rublo russia
(iStock)

L’ultimo pacchetto di sanzioni europeo va a colpire l’apparato bellico industriale russo. Ci si chiede cosa abbiano colpito i precedenti 21 pacchetti. Se l’obiettivo fosse stato indebolire militarmente la Russia, l’industria bellica avrebbe dovuto essere il primo obiettivo delle sanzioni, non l’ultimo.

In questi giorni, in cui il contesto strategico è mutato profondamente, viene spontaneo ricordare i titoli di molti dei principali giornali, da febbraio 22 a oggi. Dal mitico «Le sanzioni faranno crollare l’economia russa entro poche settimane», di Enrico Letta, alle infinite assurdità sull’economia russa, sulla salute di Vladimir Putin, sull’economia americana, eccetera.

Dal rublo al crollo economico, tutte le previsioni smentite dai fatti

Per restare alla Russia, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina erano necessari circa 140 rubli per un dollaro; nell’estate del 2022 il rublo recuperò rapidamente e arrivò persino sotto i 60 per un dollaro, grazie ai controlli sui capitali, agli alti tassi di interessi e agli obblighi i convertire valuta estera in rubli.

Oggi il cambio oscilla intorno a 85 rubli per dollaro, valore simile a quello pre invasione. Se lo confrontiamo con l’euro, oggi il rublo è addirittura più forte rispetto al periodo precedente alla guerra in Ucraina.

Ovviamente il crollo del rublo è uscito dai titoli dei giornali, ma la chicca è stata la lettura del Post di qualche tempo fa, che prefigurava il crollo dell’economia russa per il rublo fortissimo, che avrebbe pregiudicato le esportazioni di gas e petrolio oltre che di altre commodities.

A prescindere dal fatto che il petrolio viene ancora oggi, anche dai russi, scambiato in dollari (dopo la guerra è aumentata la quota in rubli e yuan cinesi) siamo di fronte a un’informazione ridicola, che non sa più dove aggrapparsi per assecondare la narrazione di una guerra continua con la Russia.

Gas e stop alle importazioni russe, l’Europa rischia nuovi rincari

Nel frattempo l’Europa è a corto di gas, i depositi sono al minimo per questo periodo pre invernale e da gennaio scatta il divieto totale di import dalla Russia. Conseguenza inevitabile sarà un ulteriore aumento del prezzo del gas, sia quello europeo che quello americano che arriverà in Europa, aumento dell’inflazione, aumento dei tassi e ulteriori problemi di crescita.

Le sanzioni, come si è detto tante volte, sono state utili solo a deprimere l’economia europea e a spingere la Russia a spostare il suo export a Est. L’Ue ovviamente, nel suo grottesco e ridicolo atteggiamento, non molla, probabilmente la risposta alla crisi economica che peggiorerà nei prossimi mesi sarà un invito ad abbassare le temperature in case e uffici, a ridurre gli spostamenti privati solo in caso di urgente necessità e ai continui allarmi su imminenti attacchi russi all’Europa.

Purtroppo gli unici attacchi di cui siamo vittime sono quelli di una classe politica europea in caduta libera, che cerca disperatamente di aggrapparsi all’orco russo come nemico per giustificare la propria permanenza al potere.

L’economia Usa resiste e Bruxelles continua a usare Mosca come spauracchio

Nel frattempo il mondo corre, l’economia americana continua a procedere a un ritmo solido, senza nessun segnale di recessione, alla faccia dei grandi esperti di economia, che all’indomani dell’elezione di Donald Trump prefiguravano (e sotto sotto auspicavano) un crollo dell’economia statunitense.

Forse, al novantesimo pacchetto di sanzioni, qualcuno in Europa, nei giornali e in tv, come Ugo Fantozzi quando scopre pane in ogni angolo della casa, comincerà a manifestare pubblicamente un piccolo sospetto. E come nel caso del povero Fantozzi la risposta, a quel punto, non potrà che essere una sonora pernacchia.

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