trump diesel ucraina
Donald Trump (Ansa)

Resta complicata la situazione della crisi ucraina. Ieri, un funzionario di Kiev ha riferito ad Axios che i servizi satellitari di Starshield sono tornati a pieno regime: servizi che, negli ultimissimi giorni, avevano subito dei rallentamenti, ostacolando le operazioni militari condotte dall’Ucraina con i droni.

La cosa aveva irritato non poco Volodymyr Zelensky che, mercoledì, aveva dichiarato di essersi sentito «tradito» da Donald Trump e da Elon Musk.

Nelle ore precedenti al ripristino, il ceo di SpaceX aveva negato di aver attuato delle restrizioni al servizio, sostenendo che «qualsiasi limite di velocità o di utilizzo viene deciso dalle forze armate statunitensi e, in ultima analisi, dal presidente degli Stati Uniti».

Musk attacca Zelensky e invoca un cambio al vertice di Kiev, mentre Trump torna a fare pressione sull’Ucraina

Al contempo, Musk ha però anche invocato un cambio di presidente in Ucraina. «È ora che Zelensky se ne vada», aveva affermato, riecheggiando quanto affermato da Trump nel fine settimana.

Ricordiamo che, oltre a essersi riappacificato con il presidente statunitense dopo la lite dell’anno scorso, Musk è uno dei principali finanziatori del Partito repubblicano in vista delle Midterm novembrine e che è stato recentemente messo a capo del Progetto Meridian: un’iniziativa avviata dal dipartimento della Guerra degli Stati Uniti.

Insomma, sebbene non siano arrivati commenti ufficiali sulla questione Starshield da parte del governo americano, è possibile ipotizzare che l’inquilino della Casa Bianca abbia temporaneamente applicato delle restrizioni ai servizi internet per mettere sotto pressione Zelensky e convincerlo a cessare definitivamente i raid contro le raffinerie russe: raid che, tuttavia, ieri le forze armate di Kiev hanno ripreso in risposta agli attacchi condotti da Mosca, mercoledì, contro alcuni impianti energetici ucraini.

Starshield torna operativo, ma Trump vuole fermare i raid ucraini sulle raffinerie russe

Una situazione che, come si può vedere, certifica il naufragio del cessate il fuoco nel settore energetico che era stato annunciato domenica dal presidente americano.

Nei giorni scorsi, Trump, per dissuadere Zelensky dall’effettuare questo tipo di bombardamenti, aveva minacciato di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con Kiev e di bloccare la vendita delle armi che la Nato fornisce all’Ucraina.

È quindi verosimile che l’inquilino della Casa Bianca tornerà, adesso, a irritarsi. Secondo la sua amministrazione, i raid ucraini contro le raffinerie russe stanno infatti contribuendo a mantenere alto il costo del diesel che, negli Stati Uniti, resta attualmente superiore alla soglia record dei sei dollari al gallone.

Non è inoltre un mistero che, soprattutto a causa delle situazioni complicate a Hormuz e nel Mar Rosso, Trump abbia al contempo un problema con il prezzo della benzina.

Si tratta di tutti fattori che rischiano di danneggiare seriamente il Partito repubblicano statunitense in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.

Elezioni che sono al centro dei pensieri del presidente americano, come evidenziato dal modo in cui la sua amministrazione ha commentato le recenti critiche di Giorgia Meloni all’accordo russo-americano sul diesel.

«Il presidente Trump ha negoziato con successo un altro grande accordo per fornire al mercato globale enormi quantità di diesel e abbassare i prezzi.

Abbassare i prezzi per i grandi agricoltori, camionisti e famiglie americani rimane una priorità assoluta, mentre il presidente esorta contemporaneamente entrambe le parti del conflitto Russia-Ucraina a fermare gli attacchi contro le raffinerie, che stanno aumentando i costi e danneggiando i consumatori americani», ha dichiarato ieri a tal proposito la Casa Bianca.

Trump valuta lo sblocco degli asset russi congelati in Europa, Merz si oppone

E così, tra la crisi energetica e le crescenti fibrillazioni con Zelensky, l’amministrazione Trump starebbe ipotizzando non solo di allentare le sanzioni alla flotta ombra di Mosca per ridurre i costi di trasporto globali ma anche di sbloccare e trasferire sotto il controllo di Washington alcuni degli asset russi attualmente congelati in Europa.

Una proposta, quest’ultima che, finalizzata ufficialmente a rilanciare le trattative diplomatiche russo-ucraine, è stata tuttavia respinta da Friedrich Merz.

«Si tratta di beni congelati in Europa e dovrebbero rimanere congelati in Europa. Questa è una nostra questione e siamo noi a decidere», ha dichiarato il cancelliere tedesco, mentre il Cremlino ha fatto sapere di non essere a conoscenza della proposta statunitense.

Dal canto suo, Zelensky, in un’implicita stoccata all’amministrazione Trump, ha affermato ieri che le sanzioni a Mosca «non devono essere revocate».

È in questo quadro che, secondo Reuters, a ottobre le entrate in Russia da gas e greggio dovrebbero crescere del 10% su base annua, sfiorando i dodici miliardi di dollari.

Mosca incassa di più da gas e greggio, restano fredde le relazioni tra Usa e Ue

Insomma, mentre non si arrestano le sue tensioni con il presidente ucraino, Trump, sempre più pressato dalla questione energetica, sembra continuare a cercare di tendere la mano a Mosca.

Al contempo, sebbene il Washington Post avesse recentemente parlato di una sorta di convergenza tra Usa e Ue in vista di un piano di pace per la crisi ucraina, pare che, almeno per ora, le relazioni tra la Casa Bianca e gli europei restino abbastanza fredde.

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