Resta aggrovigliato il dossier della crisi ucraina. Ieri, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha respinto l’idea, ventilata da Volodymyr Zelensky, di una tregua completa della durata di 60 giorni per consentire nuove elezioni presidenziali in Ucraina.
«Al Cremlino, sia il presidente Vladimir Putin che i funzionari di altri livelli hanno ripetutamente affermato di non volere un cessate il fuoco. Vogliamo una pace duratura e siamo pronti a fare tutto il possibile per raggiungerla», ha affermato. Per quanto riguarda invece il cessate il fuoco nel settore energetico, annunciato da Donald Trump l’altro ieri, Peskov si è mostrato più sibillino. «I contatti sono in corso. Non appena avremo qualcosa da dire su questo argomento, ve lo comunicheremo senza dubbio», ha dichiarato.
«La nostra offerta è onesta e chiara: siamo pronti a rispettare un cessate il fuoco energetico, se la Russia è pronta a fare lo stesso», ha affermato ieri, dal canto suo, il presidente ucraino. «Ieri sera non abbiamo attaccato alcuna infrastruttura energetica sul territorio russo, perché il presidente Trump aveva detto che ci sarebbe stata una tregua energetica tra Ucraina e Russia. Non abbiamo attaccato, mentre la Russia ha attaccato le nostre stazioni di servizio, l’infrastruttura energetica e altre strutture», ha proseguito Zelensky.
Trump difende l’intesa sul diesel e attacca l’Ue
Nel frattempo, sempre ieri, Trump ha difeso dalle critiche europee l’intesa raggiunta venerdì con Putin sul diesel. «L’Ue ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l’energia, e i media falsi non vogliono nemmeno avvicinarsi a questo argomento.
Ho fatto la scelta giusta a favore del popolo americano: l’America prima di tutto, sempre!», ha dichiarato su Truth, facendo eco alle parole del segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, che, domenica, aveva accusato gli europei di ipocrisia. Ricordiamo che, secondo Reuters, nei primi sei mesi di quest’anno, l’Ue ha comprato volumi record di gas naturale liquefatto russo (per un valore di quasi 6 miliardi di euro). In particolare, a fare la parte del leone nell’acquisto sono stati Francia, Belgio e Spagna.
Certo, è vero che le importazioni europee nell’ambito dei contratti a lungo termine possono continuare fino al primo gennaio 2027, ma è altrettanto vero che l’invasione russa è cominciata quasi cinque anni fa. Era inoltre luglio scorso, quando la Germania ha dato il suo benestare a una joint venture franco-russa per la realizzazione di uno stabilimento di assemblaggio di barre di combustibile nucleare in Bassa Sassonia.
Il prezzo del diesel e le pressioni americane su Kiev
Come che sia, al di là delle dinamiche tra Washington e l’Ue, Trump spera di far leva sull’accordo con Putin e sul cessate il fuoco energetico per abbassare il costo del diesel negli Usa, che è attualmente superiore ai 6 dollari al gallone. Una situazione, questa, che rappresenta una significativa vulnerabilità per il Partito repubblicano statunitense in vista delle Midterm di novembre.
Sebbene il transito a Hormuz sia ripreso soprattutto grazie alle scorte armate americane, la tensione nel Mar Rosso causata dagli Huthi e i bombardamenti ucraini contro le raffinerie russe mantengono alto il prezzo dell’energia a livello globale. In tal senso, secondo Axios e il Financial Times, l’amministrazione Trump, in caso di mancato stop dei raid da parte dell’Ucraina, avrebbe minacciato Kiev non solo di tagliare la condivisione di informazioni d’intelligence ma anche di bloccare la vendita delle armi che riceve dalla Nato.
Più in generale, il presidente americano considera l’eventuale cessate il fuoco energetico come un possibile primo passo verso un accordo diplomatico tra russi e ucraini. Il che, al momento, non risulta comunque uno scenario troppo probabile, tanto che gli inviati americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno sospeso il loro viaggio a Mosca. Senza poi trascurare che permane uno stato di fibrillazione tra Zelensky e Trump, dopo che quest’ultimo, sabato, ha invocato un nuovo presidente per Kiev.
Perché Mosca rifiuta una tregua completa
La Russia, come abbiamo visto, è contraria a un cessate il fuoco completo, perché ritiene che l’Ucraina ne approfitterebbe per avvantaggiarsi sul campo di battaglia. Zelensky, dal canto suo, vede nei raid contro le raffinerie russe un modo per bloccare l’approvvigionamento di carburante alle truppe di Mosca.
Putin, Trump e il possibile ruolo di mediatore in Medio Oriente
Tutto questo viene poi a intersecarsi con la crisi mediorientale. Durante la loro telefonata di venerdì, Putin ha trasmesso a Trump una proposta di pace del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. A livello strutturale, lo zar vuole ritagliarsi il ruolo di mediatore per recuperare influenza regionale dopo la caduta di Bashar Al Assad in Siria nel 2024; a livello contingente, la Russia è preoccupata per le tensioni nel Mar Rosso, visto che allungano i tempi di transito delle sue petroliere.
Dall’altra parte, come abbiamo visto, la crisi tra l’Arabia Saudita e gli Huthi danneggia Washington, mantenendo alto il prezzo del carburante. Non si può escludere che Trump abbia chiesto a Putin di fare pressione su Teheran per chiudere il conflitto tra Usa e Iran. Tuttavia, se così fosse, lo zar si troverebbe davanti al difficile compito di ammansire i Pasdaran, che, pur avendo perso influenza su Hormuz nelle ultime settimane, continuano a promuovere la linea dura nei confronti di Washington.
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