I «putiniani» buoni: Renzi flirta con l’India. Il Colle tratta con Lula
Matteo Renzi e la moglie a Mumbai. A destra, Mattarella durante l'incontro con Lula in Brasile (Ansa)
Matteo Renzi incontra Modi (ospite al Cremlino) e invita il governo a investire a Nuova Delhi. Sergio Mattarella firma intese con il Brasile.

Certo, il primo è stato un viaggio di piacere, mentre la seconda sarà una missione di carattere prettamente istituzionale. Chiarite le diversità di fine, però, non si può non evidenziare la particolarità che lega la partecipazione di Matteo Renzi con la moglie Agnese al matrimonio più ricco dell’anno, quello di Anant Ambani, figlio del magnate indiano Mukesh, il nono uomo più facoltoso al mondo, alla visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, in Brasile dal presidente Lula. Due sostenitori della causa ucraina senza se e senza ma che promuovono scambi culturali e di affari con i Paesi governati da due dei principali «soci» di Vladimir Putin: il presidente indiano Modi e l’ex sindacalista di Pernambuco che detta i tempi dell’agenda politica del Paese della samba da circa un quarto di secolo.

Renzi, maestro ormai nel tessere rapporti che spaziano dalla politica e arrivano fino agli affari con gli uomini che contano delle economie emergenti e per tanti versi border line, non ha neanche finito di bere l’ultimo bicchiere al party che complessivamente (compresi i 4 mesi di festeggiamenti itineranti della coppia) è costato 600 milioni di dollari, che ha postato sui social un endorsement con i fiocchi a Modi (che ha incontrato nel viaggio di 3 giorni a Mumbai).

«Molti commentatori dicono che il ventunesimo secolo sarà il secolo asiatico», ha evidenziato l’ex presidente del Consiglio, «io dico che il prossimo decennio sarà quello indiano». «Mille contraddizioni», continua, «il Paese più popoloso al mondo, ancora tanta povertà, ingiustizie sociali. Ma anche una realtà straordinaria che vede l’esplosione del talento di tanti ragazzi giovani, non solo ingegneri, e un dinamismo inimmaginabile vent’anni fa. Senza dimenticare il valore di una democrazia che avrà pure tanti limiti ma che comunque funziona […] L’ottimo rapporto personale tra i capi dei due Governi, Meloni e Modi, potrebbe essere un grande aiuto nell’incrementare lo scambio economico, commerciale, educativo e culturale. Credo che il governo dovrebbe mandare una volta al mese una missione in India (come facemmo noi, otto anni fa, con Ivan Scalfarotto per la Cina) e che anche Confindustria, le Regioni più forti e le associazioni di categoria dovrebbero fare di più. Dire India significa richiamare tradizioni ma oggi dire India significa soprattutto costruire un futuro. Facciamolo adesso, non aspettiamo che sia troppo tardi».

Iniziamo pure a muoverci prima che sia troppo tardi, ma prima di farlo val la pena sottolineare che Modi – va detto, in ottimi rapporti anche con Giorgia Meloni – è lo stesso presidente che pochi giorni fa era andato al Cremlino ad abbracciare Putin dopo il tremendo episodio della devastazione dell’ospedale pediatrico di Kiev che aveva indignato il mondo. Come si concili tutto questo con le posizioni su Zelensky e Mosca di Renzi è difficile comprenderlo.

Ma andiamo avanti. Diverso il tenore e differente la portata della missione di Sergio Mattarella in Brasile. Visita storica perché erano 24 anni (dai tempi di Ciampi) che un presidente della Repubblica italiana mancava nel Paese sudamericano. E perché il legame tra i due Paesi prima che commerciale è soprattutto di sangue. Sono circa 30 milioni i brasiliani che discendono da migranti italiani, con punte (a San Paolo) dell’80% della popolazione con origini italiane. Ma non si può negare che i soldi contino, e infatti l’interscambio commerciale – ogni anno i due Paesi movimentano 10 miliardi di euro – avrà un peso importante nella missione del capo dello Stato, che è iniziata ieri e terminerà sabato. «L’obiettivo, ha sottolineato Mattarella dopo l’incontro con Lula, «è incrementare ulteriormente l’ampiezza della nostra collaborazione in ogni ambito. Questo vale certamente per i rapporti economici e commerciali. Vi è un forte impegno delle aziende italiane qui in Brasile, ed è un impegno che intendiamo da Roma sostenere e incoraggiare». «L’Italia», ha ricambiato il presidente Lula, «è un importante fonte di investimento per il Brasile. Le quasi 1.500 aziende italiane installate qui generano più di 150.000 posti di lavoro. Dall’inizio di questo mandato abbiamo lavorato per attirare ancora più investimenti».

Quindi le guerre. Anzi, la pace. Mattarella ha evidenziato che nel colloquio con Lula si è parlato anche della questione ucraina. «Abbiamo concordato pienamente», ha sottolineato il capo dello Stato, «sull’importanza di adoperarsi perché si giunga a una pace giusta e duratura, basata sul diritto internazionale, sul rispetto degli altri stati e delle regole dell’Onu. In Ucraina quelle regole sono state violate e vanno ripristinate cercando in ogni modo ostinatamente percorsi di pace».

Anche per il Colle vale un po’ lo stesso discorso fatto per Renzi. Perché si fa fatica a capire come queste parole si concilino con la volontà del governo brasiliano di ospitare Vladimir Putin, al G20 di novembre in programma a Rio de Janeiro, infischiandosene del mandato di arresto della Corte penale internazionale che grava sul presidente russo.

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