L’inverno volge al termine e presto il fronte russo-ucraino, con un clima più clemente, potrebbe tornare caldissimo. Tutte le attenzioni sono ora rivolte alla Crimea, che nelle ultime ore è stata indicata come snodo territoriale privilegiato per riprendere le (mai davvero decollate) trattative di pace. Eppure, registrando le dichiarazioni delle due parti in causa, ad oggi non sembra possibile addivenire a un vero incontro su questo terreno.
«Fino alla metà della guerra», ha dichiarato il consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, «la Crimea è stata trattata come un argomento separato, ma ora la questione va discussa in un unico pacchetto che includa la Crimea come un territorio che deve essere liberato». Il messaggio diretto da Podolyak a russi e alleati occidentali, insomma, è chiaro: la Crimea, annessa da Mosca nel 2014, dovrà essere di nuovo ucraina, altrimenti non ci sarà alcuna pace.
Eppure, i russi non ne vogliono sapere di inserire la Crimea in un eventuale trattato di pace. Il «niet» di Mosca, infatti, è stato categorico: il ritorno della Crimea all’Ucraina «è impossibile», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, poiché la Crimea è «una parte integrante della Russia». Ecco il motivo per cui, ha proseguito Peskov, al momento Mosca non vede le condizioni per uno «sviluppo pacifico» del conflitto in atto. L’operazione militare russa, pertanto, andrà avanti.
Anzi, per rincarare la dose, il portavoce del Cremlino interpreta la riapertura della discussione sulla Crimea come un segno di debolezza di Kiev e dei suoi alleati. L’Occidente, ha evidenziato Peskov, continuerà a imporre sanzioni alla Russia «in modo assurdo», perché ormai c’è confusione sugli obiettivi da raggiungere. Parole che, ovviamente, fanno riferimento al decimo pacchetto di sanzioni adottato di recente dall’Unione europea.
Le esternazioni di Peskov, inoltre, fanno il paio con le dure dichiarazioni di Vladimir Putin: «L’Occidente ha un solo obiettivo: liquidare la Federazione russa». I membri della Nato, ha spiegato lo zar, «inviano decine di miliardi di dollari di armamenti all’Ucraina. Questa è di fatto una partecipazione al conflitto». Di qui i timori per l’arsenale atomico dei nemici della Russia: «Poiché tutti i principali Paesi della Nato hanno annunciato la nostra sconfitta strategica come il loro obiettivo principale per far soffrire la nostra gente, come possiamo non considerare il loro potenziale nucleare in queste condizioni?». Frasi che trovano eco in un editoriale scritto da Dmitry Medvedev per il quotidiano Izvestia, in cui l’ex presidente russo accusa l’Occidente di voler provocare un’apocalisse nucleare.
Per il resto, se – nell’ottica di Mosca – l’Ucraina e la Nato fanno proposte irricevibili, Peskov ha dichiarato che la Russia ha intenzione di studiare «con grande attenzione» il piano cinese per una soluzione negoziata del conflitto. In ogni caso, ha però aggiunto, si tratterà di «un processo lungo». Com’è noto, il programma stilato da Pechino si articola in 12 punti e mira a trovare una soluzione che accontenti entrambi i contendenti. In sostanza, il Dragone bacchetta la Russia quando parla di «rispettare la sovranità di tutti i Paesi», di mantenere sicure le centrali nucleari e di opporsi all’uso di armi atomiche. D’altra parte, però, quando pone l’attenzione sui «legittimi interessi di sicurezza» dei belligeranti e sulla necessità di arrestare l’espansione dei «blocchi militari», è chiaro il riferimento critico all’avanzata della Nato e degli Usa verso Est.
Naturalmente, Pechino fa i suoi interessi, con l’obiettivo di tutelare le nuove vie della seta e di mantenere buoni rapporti con la Russia, che per la Cina è indispensabile per rompere l’accerchiamento che gli americani stanno operando ai suoi danni nell’area dell’Indo-Pacifico. Non è un caso che Washington non gradisca affatto la posizione cinese e abbia imposto dure sanzioni alle aziende del Dragone sospettate di intrattenere rapporti con le forze armate russe. Sanzioni che hanno mandato su tutte le furie Pechino, che ha annunciato contromisure. «Deploriamo e respingiamo la mossa», ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, intimando agli Stati Uniti di ritirare le sanzioni. La Cina, ha proseguito Mao, «continuerà ad adottare le misure necessarie per salvaguardare con fermezza i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi». Gli Usa continuano a sostenere l’Ucraina anche finanziariamente. Ieri il segretario di Stato americano Janet Yellen, in visita a Kiev, ha annunciato lo stanziamento entro settembre di 10 miliardi di dollari per coprire il deficit di bilancio.
Nel frattempo, anche la situazione interna dell’Ucraina si fa sempre più tesa. Il presidente Volodymyr Zelensky, infatti, ha rimosso dal suo incarico il generale Mykhailovich Moskalov, che dal marzo del 2022 era il comandante dell’operazione delle forze congiunte. I motivi del siluramento non sono noti, ma il nome di Moskalov si va ad aggiungere alla lunga lista di vertici ucraini travolti dalle «purghe» di fine gennaio. Nonostante questo, però, Zelensky è interamente concentrato sull’offensiva di primavera e non ha perso tempo nell’annunciare la riconquista della Crimea: «Quella è la nostra terra, il nostro popolo. Riporteremo la nostra bandiera in ogni angolo dell’Ucraina».
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