Porcata di Juncker. Usa i commissari per la propaganda Ue
  • Regole cambiate a tre mesi dalle europee: Pierre Moscovici e soci potranno fare campagna elettorale rimanendo in carica.
  • Nel quarto trimestre 2018 la produzione italiana è calata dello 0,2%. La Germania non sta meglio: è a 0. Perciò Angela Merkel inizia a investire, cosa che a noi Bruxelles vieta.

Lo speciale contiene due articoli

Quella messa in atto poco più di una settimana fa da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, è una «mossa Kansas City» in piena regola. Proprio come nel film Slevin, mentre «gli altri guardano a destra», cioè additano l’Italia come epicentro di tutte le nefandezze continentali (dalla crescita appena sopra lo zero, agli insulti al presidente Giuseppe Conte nel giorno del suo intervento al Parlamento europeo), lui «va a sinistra», cambiando le regole del gioco a una manciata di settimane dalle votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Lo scorso 6 febbraio, infatti, Juncker ha annunciato la pubblicazione delle nuove norme che regolano la candidatura dei commissari alle elezioni in programma per l’ultimo fine settimana di maggio. Le linee guida del Codice di condotta elettorale, che definiscono «gli orientamenti pratici dettagliati sulle norme etiche per i membri della Commissione che partecipano alla campagna elettorale», consentono di fatto agli attuali membri dell’organo esecutivo dell’Ue di poter partecipare alla competizione «senza dover rinunciare temporaneamente al proprio incarico presso la Commissione». Tradotto in parole più semplici, i fedelissimi vassalli dell’anziano signore affetto da sciatica che regge il timone dell’Europa potranno farsi pubblicità sia nel caso scelgano di correre per un posto al Parlamento, sia che decidano di candidarsi in veste di Spitzenkandidat – il candidato di punta espresso dai partiti per diventare il prossimo presidente di Commissione -, oppure potranno limitarsi a fare campagna elettorale per questo o quel movimento o candidato. Tutto ciò, sia ben chiaro, senza dover rinunciare all’incarico che rivestono attualmente.

Nonostante l’estensore giuri che il principio alla base dell’introduzione delle nuove regole sia quello di una maggiore trasparenza, l’iniziativa risulta essere opaca e grave per tutta una serie di motivi. Prima di tutto, la vicinanza temporale alle elezioni, che si svolgeranno tra poco più di tre mesi. Come si fa a parlare di trasparenza quando si introduce, praticamente in sordina, una modifica così importante a ridosso della chiamata alle urne? Secondo, caso mai ce ne fosse bisogno, quest’azione dimostra che questa Commissione ha a cuore il proprio interesse più che quello dei cittadini europei. Una volontà confermata anche dallo stesso Juncker, che in occasione della presentazione del regolamento ha dichiarato: «Sin dall’inizio ho voluto che questa Commissione avesse una valenza politica. I commissari si assumono la piena titolarità e responsabilità politica di tutte le decisioni della Commissione. Allo stesso tempo mi attendo da loro che si impegnino pienamente e personalmente con i cittadini. La partecipazione attiva alle imminenti elezioni del Parlamento europeo è parte integrante di tale impegno». Infine, come dimostrano gli eventi degli ultimi mesi, i commissari spesso hanno assunto delle posizioni molto forti nei confronti di alcuni Paesi, nel chiaro intento di ritagliarsi una finestra politica. Pensiamo al violento attacco messo in opera nei confronti dell’Italia dal lettone Valdis Dombroskis (vicepresidente) e dal francese Pierre Moscovici (Affari economici e monetari), che ha costretto il nostro esecutivo a fare parziale marcia indietro sulla decisione di portare il rapporto deficit/Pil al 2,4 nella prossima manovra. Fino all’ultimo atto, la conferenza stampa di presentazione delle stime di crescita per il 2019, durante la quale Moscovici ha puntato il dito contro le «incerte politiche di bilancio» italiane. E ancora, il tedesco Günther Oettinger (Bilancio e risorse umane), che alla vigilia della nascita del governo gialloblù dichiarava che «i mercati insegneranno all’Italia come votare», oppure lo slovacco Maros Sefcovic (Unione dell’energia), che a settembre manifestò la sua preoccupazione per l’ascesa dei populisti, accusati di diffondere «ideologie xenofobe» e «false promesse». Ebbene, grazie al «liberi tutti» di Juncker, questi signori potranno continuare a sfogarsi impunemente contro il nostro e altri Paesi per il proprio tornaconto elettorale. Un comportamento, peraltro, portato avanti tranquillamente fino a oggi.

La modifica del Codice di condotta è stata fortemente voluta dal presidente della Commissione, che fin dall’inizio del suo mandato ha lavorato alacremente per realizzare questo scopo. Già nel novembre del 2016, infatti, il presidente della Commissione aveva proposto nuove norme per consentire la partecipazione alle elezioni, le quali erano entrate in vigore a gennaio del 2018. L’aggiornamento presentato la settimana scorsa precisa alcuni punti, che danno l’idea della gravità dell’iniziativa. Tra queste, la possibilità per i commissari candidati di partecipare alle riunioni settimanali della Commissione, garantendosi la possibilità di influenzare in maniera decisiva le politiche comunitarie.

Antonio Grizzuti

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