiunge il legale, «voglio dirla non da avvocato ma da cittadina: Monte San Savino negli ultimi tempi è invivibile per questa problematica dei continui furti. E il Parlamento deve trovare una soluzione».
Il paese si è stretto intorno a Pacini, tutti sapevano della sua esasperazione. Il sindaco, Margherita Scarpellini, è andata a trovarlo: «Capisco lo stato d’animo di Fredy Pacini, la nostra comunità è scossa da questa drammatica vicenda. Servono più risorse per la sicurezza»». Ma soprattutto sono i suoi concittadini a sostenerlo. Davanti all’azienda, mentre ancora i carabinieri stavano facendo i rilievi, si sono accalcati amici e conoscenti che lo hanno applaudito al ritorno dall’interrogatorio. Hanno appeso striscioni di solidarietà alla cancellata, è anche nato un gruppo su Facebook intitolato «IoStoConFredy», che raccoglie fondi per pagare la sua difesa e che ha organizzato una fiaccolata venerdì sera per le vie del centro storico. Perché Pacini non è l’unico a non poterne più.
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