L’accordo sul gasolio russo annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato interpretato dall’omologo Volodymyr Zelensky come un indicatore di «debolezza» di Washington. E pare che il leader di Kiev non voglia mandare lo stesso segnale sul fronte di guerra.
Zelensky sfida Trump e colpisce i terminal petroliferi russi
Nella notte, quando l’intesa era già nota, gli attacchi ucraini hanno preso di mira un terminal per l’esportazione di petrolio a Novoshakhtinsk, nella regione russa di Rostov. La raffineria è deputata allo stoccaggio e al carico di carburante sulle petroliere che attraversano il Mar d’Azov e rifornisce anche le forze armate.
A confermare il raid sono anche le immagini diffuse sui social che mostrano il terminal avvolto dalle fiamme.
Lo stato maggiore ucraino ha anche rivendicato di aver colpito la stazione lineare di produzione e dispacciamento a Samara, ovvero «un grande centro per la ricezione, lo stoccaggio e la miscelazione». Qui il greggio è miscelato per produrre l’Urals, il petrolio di qualità esportato dalla Russia.
Kiev quindi non intende fermare gli attacchi contro gli impianti petroliferi, nonostante Trump, prima dell’intesa con lo zar, avesse chiesto al leader ucraino di sospendere i raid contro le raffinerie russe, come hanno confermato anche Axios e il Financial Times.
Tra l’altro, alcune fonti ucraine hanno rivelato alle due testate che gli Stati Uniti avrebbero minacciato di interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence con l’Ucraina qualora continuasse a colpire le raffinerie.
Il messaggero sarebbe stato l’inviato speciale Steve Witkoff durante i colloqui a Miami venerdì. Axios però ha raccolto la secca smentita americana: un funzionario statunitense «ha negato che sia stata formulata una simile minaccia».
Di certo l’iniziativa di Trump sul gasolio russo crea un’altra spaccatura con l’Europa che, senza sorprese, si è schierata con Zelensky. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha commentato: «La sospensione delle sanzioni sul diesel russo garantisce a Mosca entrate aggiuntive per finanziare la guerra.
L’Ue si schiera con Zelensky e prepara nuove sanzioni contro Mosca
Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia e l’Europa non lo farà». Ha quindi reso noto che «lunedì i ministri degli Esteri dell’Ue intendono approvare il più ampio pacchetto di nuove sanzioni» contro la Russia.
Poco prima, un portavoce della Commissione Ue ha ribadito la posizione controproducente di Bruxelles: «L’Ue sta riducendo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi e continuerà a farlo con determinazione».
La Germania, tramite il portavoce del governo Stefan Kornelius, ha fatto sapere che continuerà a sostenere nuove sanzioni dell’Ue contro Mosca. Ma le parole più dure e minacciose arrivano dall’Estonia.
Il primo ministro Kristen Michal, dopo aver sentenziato che «gli accordi con i dittatori portano all’inferno», ha aggiunto: «In Estonia e durante la riunione del Consiglio europeo dovremmo discutere la possibilità di incrementare rapidamente il sostegno all’Ucraina affinché trasformi le raffinerie di petrolio russe in rovine».
Zelensky, subito dopo aver saputo dell’accordo tra Trump e Putin, ha dichiarato: «Il permesso alla Russia di vendere prodotti petroliferi è un investimento nella guerra». Ha poi precisato che «i segnali che Mosca ha ricevuto lasciano intendere che possa continuare indisturbata con i suoi attacchi».
Nel frattempo, tramite diversi colloqui telefonici, l’ex attore si è assicurato il sostegno degli alleati europei. Nella telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron, Zelensky ha discusso «delle difficoltà legate all’allentamento delle sanzioni sui prodotti petroliferi» e della «necessità di ulteriori forniture di sistemi di difesa aerea per l’Ucraina».
Raid russi su Zaporizhzhia, Kharkiv e Kiev: morti e feriti
Anche con il presidente finlandese, Alexander Stubb, ha parlato «dei maggiori ricavi russi derivanti dall’esportazione di prodotti petroliferi». E ha ottenuto da Helsinki «munizioni per gli F-16». Ha poi informato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store e poco dopo il premier britannico Andy Burnham «degli attacchi russi» di ieri.
Quello più grave si è registrato a Zaporizhzhia: un edificio residenziale di cinque piani è stato colpito da bombe aeree guidate russe. Il bilancio, nel momento in cui scriviamo, è di 20 morti, tra cui tre bambini, e 18 feriti.
Per Zelensky questo è il modo con cui «la Russia ha espresso gratitudine per la revoca delle sanzioni sulle esportazioni di gasolio». E ha promesso che «risponderà». Nel distretto di Slobidskyi, a Kharkiv, un drone russo ha preso di mira una struttura medica, ferendo cinque persone.
Qui i soccorritori hanno domato l’incendio scoppiato ai primi tre piani dell’edificio. Anche Kiev è stata attaccata: un ristorante è stato colpito nel distretto Obolonskyi e a Solomianskyi i detriti dei droni abbattuti sono precipitati su edifici residenziali.
La capitale deve fare i conti anche con le interruzioni nella fornitura idrica e la mancanza di corrente. Anche la circolazione della metropolitana è stata sospesa per un’ora.
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