- Dopo l’accusa di Amnesty sull’uso di scudi umani, Die Welt riapre i Panama Papers. E Cbs punta il dito sugli aiuti militari.
- Kiev: «Zaporizhzhia è stata minata». E l’Onu teme il «suicidio nucleare». Mosca: «Fermi alcuni reattori». Dal Pentagono un altro miliardo alle truppe ucraine.
Lo speciale comprende due articoli.
L’immagine di Volodymyr Zelensky rappresentato come un eroe che combatte la corruzione e l’evasione inizia a perdere smalto e diversi, importanti media occidentali aprono gli occhi sui lati oscuri del presidente senza macchia.
È il tedesco Die Welt a rilanciare la notizia che il giornalismo investigativo, a Kiev e dintorni, non è di gradimento. Soprattutto se parla di rivelazioni sui conti offshore del «servitore del popolo». Il quotidiano si interroga sul perché il documentario Offshore 95, preparato già dal 2021 da una rete di giornalisti di inchiesta ucraini denominata Slidstvo.info, abbia subito continui boicottaggi finendo per essere insabbiato. Il film, la cui prevista presentazione al teatro Little opera di Kiev non ha mai avuto luogo per continue cancellazioni, è basato sui Pandora Papers, oltre 11 milioni di documenti trapelati da fornitori di servizi finanziari. La rete internazionale di giornalisti investigativi dei Pandora Papers ha iniziato a pubblicare rivelazioni, il 3 ottobre 2021, sui conti offshore di centinaia di funzionari governativi in tutto il mondo, inclusi 35 leader mondiali. Volodymyr Zelensky ha uno spazio notevole: a lui sono riservati ben 2,9 terabyte di quelle informazioni. Ora la stampa tedesca si ricorda che, forse, un’occhiata a quel documento andava data, quantomeno per capire se il pulpito dal quale il presidente ucraino parla della lotta alla corruzione fosse adatto alle sue continue prediche.
I documenti dell’inchiesta Pandora Papers – Die Welt ricostruisce la vicenda – hanno parzialmente confermato uno schema attraverso il quale le aziende dell’oligarca Ihor Kolomoyskyi hanno trasferito denaro alle società offshore appartenenti a Volodymyr Zelenskyi e al suo «cerchio magico». Nei Pandora Papers i giornalisti di Slidstvo.info hanno trovato conferma alle informazioni già pubblicate ai tempi della campagna elettorale per le presidenziali, nel 2019. Per riassumere la complessità di ciò che accadeva: le società offshore, i cui beneficiari erano Zelensky e alcuni membri del centro di produzione dei programmi televisivi comici Kvartal 95 (Quartiere 95), hanno potuto ricevere 40 milioni di dollari da aziende legate all’oligarca Kolomoyskyi a partire dal 2012, quando il Kvartal 95 ha iniziato a collaborare con il canale televisivo 1+1 (lo stesso dove andava in onda la serie Servitore del popolo con Zelensky protagonista). Secondo i dossier, nel 2012, i dirigenti e i membri del centro di produzione dei contenuti televisivi e cinematografici Kvartal 95 hanno costituito oltre una decina di società nelle Isole Vergini britanniche, in Belize e a Cipro. Centrale, in questa rete, la società Maltex Multicapital Corp., posseduta in parti uguali dalle società offshore di Volodymyr Zelensky e sua moglie, dei fratelli Serhiy e Borys Shefir, cofondatori del Kvartal 95 e del regista Andriy Yakovlev.
Ma c’è un altro aspetto sul quale anche i sostenitori accaniti del presidente ucraino non riescono più a trovare giri di parole per negare la realtà. Le armi inviate dall’Occidente in Ucraina si disperdono in mille pericolosi rivoli, come scritto più volte sulla Verità. Questa volta è il network americano Cbs a ricostruire i fatti, salvo poi doverli in parte «addolcire», su richiesta di una piccata Ucraina agli amici Usa, aggiungendo che «da aprile a oggi la realtà è migliorata». Comunque esaminiamola, questa realtà «in miglioramento».
La maggior parte dei rifornimenti militari chiesti a gran voce da Zelensky si dirige verso il confine con la Polonia, dove gli alleati della Nato cercano di farli giungere nelle mani dei funzionari ucraini. La Cbs ha intervistato Jonas Ohman, fondatore e Ceo di Blue Yellow, un’organizzazione con sede in Lituania che ha fornito alle unità in prima linea aiuti militari in Ucraina dall’inizio del conflitto con i separatisti sostenuti dalla Russia nel 2014. Ad aprile, ha stimato che solo il «30-40%» dei rifornimenti in arrivo attraverso il confine ha raggiunto la destinazione finale. Chi consegna le armi deve fare i conti con intermediari inaffidabili come «signori della guerra, oligarchi, attori politici», ha rivelato Ohman.
A esporsi con la Cbs sul pericolo che le armi finiscano in cattive mani è stato anche Andy Millburn, colonnello della Marina degli Stati Uniti in pensione, che ha prestato servizio in Iraq e Somalia e ha fondato il Mozart Group, che addestra i soldati ucraini in prima linea. Millburn ha descritto un’altra difficoltà: «Per le forniture serve organizzazione. Ma se la tua possibilità di agire si ferma al confine ucraino è normale che gli aiuti non arrivino dove devono arrivare». In definitiva, se l’Occidente fornisce armi ma non ha controllo su tutti i passaggi di mano in mano, è logico che chiunque riesca a impossessarsene. Del resto, situazioni analoghe si sono verificate in Afghanistan o in Iraq, come ricorda Donatella Rovera di Amnesty international, che monitora le violazioni dei diritti umani in Ucraina. «Abbiamo visto arrivare armi nel 2003 con l’invasione Usa dell’Iraq e poi, nel 2014, l’Isis ha rilevato le scorte destinate alle forze irachene». La stessa Amnesty international, nei giorni scorsi, ha detto con chiarezza che gli ucraini, installando basi militari anche all’interno di scuole e ospedali, hanno reso civili inermi bersaglio degli attacchi russi. Sui rilievi di un soggetto accreditato come Amnesty non possono esserci sospetti di parzialità, dunque è comprensibile l’agitazione di Zelensky per questo autorevole colpo alla sua immagine.
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